L’ECCIDIO DI POZZOL GROPPO 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   06/02/2019 00:00:14 

 

 

30 e 31 gennaio 1945

“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare” Piero Calamandrei

 

L’eccidio di Biagasco di Pozzol Groppo avviene nel corso del feroce rastrellamento invernale ’44/’45 che colpisce in modo furioso le zone dell’Oltrepo pavese dal 24 novembre, la val Borbera e la val Curone dal 14 dicembre. Non ci sono confini provinciali: identico è l’urto dello schieramento tedesco, con la famigerata divisione Turkestan (“i mongoli” come li definiva la gente), che si macchia dei delitti più infami contro la popolazione inerme e contro le donne in particolare, e delle varie formazioni fasciste che obbligano le brigate partigiane a ripiegare, per sottrarsi alla distruzione risalendo le zone montane o cercando rifugio in zone più a valle, usando la strategia delle “buche” (comune in tante testimonianze partigiane pavesi e alessandrine) allestite nel terreno o nei pressi di stalle, concimaie, cascine. E’ una fase tremenda, che diventa “caccia all’uomo”, nei confronti dei singoli e dei piccoli gruppi partigiani che si sfiancano marciando nella neve per sganciarsi dalla tenaglia dei rastrellatori. Nella notte tra il 30 e 31 gennaio 1945 circa 60 uomini della GNR di Voghera e della famigerata Sicherheit, guidati dai rispettivi comandanti Antonio Bruschi e Felice Fiorentini, con l’aiutante Pier Alberto Pastorelli ed il maresciallo delle Waffen SS Alfons Amend, attivo nella Sicherheit, a seguito di una delazione (soffiata o spiata) circondano Pozzol Groppo e sorprendono nelle scuole del paese il comando partigiano della brigata Cornaggia rientrata dalla val Borbera: Alberto Ermes Piumati “Staffora” 30 anni, comandante della brigata, Carlo Covini “Oscar”, 39 anni, vecchio oppositore del regime, commissario di brigata, Lucio Martinelli “Lucio”, 24 anni, studente in medicina, vice commissario e responsabile del Pci per la divisione Aliotta, Anna Maria Mascherini “Anna”, 21 anni, infermiera e staffetta, Fulvio Sala, 21 anni, operaio, partigiano, Giovanni Torlasco, 24 anni contadino, partigiano, sono brutalmente fucilati nella piazzetta antistante l’edificio. Un eccidio “il più grave” secondo lo stesso Pastorelli nella memoria difensiva consegnata alla Corte d’Assise straordinaria di Voghera che lo condannerà a morte (sarà giustiziato come Bruschi e Fiorentini, mentre Amend resta ucciso in un’azione degli uomini della “Casotti” a Menestrello il 14 febbraio), che evidenzia la ferocia con la quale la Sicherheit si accanì contro civili e partigiani.

In memoria dell’eccidio è sorto un sacrario a Biagasco dove è ricordato anche il partigiano Adolfo Pienovi, 21 anni, genovese caduto l’8 marzo 1945 a San Desiderio.

In foto: La foto dei cinque trucidati a Biagasco

Tratto da archivio Anpi Voghera