7 OTTOBRE 1977 - 7 OTTOBRE 2017: 40 ANNI DOPO L’ALLUVIONE ASSASSINA 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   11/10/2017 00:00:35 

 

 

Venerdì prossimo 13 ottobre sarà il terzo anniversario dell’alluvione del Grue. Ma qui vogliamo ricordare un ben più tragico e lontano anniversario: i 40 anni dall’alluvione dell’Ossona che causò il 7 ottobre 1977 quattro morti: Angelo Davio 52 anni, Massimo Davio 23, Guglielmo Ravasio 79 e Luigi Cioccale 54 (cinque se si considera la scomparsa dopo un mese di Natalina Forlini di 46 anni, vedova di Luigi Cioccale, deceduta in ospedale in Alessandria per infezione tetanica interna contratta a seguito dell’inondazione).

Fu una sciagura che colpì tutta la città e che era stata tristemente annunciata il 29 agosto precedente, festa della Madonna della Guardia, un lunedì, quando tutto il quartiere di San Bernardino “andò a bagno” verso le 11 con l’Ossona che invase tutto il corso, giungendo ben oltre via Caduti della Libertà e con i pellegrini che furono evacuati a bordo dei fuoristrada dei vigili del fuoco che con anfibi portarono soccorso anche agli abitanti lungo la statale. Leggendo la cronaca dell’epoca: “la statale era ormai sommersa da oltre un metro d’acqua, in gran parte dell’Ossona ed in minima ma non trascurabile parte dei fossi laterali della strada che eternamente sporchi non riuscivano a contenere l’acqua” che cadeva dal sabato mattina.

 

Ma torniamo al 7 ottobre di 40 anni fa, e sotto il titolo a nove colonne “L’Ossona ha avuto i suoi morti” si legge: “Tutto è iniziato poco prima delle 11 di giovedì notte. L’Ossona ormai aspettato da tutti ha invaso velocemente la statale per Genova e si è poi riversato in corso don Orione. Piano piano l’acqua ha allungato la sua corsa e verso le due ha superato il limite, per ora mai valicato, di via General Ferrari. Al momento in cui scriviamo mentre l’acqua dell’ennesimo temporale viene giù a scrosci, tutta Città Giardino e tutto il corso don Orione fino all’ospedale sono invasi dalle acque”. E vediamo come, a poche ore dai fatti (era un venerdì ed all’epoca il giornale era stampato in mattinata per essere in edicola al pomeriggio) raccontammo quei tragici eventi: “Il fotografo Angelo Davio (all’epoca Davio e Bazzan con studio dietro il Duomo erano conosciutissimi) il figlio universitario Massimo, ed il suocero Guglielmo Ravasio venerdì di prima mattina sono scesi in cantina per cercare di salvare il bruciatore della loro villa, situata sulla statale per Genova. Hanno cercato di bloccare la porta, ma l’ondata di piena ha invaso tutto quanto lo scantinato, sommergendo i tre e arrivando fino al soffitto. Solo dopo molte ore, dato che la villa era irraggiungibile e non si potevano avere comunicazioni telefoniche, i vigili del fuoco hanno iniziato l’opera di recupero dei tre cadaveri. L’autotrasportatore Luigi Cioccale, 54 anni, abitante in corso don Orione è invece morto durante la notte, sempre in cantina, forse fulminato da una scarica elettrica. Anche il suo corpo, al momento in cui scriviamo, non è stato ritrovato”.

Sul numero successivo, dando conto dei funerali che hanno visto Tortona città ferma per lutto cittadino, si hanno maggiori particolari dei fatti: “Fare la cronaca di questi giorni, di ciò che in questi giorni è accaduto in città è impresa ardua, e penosa.

Tutto è iniziato mercoledì, con le grandi piogge nel genovesato, prima, e nella nostra zona, poi. Giovedì sera l’uscita dagli argini dell’Ossona era ormai preventivata da tutti come fatto inevitabile (fin dove giunge la rassegnazione umana: a considerare inevitabile una cosa evitabilissima, con un poco di impegno politico!).

