DEPOSITO DI RIFIUTI RADIOATTIVI A TORTONA: PER ARPA E ISIN NON C ALCUN PERICOLO 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   01/05/2019 00:00:13 

 

Legambiente Ovadese per venerdì sera 26 aprile a Cassinelle ha organizzato un incontro per parlare dell’inquinamento da radiazioni nel 33° anniversario della tragedia di Chernobyl. Nel contempo ha emesso un comunicato in cui si parla anche del deposito Campoverde posto nella zona artigianale tortonese. Nel comunicato, infatti, si afferma: “la provincia di Alessandria si trova ad avere presso l’ex F.N. di Bosco Marengo ed il deposito Campoverde di Tortona quasi 300 miliardi di Becquerel di radioattività (1 Becquerel corrisponde ad una disintegrazione radioattiva al secondo)”. In effetti i dati offerti dall’ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione e relativi al 2017 danno questi dati: GBq a vita molto breve 0; ad attività molto bassa 103,99; a bassa attività 26,01 ed a media attività 53,01. Siamo andati a leggere un po’ sia per sapere cosa è il Becquerel, l’unità di misura per le radiazioni, sia per conoscere quali sono le conseguenze per chi è sottoposto a questi livelli di esposizione. Da quanto abbiamo letto non ci sono reali segnali di allarme. Ma tant’è. La Campoverde opera nel nostro comune sulla scorta di un decreto prefettizio del 14 febbraio 2013 con il quale è stato rilasciato il “nulla osta alla detenzione di sorgenti radioattive sigillate”. In pratica la società ha rilevato i rifiuti radioattivi di natura medica della Controlsonic, la società che da decenni operava in città e che è fallita nel 2000. Il decreto, come logico, prevede una serie ben precisa di adempimenti, tra cui quello di trasmettere annualmente ad Arpa l’elenco dettagliato della tipologia e dell’attività delle sostanze radioattive e delle sorgenti radiogene possedute. Del resto, ripetiamo, la Campoverde opera nel campo medicale ospedaliero e non detiene scorie radioattive come invece avviene a Bosco Marengo e, come risulta dall’inventario dell’Isin, non detiene rifiuti ad alta attività. Infine da ricordare che il problema dei rifiuti radioattivi è reale, in quanto da anni il nostro Paese dovrebbe realizzare un sito nazionale di smaltimento, non riuscendovi per i soliti ostacoli frapposti da varie associazioni. Fatto che è costato all’Italia una procedura di infrazione europea.