DIFENDERE A DENTI STRETTI LA NOSTRA FONDAZIONE BANCARIA 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   27/02/2019 00:00:17 

 

 

Egregio Direttore, ho letto con grande interesse sul numero dell’8 febbraio scorso di “Sette Giorni a Tortona” il Suo articolo dal titolo: “Fusione tra Fondazioni: non obbligatoria né necessaria”, il cui contenuto condivido pienamente, ma che ha destato in me  qualche timore sul futuro della nostra Fondazione, anche se Lei considera l’ipotetica proposta di fusione con la Fondazione di Alessandria difficile, se non impossibile. Ma è proprio l’aggettivo difficile che suscita in me perplessità e dubbi e mi rimanda indietro negli anni, quando i primi mormorii sulla soppressione del nostro ospedale venivano considerati voci infondate, per poi tradursi, nel corso del tempo, nell’attuale situazione che, di fatto, ha privato Tortona del suo nosocomio. Per questo, anche la sola ipotesi di una fusione con la Fondazione di Alessandria, benché, allo stato, apparentemente impossibile, dovrebbe mettere in allarme l’attuale dirigenza della nostra Fondazione ed indurla ad assumere una pubblica posizione che smentisca tali voci inquietanti e tranquillizzi la cittadinanza. Dopo l’incorporazione del Tribunale in quello di Alessandria e dell’ospedale in quello di Novi Ligure, la fusione della nostra Fondazione con quella di Alessandria costituirebbe il colpo di grazia  alla nostra città che si vedrebbe sottratta, di fatto, un’istituzione che, come ben sottolineato nel Suo articolo, ormai da vent’anni, è un patrimonio culturale e soprattutto un sostegno alle categorie più deboli.  Onde evitare che qualche “moderno sensale” possa anche solo ipotizzare le nozze tra le due associazioni, mi pare necessario che la nostra Fondazione, alla luce delle difficoltà conseguenti alla crisi dell’economia mondiale che hanno portato e porteranno ad una sempre minor redditività del suo patrimonio, rafforzi la sua immagine economica, determinandosi a vendere la “Lisino”, la cui gestione, in grave perdita ogni anno, influisce negativamente sui suoi bilanci. Mi rendo conto che si tratterebbe di un passo doloroso, quasi un oltraggio alla memoria di Carlo Boggio Sola, ma assolutamente doveroso, per mantenere in misura accettabile e dignitosa le erogazioni in favore della Città e del Territorio, soprattutto per quanto concerne le classi più bisognose e gli Enti Culturali. Ma, a mio vedere, un altro intervento s’impone. Sono, ormai, trascorsi troppi anni dall’entrata in vigore dell’attuale Statuto perché non si affronti il problema della sua revisione, in particolar modo per quanto riguarda gli organi elettivi la cui rappresentanza va adattata alle mutate condizioni degli Enti proponenti. Egregio Direttore, per ultimo, mi associo al Suo auspicio che gli amministratori e i politici cittadini, sappiano trarre dagli errori del passato l’insegnamento che nulla è da darsi per scontato e, a mia volta, auspico che possa prendere avvio nella nostra città, così morta economicamente, avvilita nel morale e povera di idee nelle classi dirigenti, un dibattito costruttivo volto a preservare da ingerenze esterne, siano esse ipotetiche o concrete, la piena autonomia della nostra Fondazione.

 

Avv. Piero Moccagatta