VOLPEDOFRUTTA: STAGIONE DISASTROSA CON PRODUZIONE PIÙ CHE DIMEZZATA 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   06/12/2017 00:00:16 

 

 

A causa di gelo, siccità e caprioli. Per i selvatici occorrono seri provvedimenti pena la scomparsa delle aziende agricole

 

Nella sede di Monleale si sono riuniti venerdì 24 novembre i soci della VolpedoFrutta per compiere un’attenta analisi della stagione appena conclusa i cui risultati produttivi sono stati inferiori alle più nere previsioni. I numeri della stagione 2017 la dicono lunga: i quintali di mele prodotti sono stati 170, ben lontani dagli oltre 7.000 del 2016; i quintali di pesche sono stati meno di 4.000 contro gli 8.000 del 2016; stabili le albicocche con 1.000 quintali in entrambi gli anni; per le susine dai 1.600 quintali del 2016 si è scesi ai 600 di quest’anno. E danni ulteriori si sono evitati su pesche, albicocche e susine per l’entrata in produzione di alcuni grossi impianti recintati. Nel 2017 la produzione di pesche avrebbe dovuto raggiungere i 12.000 quintali, quella di albicocche i 2.200 e quella di susine i 2.700. Danni consistenti anche sulle produzioni frutticole minori come fragole, ciliegie e pere. I danni subiti nelle tre giornate di aprile con temperature da -3 a -5 gradi hanno inciso pesantemente sulla solidità economica di molte aziende. A complicare ancora di più la situazione economica è stata la siccità, con il torrente Curone già asciutto a fine giugno e i pozzi inutilizzabili per mancanza d’acqua.

La produzione conferita quest’anno è stata di ottima qualità per il tanto sole estivo, ma di pezzatura molto piccola a causa della gelata, che ha bloccato lo sviluppo, anche dei frutti rimasti sulla pianta e della siccità estiva.

Per fortuna hanno tenuto le produzioni orticole.

Una diminuzione complessiva di oltre il 50% dei conferimenti poteva risultare fatale per una struttura come la nostra con costi fissi abbastanza consistenti.

L’attenta gestione del consiglio d’amministrazione ha permesso di ridurre in modo consistente i danni, pur mantenendo in servizio tutti i dipendenti, anche se con un numero di giornate lavorative leggermente inferiore e consentendo alle famiglie di questi lavoratori di superare un anno difficile.

Grazie all’attenta gestione degli ultimi vent’anni improntata sulla diligenza del buon padre di famiglia che ha consentito di accumulare un discreto quantitativo di riserve, la solidità economica della cooperativa rimane intatta, nonostante la disastrosa stagione produttiva.

Ma un’altra grossa nube si addensa sulla produzione ortofrutticola delle valli Curone-Grue: la presenza di un numero molto alto di caprioli che impedisce l’entrata in produzione di nuovi frutteti senza recinzione. La recinzione oltre ad alterare in modo evidente la bellezza delle valli comporta costi altissimi, minor terreno utilizzabile per le piante, riducendo drasticamente i già bassi redditi degli agricoltori.

La politica deve decidere o estirpare i caprioli dal territorio o ritrovarsi tra pochi anni con tutto il territorio incolto e con la chiusura della quasi totalità delle aziende agricole che sono oggi l’unica difesa dei territori collinari contro i disastri ambientali.