IL BIODIGESTORE Č TORNATO IN FUNZIONE A PIENO RITMO 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   04/04/2018 00:00:17 

 

 

Poco più di 2 anni fa, esattamente il primo marzo del 2016, la provincia autorizzava la Ecoprogetto Tortona srl al “recupero o combinazione di recupero e smaltimento di rifiuti non pericolosi con una capacità superiore a 75 tonnellate giorno, che comportano il ricorso ad una o più delle seguenti attività: trattamento biologico; pretrattamento dei rifiuti destinati all’incenerimento o al coincenerimento; trattamento di scorie e ceneri; trattamento in frantumatori di rifiuti metallici, compresi i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche e i veicoli fuori uso e relativi componenti. Qualora l’attività di trattamento dei rifiuti consista unicamente nella digestione anaerobica, la soglia di capacità di siffatta attività è fissata a 100 tonnellate giorno”.

Nel giugno dello scorso anno, però, a seguito di una serie di episodi in cui venivano segnalati fortissimi odori provenienti dal sito la Provincia diffidava la società prescrivendo di “mettere in atto tutte le strategie di gestione e di controllo del biofiltro esistente necessarie a garantire la corretta funzionalità dello stesso; motivare con specifica relazione da inviare entro 5 giorni il perché la velocità misurata da Arpa in entrata alla sezione 1 è circa pari alla metà di quella misurata in ingresso delle altre due sezioni; rivedere la procedura operativa di gestione del biofiltro” dettando per questo una serie di prescrizioni. Pochi giorni dopo la Provincia ha integrato queste prescrizioni con alcune altre: “tutta la pavimentazione a servizio delle aree operative dell’impianto deve essere rifatta realizzando nuova pavimentazione; la verifica dell’esatto tracciato dei sottoservizi e nello specifico delle varie reti idriche deve essere effettuata tramite video ispezioni e se necessario con l’utilizzo di traccianti; il capannone dedicato allo stoccaggio dei sovvalli (materiale di scarto originato dal trattamento di rifiuti che a seconda dei casi piò essere soggetto a una fase di ulteriore raffinazione oppure indirizzato a processi di smaltimento in discarica, ndr) dovrà essere riprogettato verificando le volumetrie necessarie a garantire la realizzazione di una bussola per il contenimento degli odori delimitata da portoni ad avvolgimento veloce, al fine di garantire l’effettiva tenuta stagna della chiusura cosa che attualmente non avviene; allo stesso modo per impedire fuoriuscita di odori dal capannone C anche il portone laterale deve essere attrezzato con analoga bussola; si prescrive l’uso di enzimi al fine di migliorare l’abbattimento del carico odorigeno; fino a quando tutti gli interventi di manutenzione straordinaria non saranno realizzati i conferimenti dovranno essere limitati a 75 tonnellate al giorno”. Una settimana dopo veniva inviata altra diffida a seguito di un sopralluogo ove veniva riscontrato che: “*la pavimentazione in asfalto di transito dei mezzi presentava ampie aree sconnesse che non garantivano la necessaria impermeabilità delle superfici e quindi devono essere immediatamente rifatte; *l’area antistante il capannone dedicato allo stoccaggio dei sovvalli era in pessime condizioni con presenza di percolato e di rifiuti fuoriusciti dal capannone stesso, con teli che non garantivano la completa chiusura dell’edificio”. Il 5 ottobre scorso nel corso di un altro sopralluogo venivano riscontrate “fessurazioni sulla copertura della vasca di omogeneizzazione della frazione organica prima dell’invio al digestore, dalle quali fuoriuscivano esalazioni fortemente maleodoranti”. Il 28 novembre veniva effettuato un altro sopralluogo ove veniva constatato che l’impianto si trovava in fase di avviamento con conferimento di rifiuti ridotto al 50% rispetto a quanto autorizzato. Il biofiltro “E1 continuava però a presentare criticità di funzionamento caratterizzate da scarsa efficienza e disomogeneità dei flussi”.

A gennaio ed inizio febbraio i sopralluoghi permettevano di constatare “il rispetto dei limiti inerenti le unità odorimetriche con concentrazioni pari a 130 rispetto al limite di 200”. Per questi motivi con provvedimento del primo marzo la Provincia ha revocato la riduzione del 50% del quantitativo di rifiuto autorizzato specificando che “per quanto riguarda i rifiuti destinati alla digestione anaerobica viene autorizzato un quantitativo massimo annuale di rifiuti organici di 33 mila tonnellate di cui un quantitativo massimo di 8 mila di fanghi palabili provenienti da impianti non di Gestione Acqua e un quantitativo di fanghi espresso in 400 tonnellate di sostanza secca”.

Fortunatamente la Provincia nel provvedimento evidenzia che “qualora emergessero nuove problematiche inerenti la recrudescenza delle molestie olfattive manifestatesi nel 2017 si provvederà a nuova sospensione totale dei conferimenti”.

Non sappiamo se queste “molestie olfattive” che abbiamo segnalato nelle ultime settimane siano da addebitare al biodigestore, ma è chiaro che Provincia e comune devono farsi carico, attraverso l’Arpa, di monitorare più attentamente l’impianto.

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