Infatti mentre la pioggia continuava a cadere incessantemente, mentre il cielo risplendeva per le migliaia di lampi gli abitanti di San Bernardino sistemavano per l’ennesima volta le protezioni (che si riveleranno alla luce dei fatti ben poca cosa) per salvare il salvabile. Erano trascorsi appena 39 giorni dall’ultima piena, considerata da tutti come la maggiore. Ma purtroppo il peggio doveva ancora avvenire.

Alle 22,30-23 di giovedì l’Ossona inizia la sua ennesima “occupazione” della statale dei Giovi e di corso Don Orione, mentre gli ultimi argini vengono predisposti. Ma ben presto l’acqua si alza, si fa sempre più minacciosa. Comincia a scorrere velocemente: i membri del Rotary club riuniti tradizionalmente all’Aurora Girarrosto riescono appena in tempo a scappare.

Via Campanella, verso le 23,15 è già un fiume in piena: la situazione si fa sempre più critica. L’acqua si alza sempre più, si fa sempre più minacciosa, va sempre più velocemente. Passano le ore, e l’ansia aumenta.

Tutti gli abitanti di San Bernardino sono svegli, pronti ad intervenire in caso di pericolo. Purtroppo questo non si fa attendere. Verso le tre di mattina l’ondata determinante, fatale, omicida.

Un vero torrente d’acqua, fango e detriti vari si abbatte sulla città. Travolge letteralmente il muro di Ronca, portando a spasso centinaia di barili e provocando danni ingentissimi, semina rovina in tutte le case lungo la statale, scardina la cancellata della villa dell’autotrasportatore Bottazzi dragando il giardino, scardina tutta la cancellata dello stabilimento Prato (tra i più danneggiati), rovinando all’interno e lasciando il segno su macchinari ed uffici, allaga lo stabilimento Pepe, le carrozzerie Bina e Mensi e Marsani (tutto distrutto per quanto riguarda motori e forni), distrugge il ristorante Aurora, sollevando persino il pavimento, dirimpetto uccide i tre della famiglia Davio, imprigionati in quella tomba di fango e acqua che è diventata la loro cantina, abbatte il muro di cinta della Fiat di Gian Piero Ferrari Cuniolo e l’invade completamente (forse assieme a Prato è lo stabilimento maggiormente colpito) e via via semina rovina in tutto il corso.

All’altezza del palazzo ove abitava il povero autotrasportatore Cioccale solleva addirittura un buon cinque metri d’a-sfalto trasportandolo in blocco per venti metri, dall’altro capo del corso. Abbatte il muro di cinta dell’orto di Don Orione, il muretto della villa del maestro Vaione, sommergendo letteralmente l’abitazione al primo piano, e prosegue la sua corsa.

La cripta del santuario non viene risparmiata: l’acqua entra dalle finestre poste a livello del marciapiede in corso Don Orione ed uscirà, qualche tempo dopo, dalle finestre di via Postumia, sommergendo completamente e letteralmente tutta quanta la cripta. Intanto scantinati, negozi, abitazioni, magazzeni e aziende artigianali della zona sono già completamente a “mollo”.

L’acqua prosegue il suo corso, pazzesco e distruttore. Essa si avventura per via Balustra, proseguendo parte per viale Kennedy, congiungendosi poi con l’acqua di via Campanella, parte per via Trento, via Brigata, corso Alessandria e per via Trieste e via De Nicola. L’altra, la maggiore in verità, prosegue il suo corso in linea retta.

Da via Caduti per la Libertà e via General Ferrari l’acqua si riversa in tutta quanta la città giardino, allagando tutte le cantine e stagnando fino alla mattina del venerdì anche oltre i cinquanta centimetri d’altezza sulle strade. Una parte infine imbocca via San Giovanni Bosco e via Milazzo per ricongiungersi con l’acqua di via Brigata. Insomma una completa ragnatela che ha colpito tutta quanta la zona sud della città, fino a sfiorare l’ospedale civile.

Per chi si è alzato alla mattina lo spettacolo è stato sorprendente ed agghiacciante: mai tanta acqua così era stata vista in città, mai una zona così vasta era stata completamente sommersa dalle acque. A questi danni inoltre bisogna aggiungere quelli che sempre l’Ossona ha causato lungo la statale per Alessandria e quelli che il Grue ha provocato lungo la provinciale per Viguzzolo (la fonderia dei fratelli Rosa, ad esempio, è stata allagata per la terza o quarta volta, completamente e con danni difficilmente riparabili).

