METODO CONTARINA: MA L’INCENERITORE C’È SEMPRE 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   19/12/2018 00:00:09 

 

 

Mentre in alcuni piccoli comuni del Tortonese è iniziata la raccolta differenziata cosiddetta “spinta” con il metodo Contarina, in Italia per alcune dichiarazioni rese dal ministro dell’interno Salvini, è scoppiata una polemica sugli inceneritori: c’è chi afferma che hanno raggiunto una tecnologia per cui non fanno male all’ambiente, c’è invece chi li combatte duramente, a prescindere. Ed in questo dibattito è emerso che Treviso, ove il metodo Contarina è in vigore da anni, con l’82% di raccolta differenziata nei vari bidoncini, non ha inceneritore. E’ vero, ma il surplus di spazzatura viene inviato a quello di Padova ove vengono bruciate una media di 454 tonnellate di rifiuti al giorno, impianto che in un anno, utilizzando i rifiuti, immette nella rete elettrica della città 88 milioni di Kw/h, pari alla corrente consumata da 100 mila famiglie. E’ pur vero che i trevigiani nel 2016 hanno prodotto 386 chili di rifiuto pro capite, oltre a 58 chili per abitante inviati all’inceneritore, contro i 497 della media italiana ed i 477 di quella europea, con tariffe che in media sono di 185,6 euro all’anno contro i 304,8 di media nazionale. Ma è altrettanto incontestabile che l’inceneritore, o termovalorizzatore, è indispensabile per chiudere il ciclo dello smaltimento dei rifiuti. Secondo uno studio di Althesys, società specializzata nella consulenza nei settori dell’ambiente e dell’energia, in Italia sarebbero necessari ancora 56 inceneritori se si arrivasse al 65% della raccolta differenziata o 16 se tutt’Italia raggiungesse entro breve i livelli di Treviso o Ferrara che nel primo semestre dell’anno ha toccato l’85% di differenziato. Lo stesso studio afferma che non sono sufficienti gli inceneritori con recupero di energia né è sufficiente la raccolta differenziata. Occorrono anche impianti di selezione del materiale ed impianti di rigenerazione per ottenere materiali riciclati dai rifiuti “e soprattutto occorrono impianti di grande dimensione, più facili da controllare e con gestione più economica”. Ora noi ci chiediamo: riusciremo mai ad uscire dallo scontro ideologico per discutere su basi scientifiche di questo problema che sarà sempre più pressante?