CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO PER BASILIO: TRUFFA DA 250 MILA EURO 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   11/10/2017 00:00:33 

 

 

Le prime notizie vennero pubblicate il 3 marzo scorso con questo titolo “Falsi corsi di formazione: truffati 250 mila euro”. L’indagine era partita dalla Guardia di Finanza di Tortona, coordinata dal pm Zito, che da alcuni mesi aveva iniziato una normale verifica fiscale nei confronti della cooperativa BPB, con sede in strada Savonesa 12, nel frattempo fallita. I militari della Fiamme Gialle avevano evidenziato numerose violazioni di carattere fiscale ma soprattutto una contabilizzazione di costi riferibili genericamente allo svolgimento di corsi finalizzati alla formazione dei cooperativisti, 147 operai addetti al facchinaggio all’interno dell’Interporto. Questa contabilizzazione ha insospettito i finanzieri che hanno approfondito l’indagine anche a fronte di un contributo di 250 mila euro che la società aveva ricevuto dal Ministero delle infrastrutture e trasporti. La causale era chiara: corsi di formazione da svolgersi da ottobre 2012 a febbraio 2013 per far acquisire alle maestranze competenze tecniche per innalzare gli standard di sicurezza.

Le Fiamme Gialle hanno allora sentito tutti gli operai all’epoca presenti, quasi tutti di nazionalità straniera, ed hanno appurato che non solo i corsi non sono stati svolti, ma molti degli operai in quel momento si trovavano all’estero presso i propri familiari. Tutti poi pare abbiano disconosciuto le firme apposte sui registri che quindi risultano false.

Nei guai sono finiti così il tortonese Sandro Basilio, che tutti conoscono come il vero deus ex machina della cooperativa, che è stato pure presidente del Cisa su indicazione del sindaco Bardone, Nino Borsani (amministratore fino al 2015) e Stefano Pancamo: le iniziali dei cognomi dei tre formano l’acronimo BPB della cooperativa. I finanzieri nello scorso mese di marzo hanno pure provveduto ad un sequestro cautelativo di beni: una polizza vita (pare che non manchi mai in certi casi!), 1 appartamento in città, 3 autovetture, conti correnti, titoli, gestioni collettive di risparmio fino alla concorrenza di 257 mila euro, ovvero il valore della somma che si presume sia stata truffata.

Nei giorni scorsi due persone, che avevano ruoli minori nella società, hanno patteggiato un anno, con i doppi benefici della non menzione e della condizionale. Per Basilio, Pancamo e Borsani, invece, il pm ha richiesto il rinvio a giudizio per truffa aggravata ai danni dello Stato per il conseguimento di erogazioni pubbliche e falso ideologico.