Subito intanto è corsa la voce del primo morto. Luigi Cioccale, 54 anni, aveva trovato la morte nella propria cantina, ove la furia delle acque aveva distrutto tutto e ove solamente la prontezza di riflessi e l’altruismo di quattro vicini di casa ha potuto salvare da morte sicura la moglie del Cioccale. Intanto l’acqua era sempre molto alta, le fuoristrada dei vigili del fuoco, che si sono prodigati allo spasimo assieme ai vigili urbani della città ed ai quali crediamo debba andare il ringraziamento di tutti per l’opera svolta, avanzano con difficoltà.

Più tardi, verso le 10,30 si sparge la voce che i morti sono più di uno, addirittura quattro. Ci dicono che sono vicino alla casa cantoniera, e subito abbiamo un triste presentimento: sappiamo che la casa cantoniera è difficilmente allagabile, e sappiamo benissimo che il fotografo Davio (nostro collaboratore fotografico fin dalla nascita del giornale) abitava proprio lì accanto. Raggiungiamo faticosamente la casa e la tristissima conferma ci lascia agghiacciati.

La cronaca purtroppo termina qui: l’alluvione è passata, i morti faticosamente vengono estratti dalla loro provvisoria tomba di mota e composti pietosamente all’obitorio. Si tratta ora di tirarsi su le maniche e di iniziare a ricostruire.

Ma è tutta un’altra questione”.

In altra parte pubblichiamo interamente la cronaca di quei momenti, che rimarranno nella memoria di chi li ha vissuti in prima persona e di chi li ha dovuti raccontare, pur con la morte nel cuore per la scomparsa di un coetaneo ed amico. Qui occorre ancora ricordare come la solidarietà dei tortonesi sia stata massiccia: ma furono lasciati troppo soli, la macchina dello Stato non si mosse, la protezione civile all’epoca era ancora di là da venire. Ma i volontari furono tantissimi, e come non ricordare il fatto che al lunedì pomeriggio, e nei pomeriggi successivi, i giovani studenti delle superiori si sono riversati in massa a San Bernardino per dare una mano, senza però mezzi adeguati, senza fotocellule per lavorare al buio.

E soprattutto occorre porre l’attenzione su un particolare: a metà di settembre era stato appaltato il terzo stralcio dei lavori di deviazione dell’Ossona, quello che riguarda il sottopasso ferroviario ed a fine settembre, sempre nel 1977, era stato appaltato il quinto, e rimaneva da appaltare il sesto stralcio. Purtroppo l’indispensabile scolmatore è giunto troppo tardi per evitare i morti.

Nella foto: A migliaia le persone che hanno seguito le bare. Il corteo funebre si è snodato dall’ospedale al Duomo, ove si sono svolti i funerali

 

 

La tragica morte dei 4 concittadini

 

Riportiamo l’articolo pubblicato sulla prima pagina del numero del 15 ottobre 1977.

Luigi Cioccale, verso le tre di mattina è sceso in cantina per cercare di salvare il salvabile dalla furia delle acque che avevano già invaso abbondantemente lo scantinato. Era accompagnato dalla moglie. Ad un tratto la piena: una massa d’acqua allaga completamente ogni cosa e abbatte il muro esterno delle cantine, i coniugi chiedono aiuto.

Tra i primi ad accorrere sono Luigi Mariotti, Bruno Bernaschi, Vincenzo Dursi ed il brigadiere della finanza Antonio D’Arienzo. Essi a fatica riescono a portare in salvo la moglie del Cioccale, che l’autotrasportatore stesso aiuta. Poi l’acqua si fa sempre più alta e minacciosa: Cioccale si aggrappa ad un mobile nell’attesa dei soccorsi.

Mariotti si assicura ad una corda e sostenuto dagli altri tre si avventura nella cantina. Sta per raggiungere il corriere, ma questi o perchè colpito dai detriti, o perchè stremato lascia la presa ed affonda nell’acqua e nella melma. Vani sono i tentativi di ritrovarlo: a Dursi, Bernaschi e D’Arienzo non resta altro che tirare in salvo Mariotti e cercare scampo in casa.

