LA UIL CRITICA L’APPLICAZIONE DEL REDDITO DI CITTADINANZA 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   13/03/2019 00:00:05 

 

A pari importo un lavoratore paga 529 euro di tasse, chi usufruisce del reddito e non lavora non paga nulla

 

Mentre stanno per entrare nelle tasche di centinaia di migliaia di italiani i soldi del reddito di cittadinanza, la Uil ha pubblicato uno studio proprio su questo argomento che è giusto ricordare, perché deve far riflettere. Innanzitutto lo studio è partito da una serie di dati: il 30% dei contribuenti italiani dichiara meno di 10 mila euro con imponibile medio di 4.707 euro, con percentuali che variano dal 40% del sud al 28% del centro ed al 24% del nord Italia, “ovvero 12 milioni di persone su 41 milioni di contribuenti vivono con un reddito in linea con i parametri previsti per il reddito di cittadinanza”. Per essere più precisi: in Piemonte questo reddito di 10 mila euro è dichiarato solo dal 23,7% della popolazione (748 mila persone su oltre 3,1 milioni, di cui 77.948 nella nostra provincia), in Lombardia dal 22,6%, mentre in Calabria si sale al 45,2%, con il picco nella provincia di Crotone con il 49%. Insomma, sulla base di questi dati la Uil dichiara “non è il reddito di cittadinanza che farà aumentare i salari, servono politiche di investimento ed alzare la soglia della no tax area fino a 9.360 euro, in modo tale che chi guadagna lo stesso importo del reddito di cittadinanza abbia la stessa imposizione fiscale”. Perché è proprio su questo aspetto che lo studio della Uil è interessante. Il sindacato non contesta che il reddito di cittadinanza sia un contrasto alla povertà, ma afferma “con gli stessi redditi un lavoratore dipendente o autonomo vi paga le imposte”. E dimostra questa affermazione con un esempio. Il reddito di cittadinanza per una persona sola può giungere a 9.360 euro l’anno, che per una famiglia numerosa diventano 15.960. Orbene chi gode del reddito non paga imposte, chi è dipendente dovrà pagare 334 euro di Irpef e circa 195 euro di addizionali regionali e comunali, ovvero 529 euro; chi ha invece la partita Iva pagherà 468 euro con la flat tax. Ovvero il dipendente avrà il 5,7% in meno di reddito disponibile e la partita Iva il 5% in meno rispetto a chi godrà del reddito di cittadinanza e se ne starà comodamente a casa. Da qui la necessità, per la Uil, di elevare la soglia della no tax area per i redditi dipendenti. La critica poi si abbatte sulla scala di equivalenza utilizzata per alzare il reddito di cittadinanza a favore delle famiglie numerose. Secondo i calcoli del sindacato una famiglia con 3 figli minori riceverà il 40% in più di un singolo beneficiario, il 3,8% in meno rispetto ad una famiglia con 3 figli maggiorenni mentre una famiglia con 7 componenti, di cui 5 minori, percepirà solamente il 4% in più di una famiglia con 3 figli minori.