PRESENTATO IL LIBRO “LA VAL GRUE NEL REGNO DI SARDEGNA”  
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   15/05/2019 00:00:05 

 

Primo incontro dell'Associazione Librinscena

 

Sabato 4 maggio si è svolto a Garbagna il primo appuntamento della rassegna “E a maggio… parliamo della Val Grue” a cura dell’Associazione Librinscena con la presentazione del libro “La Val Grue nel Regno di Sardegna. Notizie storiche ed eventi” di Anna Maria Salone, stampato dalla Editrice Sette Giorni di Tortona e reperibile contattando l’associazione Librinscena tramite posta elettronica: info@librinscena.it o sul cell. 3493358295. Dinnanzi ad un folto uditorio, che ha gremito la sede del gruppo Alpini, Marina Ceccacci Prato ha introdotto l’argomento e citato le motivazioni della realizzazione di questo testo, voluto fortemente dai comuni della valle ed ha relazionato sul suo contributo inserito nel libro sul tema “Strada del Grue o strada consortile di Garbagna”. Ha quindi preso la parola l’autrice Anna Maria Salone che ha riferito l’esito delle sue ricerche sui documenti conservati in alcuni comuni della valle e sulla ricostruzione degli eventi più salienti che caratterizzarono queste terre a metà ‘800. Erano presenti i sindaci dei comuni della valle Grue che hanno contribuito alla realizzazione del libro che si è rivelato un primo passo alla scoperta delle origini di questa valle e un punto di partenza per valorizzare il futuro del territorio: Avolasca, Casasco, Dernice, Garbagna, Montegioco, Montemarzino, Sarezzano, insieme ad associazione storico culturale Monsyochum e pro loco di Avolasca. Il sindaco di Montegioco Ireneo Fornasari nel corso dell’incontro ha rivolto un saluto e un ringraziamento ai presenti e consegnato ad Anna Maria Salone un attestato di stima. Il pomeriggio si è concluso con un gustoso rinfresco a base di salame locale, Montebore e Timorasso. Dal libro della Salone riportiamo il saggio di Elisabetta Remotti sulla chiesetta all’ingresso di Garbagna che necessita di urgenti restauri.