Solamente verso sera il corpo dell’autotrasportatore verrà ritrovato.

Stessa tragica morte per la famiglia Davio. Essi erano scesi in cantina per cercare di tamponare alcune falle e salvare in questo modo il bruciatore. Erano accompagnati da Marco Traverso, 36 anni, vicino di casa.

Il lavoro era ormai compiuto, l’esperienza che i Davio avevano in fatto di alluvioni dell’Ossona li aveva resi esperti e veloci. Ma questa volta il torrente è tracimato in modo orrendo. Un’ondata ha divelto la porta d’ingresso della cantina, il Traverso si è aggrappato allo stipite della porta e si è salvato, seppur a fatica. Angelo Davio è stato respinto indietro, sempre più indietro, assieme ai suoi parenti, e non ha più potuto risalire.

In pochi minuti il locale era sommerso dal-l’acqua: inutilmente i due giovani hanno trovato il coraggio di arrampicarsi fino al soffitto: neanche là in alto l’acqua aveva lasciato una bolla d’aria. I primi ad accorrere, oltre ad alcuni vicini, sono stati i marescialli Gagliani e Brunelli delle Fiamme Oro.

Ma anche in questo caso l’opera di soccorso e di recupero delle salme è stata lunga e difficoltosa: la melma era dappertutto, le pompe hanno letteralmente risucchiato un mare di fango ed acqua.

Poi la pietosa opera di composizione delle salme all’obitorio ed il riconoscimento.

Nelle foto: L’inizio di corso Alessandria, all’altezza del sottopassaggio ferroviario. Il livello raggiunto dall’acqua è chiaramente intuibile notando sulla sinistra le due macchine semisommerse; Siamo in corso Don Orione, all’altezza del palazzo in cui abitava Luigi Cioccale. L’acqua ha sollevato l’asfalto trasportandolo di peso per oltre venti metri; Il ponte sull’Ossona prima del Santuario con il parapetto semidivelto dal piantone sradicato dalla furia delle acque; La piena dell’Ossona vista nei pressi del ponte lungo la statale per Alessandria; L’interno dello stabilimento di macchine agricole Prato ripreso la mattina dopo: sono ancora evidenti gli ingenti danni

 

32 le persone evacuate

 

Non solo vittime ma anche numerose famiglie evacuate per l’alluvione: di seguito riportiamo l’elenco degli sfollati pubblicato il 15 ottobre 1977.

L’elenco degli sfollati in città ci porta proprio al centro del dramma. Prima i morti, poi tutti coloro che non hanno più niente, si usa dire. E così, in parte è vero. Ecco il primo elenco, che in comune non davano ancora per definitivo nemmeno il mercoledì mattina, dei concittadini che hanno dovuto abbandonare la propria casa, spesso solo e semplicemente con gli abiti che avevano indosso al momento della piena. Tre nuclei familiari, tra loro uniti da parentela, sono stati fatti evacuare per intervento di una pattuglia della guardia di finanza, agli ordini del maresciallo Brunelli, da una casetta sulla statale per Alessandria. Si tratta delle famiglie di Rodolfo Bortolotto, con la moglie Querin Iolanda ed i figli Cristina e Andrea; della famiglia di Enzo Lavezzo e Bortolotto Eleonora con i figli Paolo, Nadia, Lorenzo e Corrado e la famiglia di Bortolotto Antonio e Spedotto Maria. Questi tre nuclei familiari, imparentati tra loro, sono stati ricoverati a spese del comune all’albergo Genova di corso Romita. Bricola Andrea, Bidone Pasqualina ved. Bricola e Bidone Fiorentina sono invece ospitati al Cappel Verde. La loro casa, al piano terreno è stata quasi completamente invasa dalle acque, e la salvezza è giunta per loro dopo lunghe ore trascorse in piedi sopra un tavolo. In via Postumia invece abitavano Giovanni Boscain, con la moglie Mantovani Fulvia ed i figli Daniele, Francesco, Massimo e Rosanna di 15, 13, 12 e 7 anni e la famiglia di Boldoni Lorenzo e Salsilli Elia con i figli Flavio di 14 e Daniela di 10 anni (cascina Ribrocca), la suocera Ada Salsilli e la vedova Delfino Maria Laporta con i figli Claudio e Marco di 6 e 11 anni. Tutti questi sono ricoverati presso l’albergo Apollo di largo Borgarelli. Pure due donne, la madre vedova e la figlia invalida del lavoro hanno abbandonato la casa, sita in statale per Genova e si sono rifugiate presso un conoscente, Francesco Battegazzorre. Si tratta di Maria Sambin ved. Venturini e della figlia Adriana. La loro casa, dato l’impossibilità per le due donne di opporre un valido ostacolo alla furia delle acque è completamente ancora piena di malta, detriti ed acqua: il lavoro di ripulitura dovrà essere tutto a carico dei volontari. Infine mercoledì pomeriggio pure la signora Irma Orlandi Carlucci è stata alloggiata all’albergo Apollo, dato che la sua casa in corso Alessandria è ora inabitabile per almeno qualche mese.

