IL COMUNE DI CARBONARA HA VENDUTO L’AREA DELL’EX FIMU PER 590 MILA € 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   04/10/2017 00:00:22 

 

 

Il comune di Carbonara Scrivia aveva ragione, è stata venduta la fonderia ex Fimu.

La brillante operazione, certamente inconsueta nell’ambito amministrativo pubblico italiano, consentirà a breve di recuperare ai fini produttivi un’area che per vari decenni ha causato problematiche di tipo ambientale, paesaggistico ed economico.

Due settimane fa infatti la ditta Omp Tectubi di Piacenza ha offerto 590 mila euro per l’acquisto di tutti i lotti con esclusione di quello relativo alla palazzina ex uffici ed area di pertinenza. La vicenda merita di avere una cronistoria.

Come si ricorderà l’intero complesso industriale, realizzato negli anni ’50/60 era in stato fallimentare da diversi decenni, allorchè la nuova proprietà, “Fonderie Castelli” di Vicenza, aveva cessato l’attività.

Successivamente negli anni ’90, a seguito di “affitto di ramo d’azienda” da parte della curatela fallimentare, era stata depositata abusivamente una grande quantità di rifiuti industriali.

L’amministrazione comunale, di concerto con Regione e Provincia, aveva quindi intrapreso un percorso che ha portato alla bonifica completa del sito, per un costo di circa 1,8 milioni finanziati con fondi Cipe riguardanti sia il piano di caratterizzazione che la bonifica, operazione conclusa nel 2014 quando venne rilasciata la certificazione di avvenuta bonifica.

Successivamente, il curatore fallimentare ha attivato la procedura di vendita del complesso, mediante aste pubbliche, senza tuttavia ricevere alcuna offerta. L’amministrazione comunale, che non aveva distolto l’attenzione ed intuito, nonostante la crisi immobiliare, la valenza del complesso dismesso, ha deciso così di acquisire direttamente l’area, tramite procedura espropriativa alla cifra simbolica di 10 mila euro.

Contemporaneamente, con delibera di consiglio comunale del 30 marzo 2015 è stata approvata una variante al piano regolatore, con i soli voti contrari della minoranza, che prevede un piano urbanistico di riqualificazione dell'intera area (PIP), con la suddivisione in lotti edificabili e le opere previste nella programmazione dei lavori pubblici quali la bonifica delle coperture contenente amianto, la demolizione completa dei vecchi fabbricati esistenti e la nuova viabilità.

Lo scorso anno venne indetta la gara ad evidenza pubblica per la vendita di tutta l’area o di singoli lotti, andata deserta, e lo scorso luglio una procedura a trattativa privata, considerato che erano pervenute manifestazioni di interesse per l'acquisizione dei nuovi lotti.

Come detto una società di Piacenza con un’offerta di 590 mila euro ha acquisito tutta l’area con esclusione del lotto relativo alla  palazzina ex-uffici e area di pertinenza che sarà messa in vendita o utilizzata dal comune successivamente. Con la cifra ottenuta in seguito a questa vendita l’amministrazione comunale ha deciso di  rendere liberi da ogni fabbricato i lotti venduti, realizzare le opere di urbanizzazione, tra le quali la nuova viabilità di accesso sull’ex statale dei Giovi di via Tito Carbone, e recuperare le somme già anticipate per la rimozione effettuata dell’amianto del fabbricato centrale. 

Abbiamo sentito a questo proposito il sindaco Flaviano Gnudi che ci ha dichiarato: “Voglio in questo momento significativo per il conseguimento di un obiettivo che pareva irrangiungibile, ringraziare i consiglieri che hanno permesso questa operazione, dando credito all’iniziativa, non ascoltando le velenose cassandre, l’ex segretario comunale dott. Ercole Lucotti, mentre un merito e plauso particolare va all’architetto Fabrizio Furia per la notevole e puntuale mole di lavoro svolto, al quale si addice il detto “nessuno è profeta in patria”.

 

 

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