CHIESTI 5 ANNI E 4 MESI PER FINIGUERRA E 2 ANNI PER GROSSI 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   04/07/2018 00:00:25 

 

 

Pesanti le richieste avanzate dal pubblico ministero venerdì della scorsa settimana in quella che dovrebbe essere la penultima udienza di un processo iniziato a metà giugno del 2016 contro Michele Finiguerra, 70 anni, ed Antonio Grossi, 63 anni, il primo ufficiale giudiziario in pensione da alcuni anni, il secondo ufficiale giudiziario ancora in servizio, un tempo al lavoro presso il tribunale di Tortona.

La pubblica accusa ha infatti chiesto per il primo, che deve rispondere di falso, abuso d’ufficio e concussione 5 anni e 4 mesi di reclusione e per il secondo, al quale non è stata contestata la concussione, 2 anni.

I difensori contestano le accuse e respingono la richiesta di risarcimento avanzata da un imprenditore, Valter Carlotti, che chiede 100 mila euro a titolo personale e 100 mila per la società che gestiva, il ristorante Villa Liberty a Pontecurone, poi finito male.

L’abuso d’ufficio ed il falso si sarebbero concretizzati, secondo l’accusa, dal 2008 in avanti quando Finiguerra avrebbe attestato contrariamente al vero, sul registro d’ufficio apposito, l’avvenuto pagamento delle cambiali in una diversa data da quella reale, secondo uno schema lunghissimo descritto nel capo d’imputazione.

Finiguerra, che per questo motivo venne posto agli arresti domiciliari il 21 settembre del 2012 fino al 15 ottobre successivo, deve anche rispondere di concussione ai danni di Valter Moreno Carlotti di 51 anni, abitante a Pontecurone, all’epoca dei fatti titolare di Villa Liberty un locale sito in paese. Secondo l’accusa, infatti, Finiguerra, che a lungo è stato ufficiale giudiziario presso il tribunale tortonese, avrebbe costretto il Carlotti a consegnargli due quadri del pittore Habez, 12 poltroncine in giunco da esterno recanti il logo del locale, due divani in pelle, una macchina da caffè Brasilia, un televisore a schermo piatto, una cucina componibile completa di elettrodomestici, un tavolo in cristallo, un condizionatore d’aria, arredi che in gran parte sono stati rinvenuti nella villa dell’imputato nel corso della perquisizione compiuta dagli uomini della Guardia di Finanza. In più, sempre secondo l’accusa, Michele Finiguerra avrebbe costretto il Carlotti a consegnargli in più occasioni somme varianti da 50 a 100 euro, provviste alimentari ed un pranzo conviviale in occasione della cresima di un figlio, effettuato presso Villa Liberty e mai pagato. Più volte interrogato all’epoca dell’inchiesta, difeso dagli avvocati Roberto Tava e Piero Monti, pare che il Finiguerra abbia dapprima negato ogni addebito e poi ammesso di aver ritardato il protesto delle cambiali per più di una persona. Tra le contestazioni delle cambiali per le quali vi è una falsa attestazione della data di pagamento nel capo di imputazione risultano anche la Apm, Scarpe Diem, Sicar Gomme ed altri ancora, in un periodo che va dal 2008 al 2012. Contestate invece al Grossi alcune cambiali della Bonaldo Mobili tra il 2009 ed il 2010.

La sentenza sarà pronunciata il 14 novembre prossimo.