MUSEO ARCHEOLOGICO “RINCORRER... CHIMERA” 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   06/02/2019 00:00:18 

 

 

Il comune ha nominato la dottoressa Paola Comba conservatore archeoligico per il museo tortonese.

 

Finalmente una bella notizia per il nostro museo, ormai chiuso da decenni. Ma la nomina della dottoressa Comba non può essere che un piccolo passo avanti in una vicenda che vede, troppo spesso, un passo in avanti a velocità di lumaca e qualche passo indietro. Ricordiamo, intanto, che il conservatore archeologico rimarrà in carica per 9 mesi ma in pratica, stando al bando dello scorso ottobre, lavorerà in quel lasso di tempo solo 36 giorni per otto ore al giorno. E poi è chiaro che di questo passo, non voluto dall’amministrazione ma pare imposto dalla sovrintendenza, l’inaugurazione del museo avverrà nel terzo decennio del 2000. Peccato, perché il turismo culturale è ormai un aspetto importantissimo dell’economia di una città, e Tortona non può più solamente vivere su ciò che ha, sulla pinacoteca della Fondazione e sul museo diocesano. E per questi motivi è giusto ripercorrere brevemente le ultime tappe della vicenda museo romano. A fine novembre del 2016, quindi ormai oltre 2 anni fa, l’amministrazione comunale indisse una conferenza stampa per illustrare il protocollo di intesa con la Fondazione Cr Tortona, l’Ubi Banca ed il Ministero dei beni culturali in merito al “palazzo dei musei” ovvero palazzo Guidobono e la sezione del museo archeologico. Che fine abbia fatto questo progetto, ce lo stiamo ancora chiedendo. Il cronoprogramma che era allegato alla documentazione della conferenza stampa, ad esempio, prevedeva che i lavori di sistemazione d’acquisto delle strutture di allestimento che spettano al comune ed alla sovrintendenza dovevano avvenire entro il luglio 2017 mentre l’allestimento vero e proprio doveva iniziare a gennaio 2018. Non sappiamo se gli acquisti sono stati fatti, ma lo diamo per scontato. Rimane il fatto che a fine gennaio 2019 l’inizio dell’allestimento che doveva iniziare un anno fa non c’è ancora. A febbraio 2018 ci venne detto che erano state “riordinate circa 520 delle 750 casse” che custodiscono i reperti che spesso “hanno indicazioni di provenienza generiche o imprecise o custodiscono materiali che necessitano di apposito lavaggio”. Ci venne riferito inoltre che “si possono confermare le tempistiche per l’ultimazione dell’attività propedeutica al trasferimento del materiale previsto per febbraio (2018)” con ultimazione per agosto, sempre dello scorso anno. Infine ci veniva assicurato che “entro 18 mesi” dal dicembre 2016 tutto sarebbe stato pronto. La realtà dei fatti è sotto gli occhi di tutti.