 

L’alluvione in cifre

 

Per rendere chiara l’entità dei danni causati dall’alluvione del 1977 riportiamo l’elenco, pubblicato sul numero del 15 ottobre di quell’anno, dei paesi alluvionati con le opere da compiere e le cifre corrispondenti, ricordando che si tratta esclusivamente di opere pubbliche, ovvero strade, acquedotti e fognature.

“Alzano Scrivia (strade, acquedotto, fognature) 25 milioni; Berzano (strada comunale, frazione Chiesa), 30 milioni; Cassano Spinola (strade comunali e acquedotto, fognatura, movimento franoso) 337 milioni; Castelnuovo Scrivia (strade comunali, acquedotto, fognatura) 50 milioni; Fabbrica Curone (strade comunali, acquedotto, cimitero, movimento franoso, difesa idraulica) 70 milioni; Gremiasco (strade comunali, opere idrauliche e movimenti franosi) 90 milioni; Monleale (strade comunali) 30 milioni; Montacuto (strade comunali, frana in atto edificio comunale) 55 milioni; Pontecurone (strade comunali, difese torrente Curone) 50 milioni; San Sebastiano Curone (strade comunali, acquedotto, fognatura) 45 milioni; Sardigliano (strade comunali, acquedotto, edificio comunale, difesa abitato) 100 milioni; Spineto Scrivia (strade comunali) 20 milioni; Viguzzolo (strade comunali, opere idrauliche) 50 milioni; Villalvernia (strade comunali, acquedotto, fognatura, ponte sul torrente Scrivia) 386 milioni; Volpedo (strade comunali, acquedotto, o-pere idrauliche) 50 milioni; Carezzano (strade comunali, acquedotto, fognatura, scuole) 150 milioni; Sant’Agata Fossili (strade comunali, acquedotto, fognature) 115 milioni; Brignano Frascata (strade comunali, opere idrauliche, acquedotto e fognature) 90 milioni; Casalnoceto (strade comunali e fognature) 10 milioni; Molino dei Torti (viabilità, fognatura, cimitero) 15 milioni; Montemarzino (viabilità, acquedotto) 25 milioni; Alluvioni Cambiò (viabilità, acquedotto, fognature) 12 milioni; Momperone (viabilità, movimenti franosi) 50 milioni; Villaromagnano (viabilità, acquedotto, opere idrauliche) 88 milioni; Casasco (strada comunale) 1 milione e 500.000; Avolasca (viabilità) 2 milioni; Carbonara Scrivia (viabilità, acquedotto) 22 milioni; Castelnuovo Scrivia (viabilità, acquedotto, fognatura, cimitero, edifici comunali) 185 milioni; Cerreto Grue (viabilità, acquedotto) 20 milioni e 600.000; Costa Vescovato (viabilità, cimitero, acquedotto) 95 milioni; Dernice (viabilità, cimitero, acquedotto) 95 milioni; Dernice (viabilità, fognature) 30 milioni; Garbagna (viabilità, movimenti franosi) 80 milioni; Guazzora (viabilità, cimitero, opere idrauliche) 20 milioni; Isola Sant’Antonio (acquedotto, fognatura, opere idrauliche) 40 milioni”.

 

Nella foto: Quel che è rimasto del ponte situato tra Villalvernia e Bettole