MASSIMO BERUTTI: “ABBIAMO BISOGNO DI UNA REGIONE DIVERSA” 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   27/12/2017 00:00:28 

 

 

Consigliere regionale di Forza Italia dal 2014

 

Abbiamo avvicinato per una breve chiacchierata l’ex sindaco della città, Massimo Berutti, consigliere regionale per Forza Italia e tra i papabili candidati alle prossime elezioni politiche, per fare il punto, dopo quasi quattro anni di Regione, sulla situazione politico amministrativa piemontese.

Puoi stilare un bilancio della attività della Regione nel 2017?

Sinceramente vedo una Regione che non é uscita dal guado, un po’ come l'Italia. A livello internazionale la ripresa c'è, ma questa è molto più lenta nel nostro Paese a causa delle politiche inconcludenti intraprese sia a livello romano sia a livello regionale. In questo periodo si parla per titoli, riempiendosi la bocca di parole quali riforme, leggi di riordino, testi unici quando invece non si é cambiato nulla per i cittadini. I piemontesi di oggi vivono un Piemonte che viaggia a scartamento ridotto, in un mondo che va a velocità supersonica.

Il Pil però cresce in Italia come anche in Piemonte.

Certo, trainato però dall'export non dai consumi interni. E questa situazione é testimoniata dall'allargamento della forbice della povertà nel nostro Paese. Il reddito medio é aumentato, ma si è concentrato nelle mani di un quinto della popolazione. Così non si va da nessuna parte. Anche in Regione si fa un gran parlare di misure per una industria 4.0, la preoccupazione però è che ne sarà dei posti di lavoro che verranno cancellati dalla robotizzazione dei processi industriali. Su questo punto la Regione avrebbe il compito di presentare progetti integrativi e diversificati per far fronte ad un cambiamento del mondo del lavoro sempre più radicale, per tutelare l'occupazione sempre più traballante dei nostri territori, in particolare per i più giovani che subiscono ancora gli effetti tappo della riforma Fornero.

Eppure il centrosinistra dice di aver rimesso in carreggiata la Regione lasciata  in braghe di tela dal centrodestra.

Sinceramente sono stato sindaco e quel pragmatismo mi é rimasto dentro. Non mi piace cercare le colpe, penso che sia indispensabile ricordare che il Piano di Ristrutturazione e di Rientro del debito sanitario sia stato iniziato dalla precedente amministrazione Cota. Ed é naturale che in un mandato non si possono fare i buchi e ristrutturarli al tempo stesso: per cui le colpe vanno ricercate ben più indietro (Bresso). In questo Paese sarebbe ora che chi manda in dissesto un ente non possa più candidarsi: penso che non vedremmo in circolazione molti esponenti politici. I buchi di bilancio di Regione hanno una matrice comune e sicuramente questa non é di centrodestra. Io dico quello che vedo: hanno rivoltato la sanità e abbiamo servizi peggiori sia a livello ospedaliero sia a livello di assistenza continuativa oltre ad aver aumentato la mobilità passiva dei piemontesi per curarsi verso altre regioni. Hanno pensato di tutelare con un Piano Paesaggistico regionale il territorio e stanno bloccando la realizzazione dei piani regolatori di decine di comuni. E in ultima analisi la Regione sta ridiscutendo il Piano Rifiuti e abbiamo i sindaci che manifestano ad ogni seduta la propria contrarietà. Insomma credo che siamo completamente fuori strada, altro che in carreggiata.

In consiglio quali battaglie principali vorresti che ricordassero gli elettori alessandrini?

Sicuramente quella per un approfondimento degli effetti dell'accorpamento di Asl e Aso in commissione. Ho chiesto che la proposta di accorpamento passasse in commissione e quindi fosse di competenza del consiglio, in quanto dopo la chiusura del piano di rientro la competenza sulla sanità é tornata al consiglio regionale. Non sono stato ascoltato dal centrosinistra e dal Movimento Cinque Stelle. Noi pretendiamo che ci sia un piano analizzato e strutturato con cognizione e competenza, perché fondere due aziende che insieme fatturano 1 miliardo di euro non é un gioco e non è nemmeno semplice. A noi sta a cuore la salute delle persone. E solo se ci vediamo chiaro possiamo dare dei pareri concreti. Di fronte ad una scelta di questa natura gli ospedali dei centri-zona (Novi, Tortona, Acqui, Casale, Ovada) devono vedersi assicurare una loro dignità strutturale e funzionale in modo da riuscire ad essere realmente parte integrante di una rete ospedaliera e poter tornare a garantire i servizi essenziali di salvavita dei vari territori. Nei prossimi mesi, se tale fusione andrà avanti, ne vedremo delle belle con un ulteriore caos dei servizi del sistema sanitario alessandrino. Si tratta di una situazione paradossale visto che altre Regioni, peraltro di centrosinistra, stanno facendo marcia indietro rispetto agli accorpamenti e il centrosinistra piemontese, invece vuole essere più realista che mai arrecando nuovi disagi ai cittadini. 

E oltre questa proposta?

Sin dall'inizio della legislatura ho tentato di razionalizzare il sistema di prevenzione e pagamento dei danni da alluvione. L'alessandrino ha pagato a più riprese gli effetti del maltempo, io continuo la mia battaglia cercando di includere sempre più soggetti tra quelli che possono ricevere la riparazione dei danni, cercando di far sì che i pagamenti avvengano celermente e senza continue esclusioni. Sono di questi mesi ritardi nei risarcimenti, dobbiamo invertire la tendenza. Inoltre anche quest'anno ho chiesto al consiglio e alla giunta di investire risorse per la prevenzione evitando che ogni anno si debbano reperire milioni di euro per curare. Non è possibile che ancora oggi non si sia superata la legge Pecoraro Scanio che blocca a livello ideologico la pulizia dei fiumi: é ora di voltare pagina su questo tema e sono pronto anche a depositare una proposta di legge nazionale a livello regionale.

Il maltempo non é però solo alluvioni.

Certo, più volte ho dovuto chiedere l'attivazione dello stato di calamità ad esempio per i danni da gelo, della siccità e delle grandinate. E' necessario trovare una modalità nuova per sostenere gli operatori che stipulano una assicurazione evitando esborsi pubblici successivi ad ogni calamità. 

Per che cosa ricorderà quest'anno in consiglio?

Per la chiusura della Borsalino. E' un fallimento per la politica piemontese. La Regione che cosa ha fatto per difendere un suo marchio storico? Ma d'altra parte l'inerzia osservata ad Alessandria per questa crisi industriale la riviviamo anche a livello nazionale con la grottesca vicenda dell'Ilva dove il presidente della Puglia e il ministro dell'Economia se le stanno dando di santa ragione: una questione tutta interna al centrosinistra. Una storia drammatica di incapacità che sta avendo anche pesanti ripercussioni sul nostro territorio.

Cosa augura agli alessandrini per il 2018?

Che il nuovo anno ci porti un approccio meno arrogante della politica. Abbiamo necessità di una Regione che tracci una rotta per la nostra Provincia attraverso politiche industriali economiche e sociali di ampio respiro, attraverso un piano integrato della logistica, grazie alla realizzazione di nuove infrastrutture. I nostri imprenditori hanno bisogno di investimenti pubblici, oltre che di quelli privati, per tornare in pista e fare quella ridistribuzione sociale che si fa non con i bonus ma solo grazie alla dignità che esclusivamente un posto di lavoro può assicurare.