PASQUA DI CRISTO 2018 TRA PENSANTI E NON PENSANTI 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   04/04/2018 00:00:12 

 

 

È’ nota a tanti una frase di Norberto Bobbio, il quale - da non credente - diceva: “La differenza rilevante  nella società per me non passa tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti; ovvero tra coloro che riflettono sui vari perché e gli indifferenti che non riflettono”.  “L’importante – commentava il Card. Martini – è che impariamo a inquietarci. Se credenti, a inquietarci della nostra fede. Se non credenti, a inquietarci della nostra non credenza. Solo allora le nostre posizioni saranno veramente fondate”. 

È Pasqua e ancora una volta m’inquieto della mia fede: Perché Cristo è andato in croce? Le mie ragioni umane sono almeno tre. Perché era un Uomo libero in un mondo in cui la libertà era di pochi pagata con la schiavitù di tanti; perché ha condannato il potere dell’uomo sull’uomo, in una società in cui il potere era in mano a prepotenti che esigevano la sottomissione di tutti gli altri; perché ha predicato l’amore in un tempo in cui la violenza era dominante. A Cristo, quindi, è toccata la croce, inventata dall’uomo come sommo supplizio. Morte in croce trasformata misteriosamente in divino atto d’amore. Tutto qui? Se finisse così, la cronaca della Passione e Morte di Cristo riportata fedelmente dai quattro storici evangelisti ricorderebbe soltanto uno straziante martirio. Invece il mistero pasquale va oltre: aggiunge la Risurrezione. 

Ho ancora sott’occhio l’articolo di fondo del celebre giornalista Indro Montanelli, direttore del Corriere della Sera, quando nel giorno di Pasqua, titolava: “E se fosse veramente risorto?”. La domanda è ancora inquietante anche per me. Vorrei che la fosse anche per Te, perché ti considero pensante, credente o non credente. C’è più che mai oggi il bisogno di pensare. È più che una necessità, perché il bisogno nasce non da fuori ma da dentro. La crisi di oggi è innanzitutto crisi culturale. Viene meno in noi la volontà di avere un pensiero, la voglia e la forza di pensare in proprio. Si pensa, invece, per delega. Si rifiuta spesso di usare la propria testa. Si demanda agli altri di pensare e di parlare. Anche religiosamente. È necessario, invece, pensare la fede - suggerisce la Bergoglio-terapia - “laicamente, senza clericalismi, senza fondamentalismi”.

È doveroso pensare la Pasqua, poiché tutti la troviamo in calendario. La Pasqua è qui. E non è una novità: ritorna ogni primavera, dopo ogni inverno. E’ la Pasqua di Gesù, il Messia, il Cristo, il Dio fatto uomo che ha inserito nella pasqua ebraica – liberazione dalla schiavitù – il “nuovo” della sua morte: come segno di un amore condotto “sino alla fine”, di un amore che ha vinto l’odio, che ha vinto l’ostilità dei giudei, e dei capi romani, l’ingiustizia di Pilato, il tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro, la fuga degli apostoli, l’abbandono delle masse, dapprima amiche e osannanti. Di un amore che vince il mio e nostro egoismo; la mia e la nostra indifferenza; la mia e la nostra contraddizione; il mio e il nostro peccato, inteso come mancanza di amore verso di lui e verso il prossimo. “Cristo è risorto per la nostra Giustificazione” (Rom.4,25). La Chiesa di Cristo oggi prega perché ciascun uomo abbia la grazia di sapere che risuscitare è credere, che risuscitare è amare. La Pasqua di Cristo sia la Pasqua del mondo; la Pasqua dell’uomo; la mia e la nostra Pasqua, perché tutti cerchiamo nella vita l’amore, nella parola la profezia, nel male la speranza, perché cerchiamo la vita, perché cerchiamo il volto di Cristo Risorto nell’uomo. Pensando possiamo trovare o potenziare finalmente un senso motivato e convincente al nostro essere al mondo. Lasciamoci “inquietare” dalla Pasqua. Oggi.

Francesco Giorgi