ORDINANZA PER BONIFICARE LA DISCARICA ALL’EX LIEBIG 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   09/05/2018 00:00:19 

 

 

La discarica abusiva, che si estende su una superficie di circa 20.000 mq, scoperta e sequestrata alcune settimane fa dai carabinieri del nucleo ecologico (Noe) nell’ex stabilimento Liebig appena al di là della circonvallazione ed a ridosso della ferrovia è più pericolosa di quanto si pensasse in un primo momento. Per queste ragioni il 2 maggio il sindaco ha ordinato alla proprietà, la Autosped G spa che aveva concesso in affitto il capannone, di mettere in sicurezza il sito entro 90 giorni adottando, previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria, “ogni adeguata misura ed azione atte ad eliminare i rischi sanitari ed ambientali derivanti dalla situazione in cui versa il compendio industriale”. In effetti da alcuni sopralluoghi e da immagini fotografiche scattate dall’alto è emerso che nella vasta area vi sono stoccati rifiuti anche pericolosi quali, ad esempio, “alcuni scatoloni di soda caustica in scaglie” oppure “4 bombole di cui 2 sicuramente di acetilene, le altre due presumibilmente di ossigeno”. Ma l’ordinanza elenca pure: diverse pile di pannelli termoisolanti/fonoassorbenti, toner esausti, documenti, mobili da ufficio stoccati in modo confuso e disorganizzato, un discreto numero di lampade a ioduro metallico e plafoniere, plastica e metalli vari alla rinfusa, scatoloni contenenti vernici in polvere a base di resina poliestere per l’industria galvanica e per esterni, che “ove stoccate correttamente garantiscono un periodo di stabilità massima di 6 mesi”, ecoballe di plastica in “quantitativo davvero ingente impilate fino a raggiungere una notevole altezza”, vecchi elettrodomestici “nonché, celate alla vista da armadietti metallici, diverse ecoballe di materiale plastico di non nota origine, costituite da plastiche sfilacciate e piuttosto sporche”, diversi rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche presumibilmente ascrivibili a codici assegnati a rifiuti pericolosi, scatoloni di dispositivi medico sanitari scaduti. Ciò fa ritenere, si legge nella ordinanza, che si sia avuta “una attività sistematicamente condotta e ripetuta nel tempo volta alla gestione di rifiuti ed al loro abbancamento, attività che ha interessato larga parte del complesso industriale dismesso” il che “oltre a costituire un pregiudizio per l’ambiente rappresenta un potenziale rischio sanitario per la popolazione in caso di incendio, tenuto conto che la presenza di ingenti quantità di rifiuti speciali e speciali pericolosi irregolarmente accatastati anche a cielo aperto costituisce rischio di una possibile contaminazione del sito”. Da qui l’ordinanza che oltre ad essere stata notificata al legale rappresentante della Autosped G, società del Gruppo Gavio proprietaria dell’immobile, è stata inviata anche alla procura della Repubblica.