OTTO ANNI A CLAUDIO GRASSANO 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   27/06/2018 00:00:24 

 

 

Condannato in 1° grado per una serie di reati finanziari

 

La scorsa settimana la quarta sezione penale del tribunale di Roma ha emesso una sentenza di condanna che interessa alcuni tortonesi: Claudio Grassano, di 59 anni, molto noto in città, è stato condannato a 8 anni di reclusione per una serie di reati finanziari; a 5 anni di reclusione è stato invece condannato Luca Corbetta, suo parente, mentre Graziella Corrà ha ricevuto una condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione; i primi due sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici mentre la donna è interdetta per 5 anni. Il processo riguardava una bancarotta fraudolenta di oltre 600 mila euro della Corpol srl con sede legale nella capitale in via Savoia: secondo l’accusa i soldi erano stati distratti a favore del Grassano che venne arrestato la sera del 19 giugno 2012 quando, di ritorno da una cena, rientrando a casa in via Pernigotti 23 ha trovato i finanzieri del gruppo di Tortona agli ordini dell’allora capitano Michele Brunetti (ora maggiore e appartenente al nucleo speciale di polizia valutaria della capitale) che avevano l’ordine di carcerazione: Grassano ebbe il coraggio di dire che avevano sbagliato persona.

L’inchiesta era iniziata il 26 marzo del 2009 con una serie di perquisizioni domiciliari nelle varie abitazioni del Grassano, quella in via Pernigotti con piscina coperta da pavimento trasparente ed una villa a Vho, poi sequestrata il 3 ottobre 2012 per importo equivalente di 1 milione di euro. Le indagini sono poi proseguite per alcuni anni sotto traccia: moltissimo era il materiale da esaminare (ben 79 i conti correnti!), si doveva perquisire diverse aziende in tutta Italia e seguire le tracce del denaro che si spostava vorticosamente da un conto all’altro e da un Paese all’altro (ramificazioni sono state trovate in Belgio, Slovenia e Turchia). La prima parte dell’inchiesta fa capo alla procura tortonese ma poi la Finanza scopre la costituzione di una nuova società romana, appunto la Corpol srl, che aveva anche due sedi operative a Milano e Bruxelles. 

Tutte e tre le sedi per la verità consistevano in una cassetta postale ed in un numero di telefono ove un incaricato annotava le telefonate per comunicarle a Grassano. Ciò avveniva grazie alla partecipazione di una altra società che forniva un servizio “di domiciliazione”, in realtà spesso usato per disperdere le tracce. Vero e proprio deus ex machina della situazione che operava rimanendo a Tortona era sempre lui, l’imprenditore tortonese. Addirittura le Fiamme Gialle riescono a scoprire che la società aveva un sito internet ove veniva pubblicizzata un’operatività molto maggiore del reale, per poter ottenere, così, nuove linee di credito presso numerose filiali bancarie del tortonese, anche per diversi milioni di euro. Su quel sito infatti comparivano immagini modificate con semplici programmi che mostravano magazzini più grandi di quelli reali ed una ingente disponibilità di merce. E proprio queste banche, che fino al 2011 prestavano denaro alla Corpol, ne hanno chiesto il fallimento. La Finanza ha accertato fatture per operazioni inesistenti per un importo di 5 milioni di euro, segnalando all’agenzia delle entrate, per la tassazione, redditi non dichiarati dal Grassano per oltre 35 milioni e 5 milioni di evasione Iva, mentre la base imponibile non dichiarata ai fini dell’Irap ammonta a 35 milioni. Insomma cifre da capogiro, come si vede, e che giustificherebbero quindi il tenore di vita della famiglia. La svolta che porta il processo a Roma sono i reati fallimentari che conducono all’emissione dell’ordine di carcerazione. 

Ma le indagini portano pure a scoprire che Grassano il 18 ottobre del 2011 si era trasferito quasi stabilmente a Lugano ove aveva fondato la società Cgc consulenze di Grassano Claudio, via Ricca Caccia 13 con scopo “consulenza aziendale, commercio materie plastiche grezze di prima scelta e scarti di produzione” girando così su auto con targa svizzera. La società però è stata chiusa d’ufficio dalle autorità svizzere il 3 dicembre del 2014.

La scorsa settimana, come detto, la sentenza di primo grado.

Nella foto: Era il 26 marzo 2009: la Finanza tortonese perquisiva l’abitazione (sullo sfondo) di Claudio Grassano

© riproduzione riservata