POLITICA ED ECONOMIA A TORTONA NEGLI ANNI DEI ROMITA 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   06/02/2019 00:00:08 

 

 

SESTO DECENNIO DEL ‘900 - Anni 1951-’60

Le giunte centriste, che rimasero al governo della città fino alla metà degli anni Sessanta, promossero la realizzazione di opere pubbliche (stazione delle corriere, mercato ortofrutticolo), operarono in un clima economico e sociale particolarmente favorevole. Alla guida delle giunte centriste si alternarono esponenti socialdemocratici: Eugenio Borgarelli (1951-1955), Silvio Pilotti (1955-1960), Pietro Borgarelli (1961), Carlo Bergesio (1961-1970), Ezio Rolandi (1970-1975). L’epoca del centrismo coincise in larga misura con gli anni del cosiddetto “miracolo economico” che, a Tortona, segnò la definitiva affermazione dell’economia industriale. Risalgono a quegli anni, infatti, gli insediamenti di aziende quali Brooke Bond & Liebig, Tabacchi Goggi, Mossi & Ghisolfi, Frine, Omt, Ingramatic, Selene, Nigacalze, Fire, Filatura Pettinato Camossi, Manelli, Trivelli solo per citarne alcune. La presenza di numerose imprese industriali di una certa dimensione, fra le quali erano prevalenti quelle meccaniche, favorì lo sviluppo di un notevole indotto per lavori di tornitura, rettifica, forgiatura e verniciatura. Negli stessi anni aumentò il peso del gruppo Franzosi, che aveva interessi nei settori dell’estrazione e lavorazione della ghiaia e della sabbia, dei trasporti stradali, dell’imbottigliamento del gas e, con Pio nell’Omt e nella Meccanica Franzosi. La crescita del settore industriale favorì lo sviluppo dell’artigianato di produzione e di servizi, all’interno del quale assunse particolare rilevanza l’autotrasporto, in particolare di prodotti petroliferi. La fase di espansione dell’economia produsse un significativo incremento dell’occupazione: nel 1961 la città registrò 8.140 occupati su una popolazione di 25.833 abitanti, mentre nel Tortonese iniziarono l’attività 72 nuove imprese.

SETTIMO DECENNIO DEL ‘900 - Anni 1961-’70

Per effetto di tali insediamenti, nel 1971, Tortona contava 5.793 addetti all’industria su una popolazione di 29.340 abitanti (+15,90% rispetto al 1961) ed un tasso di industrializzazione (rapporto addetti all’industria / abitanti) del 20%. E ciò nonostante che gli anni Sessanta avessero registrato il fallimento della Orsi (1964) e della Omt (1967), i cui dipendenti, peraltro, furono riassorbiti rapidamente e senza traumi dal sistema economico locale. A livello politico, il dialogo tra Dc e Psi, instauratosi anche a livello nazionale con l’appoggio esterno dei socialisti al IV governo Fanfani e la partecipazione al I governo Moro, portò a Tortona, nella prima metà degli anni Sessanta, alla formazione di giunte di centrosinistra comprendenti anche il Psdi con un ruolo significativo (sindaco) e destinate a protrarsi fino alla metà del decennio successivo quando, finito il “miracolo economico”, l’industria cittadina conobbe una serie crescente di crisi aziendali e settoriali, che ne causeranno un forte ridimensionamento che coinvolse tutti i comparti manifatturieri e comportò la perdita di oltre 1.100 posti di lavoro (-19%). La perdita di voti registrata dal Psdi anche a seguito degli scandali che coinvolsero il partito a livello nazionale (Lockheed) e l’avanzata del Psi e soprattutto del Pci portarono al governo della città una giunta di sinistra. La sinistra, tornata a palazzo comunale dopo un quarto di secolo, vi rimarrà fino al 1995 con i sindaci Gian Franco Galluzzi (1975-1978), sostenuto dalla coalizione Pci-Psi ed appoggio esterno di un consigliere socialdemocratico, Sebastiano Brighenti (1978-1982) ed Ennio Negri (1982-1985) a capo di un quadripartito (Pci, Psi, Psdi, Pri), Ezio Rolandi (1985) e Franco Prete (1986-1987), espressioni di una alleanza che comprendeva Pci, Psi e Psdi. La scarsa coesione della coalizione portò, a fine 1987, ad un ribaltone politico, con la costituzione di una giunta Pci, Dc, Pli, Pri, con sindaco Fabrizio Palenzona, esponente della sinistra democristiana, che promosse ed attuò uno dei primi tentativi in Italia di “compromesso storico”. 

