ESTORSIONE A FAMIGLIA DI INVALIDO: A PROCESSO 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   24/12/2018 00:00:06 

 

 

I fatti ad Isola Sant’Antonio

 

Una strana vicenda di estorsioni e di faciloneria è riemersa, dopo un primo processo, a quattro anni dai fatti. Un industriale di Isola Sant’Antonio ha un grave incidente in moto, non può più essere autonomo. La famiglia si rivolge così ad una comunità sociale del cuneese che invia come assistente Maurizio Manzini. L’uomo inizia il suo lavoro, regolarmente remunerato con 2.000 euro più le spese di viaggio, e si propone come “traghettatore di anime”. Diviene sempre più intrigante, si interessa anche delle medicine da somministrare, delle decisioni in tema di lavoro, si intromette, secondo l’accusa, anche per la separazione dell’invalido. A quel punto la famiglia reagisce ed il Manzini viene allontanato, “dopo avergli pagato tutto” come più volte detto in tribunale. Ma l’uomo non demorde, inizia a telefonare al fratello dell’industriale, chiedendo soldi, di essere assunto nell’azienda di famiglia, e così via. Si giunge ad un accordo: incontrarsi al Carrefour di Tortona, presente anche Giuseppe Di Pasquale, 68 anni da Nichelino, che si fa chiamare come “Pino Karate”. Il nome è tutto un programma, come si può comprendere, ed il fratello dell’uomo assistito cede: consegna al Di Pasquale 18 mila euro, tanti quanti aveva già dato al Manzini. Poi ci ripensa e denuncia il fatto. Manzini ha preferito essere giudicato con il rito abbreviato ed in primo grado è stato condannato a 5 anni, mentre in appello ha avuto uno sconto a 2 anni e 6 mesi di reclusione. Di Pasquale, invece, ha preferito il rito ordinario, e l’udienza si è svolta a fine della scorsa settimana. L’accusa è di concorso in estorsione. La prossima udienza è fissata al 22 marzo.