MEZZO SECOLO FA AL PINCIO: PER LORENZO PEROSI L'ULTIMO BUSTO 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   11/10/2017 00:00:04 

 

 

Chiunque, a Roma, abbia percorso da Villa Borghese la passeggiata del Pincio, per scendere alla Casina Valadier o a piazza del Popolo, avrà familiarizzato con l’imponente rassegna dei busti di personaggi famosi disseminati, in maniera abbastanza casuale e irregolare, lungo i panoramici vialetti dell’antico “colle dei giardinetti”, il Collis Hortulorum delle ville “fuori porta” - infatti non lo si annovera tra i “sette”... - del patriziato capitolino di età imperiale (sarebbe stato poi Aureliano, con le sue nuove mura difensive nel III secolo, ad assorbirlo nell’area dell’Urbe). I busti in questione, la cui origine risale addirittura all’effimera e sfortunata Repubblica Romana del 1849 (una caduta, la sua, per molti storici esiziale all’Italia successiva…) e a Mazzini personalmente, e il cui odierno pietoso stato di conservazione è tra le mille attestazioni della crisi della capitale, sono ben 228, amorevolmente censiti da urbanisti e studiosi. Ma l’ultimo collocato, a differenza di quanto ha scritto Sergio Rizzo sul “Corriere” del 16 giugno scorso, non è stato Sidney Sonnino dal 1960, ma il più recente Lorenzo Perosi dal 1967. La documentazione sulla vita tortonese del “Fondo Zavattari”, depositato dalla Pro Julia Dertona presso la Biblioteca Civica, consente un’agevole ricostruzione dell’esito di quella committenza.

In una lettera del 30 agosto 1967 l’autore della scultura, il marchigiano Guarino Roscioli (nato a Montottone, oggi provincia di Fermo, nel 1895 e morto a Roma nel 1978), operante soprattutto in Vaticano e specializzato in busti di pontefici o comunque di personalità, osservava: «penso che un busto del Maestro potrebbe essere più importante a Tortona dov’è nato che a Roma», Dimostrando, paradossalmente, di ignorare come la maggiore e più significativa parte dell’esistenza del celebrato si fosse svolta proprio in Vaticano. Ma allegando in compenso un preventivo che riduceva il costo della realizzazione da 1.200.000 a un milione tondo. 

Anima instancabile dell’iniziativa, naturalmente, proprio il generale Edmondo Zavattari, anche nella sua veste, tra le molteplici indossate, di presidente pro tempore del Centro Perosiano Italiano. Per l’inaugurazione, prevista per l’11 ottobre 1967 (con un anno di ritardo involontario sul decimo anniversario della morte), infaticabilmente, confortato anche da una lettera di Ezio Guala che gli dà assicurazioni tanto sulla solennità della cerimonia quanto sulla collocazione del manufatto (a fianco di Rossini e di fronte a Palestrina...), Zavattari, con un’autentica raffica di contatti, riesce ad assicurarsi (attesta il nostro giornale il 7 ottobre...) la presenza inaugurale di Pier Luigi Romita, concittadino e all’epoca sottosegretario  all’Istruzione nel terzo governo Moro; del sindaco di Roma, Amerigo Petrucci, e di quello di Tortona, Carlo Bergesio, col gonfalone e la corale “Perosi” guidata dal maestro Danilo Dusi, meritorio direttore di numerose esecuzioni perosiane. La benedizione inaugurale sarebbe stata impartita dal cardinale Cesare Zerba, originario di Castelnuovo, elevato alla porpora da Paolo VI due anni prima e fresco reduce del  da poco concluso Concilio.

Molte le rinunce, forzose o diplomatiche che fossero, a presenziare. Si scusano l’autorevole critico musicale Giulio Confalonieri, che quattro anni prima aveva commemorato il Maestro in Cattedrale; il dirigente dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero Interni, Giuseppe Lutri, già questore di Alessandria, che rievoca partecipe un’ascoltata esecuzione di sue musiche; l’on. Vittorio Badini Confalonieri, in missione europea e futuro Ministro dello Spettacolo in un governo Andreotti; la celebre soprano Maria Caniglia; il Ministro in carica della P.I. Gui e il sottosegretario a Turismo e Spettacolo Sarti; il sovrintendente della Fenice Floris Ammannati (già direttore della mostra del cinema di Venezia) e quella di Genova, Celeste Lanfranco; il presidente della Provincia Sisto, impossibilitato per la concomitante visita alessandrina del Presidente della Repubblica Saragat e del vicepresidente della Camera Pertini, che vi avrebbero inaugurato qualche giorno dopo il Liceo “Galilei” e l’Itis “Volta”; don Zambarbieri della Piccola Opera Divina Provvidenza. Si scuserà a posteriori il maestro Gianandrea Gavazzeni, di ritorno dal Canada dove si trovava in quei giorni, memore del concerto pianistico da solista tenuto a Tortona nel ’32, senza immaginare che vi sarebbe tornato diciotto anni dopo, nella forma trionfale ricordata più avanti.

Particolarmente significativa la lettera di don Dionisio Di Clemente, preposto alla Comunità sacerdotale “Pio XII” degli Orionini in Vaticano, che lo stesso 7 scrive a nome delle sorelle di Perosi, ancora viventi e dimoranti nell’appartamento del Sant’Offizio, che era stata dimora con loro del musicista e del fratello cardinale Carlo: “Nel leggere delle onoranze che saranno rese al loro fratello, le buone Signorine erano commosse: con il trascorrere degli anni esse vivono sempre più delle memorie del passato e dei loro cari. Data però la loro età - la meno anziana, Pia, è ottantasei-ottantasettenne ed è a letto con la febbre! - non potranno presenziare alla cerimonia. Anche una visita sarebbe per loro motivo di non lieve imbarazzo”. Un anno più tardi, l’11 novembre 1968, la stampa locale avrebbe malinconicamente riferito la rinuncia della città a una copia del busto, per mancanza dei fondi necessari. I tortonesi recupereranno più avanti, con un’immagine scultorea, probabilmente migliore di quella romana, in piazzetta De Amicis, a fianco della Cattedrale, ricordandovi oltretutto la memorabile esecuzione del Natale del Redentore diretta proprio da Gavazzeni con l’orchestra del Carlo Felice, la sera del 21 dicembre 1995.

Nuccio Lodato