IN MAGGIORANZA LIBERI TUTTI 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   08/11/2017 00:00:15 

 

 

Il consiglio comunale di lunedì 30 ottobre è vissuto su alcuni episodi importanti. Il primo è la fortissima presa di posizione del consigliere 5 Stelle Danilo Bottiroli. Preso atto che l’aggressione subìta il 29 settembre non ha portato a nessun atto politico, se non a quel disgraziato (perché venuto male) comunicato del Pd, Bottiroli ha preferito lasciare il consiglio, dimettendosi, perché “non si trova più a proprio agio in quel consesso” e preferisce dedicarsi alla famiglia, alle proprie figlie ed ai propri interessi, tra i quali rimangono ancora quelli politici: decisione forte, ma con valide spiegazioni.

Il secondo riguarda le dichiarazioni degli ormai unici due rappresentanti in maggioranza che non sono targati Pd, Carabetta e De Luca. Hanno votato contro la sfiducia al sindaco perché “non adeguatamente motivata e null’altro che il prolungamento del battibecco inscenato nel consiglio del 29 settembre” ha detto De Luca; perché “riteniamo sbagliato imputare al sindaco responsabilità che non gli si possono imputare”, anche se “altre e diverse possono essere le ragioni di critica politica che tuttavia sono fuori dal perimetro di questa mozione” secondo Carabetta. Ma il sostegno alla maggioranza, che ormai possiamo dire monocolore Pd, finisce qui. Carabetta ha infatti chiaramente affermato che d’ora in poi valuterà “di volta in volta ogni singolo argomento posto in votazione in piena autonomia” andando “giù duro” quando ha affermato che “non si riesce più a capire se il non fare di questa amministrazione è perché non si può fare o perché c’è inerzia ed inconcludenza” mentre De Luca ha tenuto a chiarire che il voto di fiducia al sindaco “è circoscritto alla specifica proposta, alla quale non deve essere attribuito alcun valore politico”.

Insomma: se d’ora in poi Bardone e C. vogliono l’appoggio dei due consiglieri se lo dovranno conquistare, mediando con loro e non imponendo le loro scelte. Discorsi politici di gran peso, che di fatto aprono la battaglia per le prossime elezioni comunali del 2019: tutti liberi di riposizionarsi e di trovare eventualmente il proprio nuovo candidato sindaco; unico a star fermo, in questo campo, perché probabilmente non sa cosa fare, è proprio il Pd.

Infine da ricordare che dal Pd e dal sindaco ci si attendeva qualcosa di più di una lezione di bon ton rivolta alla minoranza, come se la provocazione della minoranza non facesse parte dell’abc della lotta politica, che nei decenni precedenti il Pd ha praticato nei confronti delle maggioranze di centro destra, ultimamente con Bardone in testa.

Ultimissima annotazione: almeno Picchi si è scusato pubblicamente e ha ribadito le scuse in aula, Ciniglio ha fatto il pesce in barile, sempre: come può il Pd tollerare simili comportamenti?