CONDANNATI GLI UFFICIALI GIUDIZIARI PER FALSO ED ABUSO D’UFFICIO 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   05/12/2018 00:00:20 

 

 

Finiguerra assolto dall’accusa di concussione

 

Si è concluso alle 20 di mercoledì 28 novembre il processo a carico di Michele Finiguerra, 70 anni ed Antonio Grossi di 63 anni, il primo ufficiale giudiziario in pensione da alcuni anni, il secondo ancora in servizio, un tempo al lavoro presso il tribunale di Tortona. Finiguerra, per il quale il pm aveva chiesto una condanna a 5 anni e 4 mesi per falso, abuso d’ufficio e concussione è stato assolto da quest’ultima accusa, la più pesante, e condannato a 2 anni 11 mesi e 25 giorni di reclusione per le altre accuse, mentre Grossi, che non doveva rispondere di concussione ma degli altri reati contestati al collega, è stato condannato ad 1 anno 2 mesi e 21 giorni, con i doppi benefici di legge, mentre la richiesta del pubblico ministero era stata di 2 anni. L’inchiesta prese avvio nel 2012 e scoppiò clamorosamente il 21 settembre di quello stesso anno quando Finiguerra, che all’epoca era al lavoro, venne posto agli arresti domiciliari fino al 15 ottobre successivo. L’abuso ed il falso si sarebbero concretizzati, secondo l’impianto accusatorio, dal 2008 in avanti quando i due ufficiali giudiziari avrebbero attestato contrariamente al vero, su registro d’ufficio apposito, l’avvenuto pagamento delle cambiali in una data diversa da quella reale, secondo uno schema lunghissimo descritto dal capo di imputazione. Le accuse per il Finiguerra prevedevano favoritismi di questo genere a favore di Valter Carlotti, imprenditore che al tempo dei fatti gestiva il ristorante Villa Liberty di Pontecurone, poi finito male ed anche a favore di Apm, Scarpe Diem, Sicar Gomme ed altri ancora, in un periodo che va dal 2008 al 2012. Per Grossi, invece, la contestazione parlava di alcune cambiali della Bonaldo Mobili tra il 2009 ed il 2010. Il capo di imputazione parlava anche, per Finiguerra, di concussione sempre ai danni del Carlotti. Secondo l’accusa, infatti, Finiguerra avrebbe costretto il Carlotti a consegnargli due quadri del pittore Habez, 12 poltroncine in giunco da esterno recanti il logo del locale, due divani in pelle, una macchina da caffè Brasilia, un televisore a schermo piatto, una cucina componibile completa di elettrodomestici, un tavolo in cristallo, un condizionatore d’aria, arredi che in gran parte sono stati rinvenuti nella villa dell’imputato nel corso della perquisizione compiuta dagli uomini della Guardia di Finanza. In più, sempre secondo l’accusa, Michele Finiguerra avrebbe costretto il Carlotti a consegnargli in più occasioni somme varianti da 50 a 100 euro, provviste alimentari ed un pranzo conviviale in occasione della cresima di un figlio, effettuato presso Villa Liberty e mai pagato. Come detto questa accusa non è stata accolta dal tribunale, al termine di un processo molto lungo iniziato a metà giugno del 2016, e le ragioni si conosceranno solamente con le motivazioni, quando saranno depositate, ma Finiguerra, difeso dagli avvocati Roberto Tava e Piero Monti, nel corso di vari interrogatori da parte del pm avrebbe prima negato ogni addebito e poi ammesso solamente di aver ritardato il protesto delle cambiali per più di una persona.