OTTAVO DECENNIO DEL ‘900 - Anni 1971-’80

A partire dal 1975, entrarono in crisi, tra le altre, Ptp, Mossi & Ghisolfi e Frine. Non solo, le difficoltà proseguirono anche durante gli anni Ottanta quando, in un quadro di pesante declino demografico (-2.033 abitanti fra il 1981 e il 1991), la città registrò la scomparsa o il pesante ridimensionamento di molte imprese industriali come Graziano e Nuova Omt, ma anche di Ingramatic, Renato Piccinotti e Cmt, oltre ad altre minori ed artigiane, mentre nel 1983 cessò l’attività il Cotonificio Dellepiane. Tanto che Tortona e il suo hinterland furono definiti “bacini di crisi”. Tra la metà degli anni Settanta e quella del decennio successivo, si verificò la perdita di oltre 800 posti di lavoro, pari al 17% nell’industria che occupava ormai poco meno di 4.000 lavoratori. Le difficoltà dell’economia si accompagnarono ad una ventennale flessione demografica. Negli stessi anni, andava crescendo di importanza il Gruppo Gavio dei fratelli Marcellino e Pietro, con interessi nei settori dei lavori stradali, dei trasporti su gomma e dell’agricoltura, destinato a diventare un top player delle costruzioni e delle concessioni autostradali.

NONO DECENNIO DEL ‘900 - Anni 1981-’90

All’inizio degli anni Novanta il sistema economico di Tortona appare decisamente avviato sulla strada della terziarizzazione, come emerge dai dati relativi alla popolazione attiva. Il processo di terziarizzazione aveva avuto le prime importanti manifestazioni nel 1966 con la realizzazione dell’Interporto di Rivalta inaugurato nel 1966 da Pierluigi Romita con Giulio Andreotti, nel 1969 con l’apertura dei grandi magazzini “Gamma” e del supermercato “Vegé”. Gli addetti all’agricoltura rappresentavano, ormai, solo il 3% del totale, quelli all’industria il 35% e quelli ai servizi il 62%. I settori che avevano sostenuto la crescita durante gli anni del “miracolo economico” erano pressoché scomparsi o apparivano fortemente ridimensionati. Lo stesso comparto della meccanica aveva perso alcune delle sue imprese più significative, mentre il settore della lavorazione delle materie plastiche non ebbe lo sviluppo necessario perché si configurasse come settore trainante. Il processo di deindustrializzazione trovò riconoscimento anche a livello ufficiale. Nel 1993 la Cee riconobbe la valle Scrivia, di cui Tortona con Novi Ligure è il centro principale, “zona industriale in declino”. Ma è l’intera economia a crescere meno anche durante gli anni Novanta. Al censimento del 2001, infatti, gli attivi sono 10.175 contro i 10.941 di dieci anni prima (766 unità e -7%). In questo scenario politico e socio-economico locale, Romita padre e figlio, pur vivendo tra Roma e Milano e pur essendo impegnati ai massimi livelli della politica nazionale, non mancarono mai di onorare le loro origini tortonesi. Anche Tortona, solitamente fredda e, secondo il famoso detto evangelico, quasi ingrata verso i propri “profeti”, ha manifestato insolita attenzione verso Giuseppe Romita, la cui figura ed opera, ormai storicizzata, è ricordata non solo da “Corso Romita”, dal monumento nei giardini di corso Leoniero e dalla targa sulla casa natale, ma ancora recentemente dall’intitolazione della Sala Convegni del Palazzo Comunale.

Cesare Raviolo