LA PAROLA È MALATA. IL NATALE LA PUÒ GUARIRE 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   20/12/2017 00:00:09 

 

 

La parola è malata. Per coloro che meditano non è una novità. Viviamo in una Babilonia in cui la parola è abusata, calpestata, soffocata, oltraggiata. Si direbbe che non è vaccinata, quindi senza protezione, indifesa dai virus che l’aggrediscono da ogni parte.

È sofferente la parola orale: troppe labbra si prostituiscono pronunciando parole vuote, parole false, parole spregevoli, parole vili. In privato e in pubblico, in famiglia e in TV. Perfino in Parlamento (Sic!), luogo “sacro” alla parola.

È degente la parola scritta: ne risente la comunicazione. I germi dell’insincerità, del pubblicitario, del sensazionale, del profitto ad ogni costo, dell’uso del vocabolo straniero, screditano spesso la stampa. Un certo giornalismo padronale adorna la notizia di fronzoli inutili, di opinioni senza fatti, guidato dal desiderio di suscitare curiosità e stati d’animo nei lettori. Qualcuno sostiene che c’è un giornalismo parolaio “senza pensieri,” che sovverte l’ordine naturale per cui gli avvenimenti sembrano “dipendere dalla cronaca” e non viceversa.  

È sconvolgente poi la parola nel Web (letteralmente "rete di grandezza mondiale"): prima di un’immagine, prima del progetto, prima di tutto, in Rete, ci sono le parole. La parola in Internet è quasi magia. Si rincorrono “verità e bufale”. Il termine bufala proviene dall'espressione “menare per il naso, come una bufala”, portare “a spasso” l'interlocutore, trascinandolo come si fa con i buoi e i bufali, usando l'anello attaccato al naso. Se il Premio Nobel le prendesse in considerazione, vincerebbero le bufale.

E il Natale cosa c’entra con la parola? La Parola è l’essenza del Natale. Nella Messa della natività di Cristo lo spiega San Giovanni: “In principio c'era la parola…, La Parola era presso Dio, la Parola era Dio, la Parola si fece carne e prese ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1, 1.14). Inizia così la pagina più bella, la più ispirata del vangelo di Giovanni. L'evangelista l'ha scritta come se Cristo gliel'avesse dettata. Il Natale di Cristo è la più grande rivelazione della storia. 

In principio per il Signore Iddio c'è un pensiero, un progetto, un desiderio, un piano d'amore creativo. Nel tempo, nella pienezza dei tempi - 2017 anni fa circa - Colui che è la Parola, Cristo Figlio di Dio,  diventa  Uomo vivendo in mezzo a noi. E' il più grande mistero d'a-more. Et Verbum caro factum est: c'è da capire, c'è da piangere di stupore. Il nostro Lorenzo Perosi nella sua opera musicale “Il Natale del Redentore” a queste parole ferma l'orchestra, in un silenzio adorante. Il Natale è l’incarnazione della parola vera (Gv.1,14). Il Natale è miracolo, mistero, evento. Nel Natale accade qualcosa: si accendono di luce le coscienze degli uomini; s’infiammano le limpide parole uscite dalla bocca di Dio. Quali parole? Le parole di pace, di giustizia, di onestà, di accoglienza, di sincerità, di amore; parole che l’egoismo dell’uomo ha reso malate. Il Natale le può risanare di vigore, di umanità. Ogni uomo è parola di Dio: se lo riconosciamo, il Natale diventa per me e per te un evento, un prodigio. Buon Natale.

Francesco Giorgi