L’IMPEGNO DI DON ORIONE E DELLA CONGREGAZIONE PER PORTARE IN SALVO GLI EBREI PERSEGUITATI 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   06/02/2019 00:00:03 

 

 

Convegno in ricordo della Shoah

 

L’Associazione “Il paese di Don Orione - onlus”, in collaborazione con la Congregazione orionina, per celebrare la Giornata della Memoria, ha organizzato nella mattinata del 25 gennaio presso la Soams pontecuronese, il convegno “Don Orione e la Shoah”. Alla presenza di circa 150 studenti delle scuole superiori di Tortona Marconi, Carbone e Peano, e della media di Pontecurone, docenti, rappresentanti di associazioni del paese e di Tortona e semplici cittadini, tutti molto attenti e interessati, sono intervenuti tre relatori: la prof. Maria Grazia Milani, don Flavio Peloso e suor Maria Alicja Kedziora, coordinati dalla prof. Marialuisa Ricotti.

Maria Grazia Milani, in apertura dei lavori, ha voluto richiamare alcune parole di Liliana Segre, pronunciate alla Scala di Milano martedì scorso, quando la nota senatrice a vita, sopravvissuta al campo di sterminio, aveva esortato i ragazzi che gremivano il teatro a non essere indifferenti, a fermarsi almeno un minuto al giorno in silenzio, per riflettere, per accertare la verità e non fare finta di niente di fronte al dolore umano. Perché spesso l’uomo rischia di compiere, così senza averne coscienza, i crimini più atroci. La prof. Milani ha poi spiegato chi sono i Giusti fra le Nazioni, soffermandosi su mons. Angelo Bassi, per 60 anni parroco di Gremiasco, e sui suoi ricordi di don Orione. Dopo la proiezione del filmato dell’Istituto Luce, col passaggio più significativo del discorso pronunciato solennemente da Mussolini in piazza dell’Unità a Trieste il 18 settembre del 1938, in cui il duce preannunciava le leggi razziali, «soluzioni necessarie» per affrontare il «problema ebraico» in quanto «problema razziale», la Milani ha illustrato con un puntuale power point i concetti fondamentali, il senso della Giornata della Memoria, i protagonisti, le vittime e i carnefici della storia della Shoah, preparando il campo alla relazione di don Flavio Peloso.

Giornalista, storico, già Superiore Generale della Congregazione e attualmente parroco orionino, don Flavio ha focalizzato il suo intervento sull'aiuto dato da don Orione e dagli Orionini agli ebrei perseguitati nel periodo 1938-1944, rimarcando come l’antisemitismo tocchi anche noi cristiani, perché, citando il cardinale Georges Cottier, “l'antigiudaismo è di essenza pagana ed è, nella sua mira più profonda, un anticristianesimo”. In tante case della Piccola Opera della Divina Provvidenza, ai sacerdoti e ai religiosi di don Orione fu richiesto, sia da parte di amici che dei vescovi, di proteggere e di nascondere gli ebrei minacciati e perseguitati, ad esempio i cardinali Schuster di Milano, Boetto di Genova, Fossati di Torino, avevano organizzato nelle rispettive sedi centri di aiuto, per seguire l’invito di Pio XII: «Salvate gli ebrei, anche a costo di sacrifici e pericoli».

Don Orione, per la sua grande carità, era libero dai condizionamenti nazionalistici, razzistici e anche religiosi, sebbene apparissero normali nel contesto socio-culturale dell’epoca. Rimase famoso a Tortona un episodio, subito dopo l’invasione della Polonia (1° settembre), quando il prete pontecuronese non esitò a manifestare il suo affetto verso la Polonia invasa dalle truppe tedesche, prima facendo baciare a tutti la bandiera della Polonia stessa sull’altare della Madonna della Guardia e poi, il 4 settembre 1939, accompagnando solennemente i suoi chierici polacchi in corteo, con la loro bandiera, alla stazione di Tortona, in partenza per andare a difendere la patria, invasa dalla Germania nazista. E questo nell’Italia del fascismo, schierata a fianco della Germania. Si può dire che quasi ogni casa della Congregazione accolse, nascose e aiutò ebrei durante le leggi razziali. Si costituì una rete di protezione e di salvezza, usufruendo di tutte le possibilità di inserimento e di nascondimento nelle diverse opere e attività della Congregazione in Italia, da Nord a Sud, di preti e suore, di attività per ragazzi e adulti, uomini e donne, scuole e opere di assistenza. Principali centri di questa rete furono Genova, Milano, Torino e Roma, protagonisti don Gaetano Piccinini nell’area romana, don Enrico Sciaccaluga e suor Stanislaa Bertolotti a Genova e Liguria, don Fausto Cappelli e suor Maria Croce a Milano, don Giuseppe Pollarolo a Torino, don Giovambattista Lucarini nel Tortonese e Alessandrino. Su tutto e su tutti vegliava e incoraggiava don Carlo Sterpi, allora superiore generale. Don Flavio ha ricordato a titolo di esempio due figure di ebrei salvati dagli Orionini: il celebre scultore Arrigo Minerbi e Giuseppe Sorani, divenuto poi sacerdote della Congregazione. Tre le motivazioni alla base dell’opera salvifica degli orionini: il senso umanitario risvegliato dalle persone in pericolo di vita, bisognose di aiuto, di rifugio e di affetto; la visione e la pratica della carità cristiana inculcata da don Orione; la realizzazione della volontà del Papa.

Suor Maria Alicja Kedziora ha suggellato col suo intervento la mattinata di studio, ricordando, attraverso la presentazione di un ricco ed importante materiale inedito, tante e potenti luci di solidarietà umana e cristiana,  provenienti dal mondo orionino delle Piccole Suore Missionarie della Carità, fondate da don Orione nel 1915, le quali hanno dimostrato una straordinaria fantasia della carità, nell’aiutare e salvare gli ebrei. Nelle case del Piccolo Cottolengo di Genova e Milano, così come al Paverano a Genova e nelle case di Carità dove funzionavano asili e scuole, ovunque ci fossero le Piccole suore orionine, là si esercitava costantemente l’opera di aiuto, nella massima segretezza e riservatezza, tanto che è ancora oggi molto difficile ricavare dai documenti (lettere, pagine di diario, messaggi) notizie chiare, proprio per il rischio che le suore correvano nel dare aiuto ai perseguitati. Suor Alicja ha ricordato alcune suore, straordinarie testimoni di un sacrificio totale,  tanto da essere addirittura consumate e sfinite nella loro attività di soccorso: suor Stanislaa Bertolotti, suor Innocenza, suor Plautilla Cavallo (proclamata ‘venerabile’ nel 2010), suor Bennata e suor Filippina, suor Cristina Dissegna, Madre Croce, suor Pace (Amelia Muraro, a Roma), suor Luisa e suor Serva Crucis a Sanremo. Nel quotidiano lavoro, nel silenzio, senza rumore, queste suore sostennero con efficacia le opere di aiuto e carità. Una sorpresa per tutti, per valore e per quantità.

Sono passati 60 anni da quegli eventi terribili seguiti alle leggi razziali. È giusto che la memoria dell’azione della Chiesa e degli Orionini, nel loro piccolo e generoso contributo, possa educare ad atteggiamenti e valori indispensabili per un futuro di fraternità e di pace.

Marialuisa Ricotti