“Oratorio campestre dedicato a Sant’Isidoro Agricola. All’ingresso dell’illustre borgo di Garbagna sulla strada provinciale proveniente da Tortona, si incontra un oratorio di piccole dimensioni, ad un’unica navata, costruito in sassi e mattoni intonacati, preceduto da un piccolo pronao con volta a crociera sorretto da due colonne quadrangolari, dedicato a Sant’Isidoro. Il Santo (Madrid 1080 – Madrid 1130), protettore dei contadini, nacque da una famiglia di poveri agricoltori e agricoltore sarà anch’egli tutta la vita. Dedicò, infatti, ogni istante al lavoro e alla preghiera incrementando la produzione nei poderi da lui coltivati, dividendo con i poveri ogni introito. Sposò Maria de Toribia, con la quale condividerà il lavoro e la preghiera, sopportando insieme il dolore per la perdita del loro unico figlio. Sulle terre da lui curate avvenivano fenomeni prodigiosi: il grano si moltiplicava, i buoi, durante l’aratura, erano condotti dagli angeli per permettere ad Isidoro di dedicarsi alla preghiera, nei periodi di grande siccità era sufficiente un suo colpo di zappa per far zampillare l’acqua, insomma già in vita fu considerato Santo, ma la Canonizzazione arriverà solo nel 1622 per volere di Filippo II di Spagna, anche la moglie sarà beatificata nel 1697 da Papa Innocenzo XII. Diventerà, quindi, patrono degli agricoltori e sarà evocato soprattutto contro la siccità. L’oratorio di Sant’Isidoro fu costruito a Garbagna proprio perché il paese ha sempre avuto una forte vocazione agricola, come tutta la Val Grue. Non si conosce, purtroppo, la data precisa della costruzione, si può presumere che sia stato eretto verso la fine del 1600 o inizio del 1700, come dimostrano alcuni documenti conservati nell’archivio parrocchiale di Garbagna. E’ infatti datata 24 gennaio 1746 l’autentica della reliquia di Sant’Isidoro collocata “in una piccola teca in argento dorato ed ornato da una parte in cristallo”, ed interessante è la “memoria delle spese” del cospicuo lascito del benefattore Giovanni Bastita, in data 20 ottobre 1755, dove si rende noto che la porzione di denaro spettante all’oratorio sarà spesa per “fare un po’ di fortino avanti l’oratorio contro l’impeto delle acque del rio Garbagnola, disfatto nel corrente anno dall’acqua medesima, e in far disfare l’altare vecchio divenuto indecente e far fare il nuovo e in far alzare il suolo da metà della Chiesa in su, così che, in occasione di inondazione l’altare essendo sopraelevato resti fuori dal pericolo, inoltre per far accomodare i vetri e li altri restauri”. Tutto ciò dimostra come nel 1755 l’oratorio aveva già bisogno di grossi interventi di restauro. Inoltre nel 1765 il Vescovo permette di esporre la reliquia in tutte le chiese di Garbagna e zone limitrofe, in occasione di particolari celebrazioni e preghiere per contrastare la siccità. Il primo documento ufficiale però, in cui si cita l’edificio, è una nota della visita Pastorale del 20 agosto 1787 del Vescovo di Tortona Carlo Maurizio Pejretti, dove si legge che: “l’oratorio sotto il titolo di Sant’Isidoro, da questo borgo distante un quarto di miglio, è di patronato della comunità, ha un altare con la pietra consacrata ed intatti i sigilli della reliquia, senza balaustra e senza reddito, ed è più anni che non si celebrano messe”. Il Vescovo ordina la costruzione di un muro per arginare le acque del torrente e di arredare l’interno con le suppellettili necessarie. Ma le vicissitudini della chiesetta continuano e, nel 1874, l’Arciprete Luigi Simonetti denuncia, in un esposto al Comune, il decadimento dell’oratorio che versa in gravi condizioni e chiede un contributo di lire 300, che però gli sarà clamorosamente negato. Nel 1884 il successore Don Carlo Cei commissiona un ambizioso progetto di ampliamento del tempietto. Finalmente nel 1894, tutta la popolazione si mobilita ed iniziano i lavori di restauro. Nel registro degli “oblatori” sono riportati i nomi di tutti coloro che parteciparono ai lavori, chi donando denaro, chi materiale, chi giornate di lavoro, tutte le famiglie allora abitanti a Garbagna contribuirono a riportare in auge Sant’Isidoro. L’ultimo intervento di manutenzione avvenne nel 1983 su commissione del benefattore Isidoro Giacomo Repetti, ad opera del muratore Piero Torre. Il signor Gianni Mascaretti da Bergamo donò una grande tela che sarà posta sopra l’altare e un altro quadro raffigurante il Santo. Sarà anche restaurato il portone devastato da un vano tentativo di furto avvenuto negli anni ’60, mentre la grande Croce in legno posta sulla facciata, a sinistra della porta, vi fu collocata in occasione delle giornate Missionarie del 1952. Le ultime funzioni furono celebrate negli anni ’90 in occasione delle “rogazioni”, cicli di preghiere propiziatrici dei raccolti, nel giorno di San Marco il 25 aprile. Questa è la breve storia di un edificio sacro ormai dimenticato, che sembra seguire il destino del nostro territorio, cioè l’abbandono dei campi e delle coltivazioni che ha reso il paesaggio selvaggio e inospitale. Sarebbe auspicabile il ritorno di una politica agraria più consapevole, rivolta a coltivazioni più specializzate in prodotti tradizionalmente tipici della nostra zona, e il recupero idrogeologico del territorio. Sarebbe interessante accompagnare la rinascita dell’agricoltura e il ritorno dei giovani alla vita contadina, con il recupero dell’oratorio, che diventerebbe il simbolo della vitalità economica e sociale di Garbagna e di tutti i piccoli centri della valle Grue, riportando il territorio ad una nuova vita, e continuando il faticoso lavoro di miglioramento fatto in questi ultimi anni dalle amministrazioni e dalle popolazioni, che caparbiamente continuano a vivere e lavorare, fra mille disagi, nei nostri splendidi paesi”.

Sabato 11 si è svolto il secondo appuntamento con il Maestro Bergaglio di cui parleremo sul prossimo numero in edicola venerdì 17.

Nella foto: da sx Anna Maria Salone, Marina Ceccacci Prato, il sindaco di Avolasca Valter Raimondi e quello di Montegioco Ireneo Fornasari