ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2019: GIANLUCA BARDONE RISPONDE ALLE NOSTRE DOMANDE 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   15/05/2019 00:00:15 

 

 

Il 29 marzo pubblicammo 11 domande rivolte ai candidati sindaco della città. A risponderci questa settimana è l’attuale sindaco e candidato della coalizione di centrosinistra Gianluca Bardone.

 

La prima domanda è uguale a quella di cinque anni fa: cosa si vuole fare concretamente per rilanciare l’economia della città? Ci bastano due idee, che di questi tempi ci pare scarseggino anche a livello nazionale.

Economia e lavoro sono settori nei quali il comune non ha la possibilità di intervenire direttamente ma può, con le proprie politiche, creare condizioni favorevoli per chi vuol fare impresa ed individuare possibili settori di sviluppo. Queste politiche devono però essere frutto di un continuo confronto con le categorie imprenditoriali e produttive della città e supportate da analisi serie e ragionate. Siamo convinti che Tortona abbia due grandi vocazioni: quella logistica e quella culturale/turistica. Nel primo caso si tratta di una vocazione che ha radici antiche, mentre la seconda è più recente e finora se ne è parlato tanto ma resta ancora molta strada da fare. Noi abbiamo deciso di svilupparle entrambe sapendo che per lo sviluppo della logistica molto dipende dagli investimenti di soggetti terzi (RFI con il potenziamento della stazione di Rivalta), dal completamento di infrastrutture vitali come il Terzo Valico. Allo stesso tempo con la modifica del Piano Regolatore Generale abbiamo individuato aree idonee dal punto di vista infrastrutturale per nuovi insediamenti produttivi legati alla logistica. Il comune deve mantenere il proprio ruolo di “regia” sul territorio, facendo sì che gli investimenti abbiano una ricaduta positiva per l'occupazione. Allo stesso modo, nell'ambito culturale e turistico bisogna continuare nel percorso di valorizzazione delle nostre eccellenze enogastronomiche (come il progetto “Prigionieri del gusto” nelle ex carceri di via Bandello) e culturali come il teatro, il Museo Civico, l'Orsi, etc. per creare finalmente un'offerta culturale completa. Certo non bisogna fermarsi a credere che basti aprire un museo perché la città si riempia di turisti. Serve un progetto serio che prenda i segnali incoraggianti degli ultimi anni e li trasformi in progetti di territorio. Il 2018 ci ha detto che il cicloturismo ha spinto il Tortonese, pur in una fase di crisi generalizzata, facendo segnare un +3,04% di arrivi e il 5,51% in più di presenze. Non sono ancora grandi numeri ma ci aiutano ad individuare la direzione da prendere, tutti insieme. Perché ogni discorso legato al turismo deve per forza coinvolgere il territorio nel suo complesso, con il comune di Tortona a svolgere un importante ruolo di coordinamento, in particolare attraverso l'aggiornamento e potenziamento del sito ViviTortona. 

 

Che si vuole fare delle scuole di San Bernardino? Abbatterle, ristrutturarle? Tenendo ben presente che le scuole danno vita ad un quartiere.

Sull'argomento è giusto rimuovere alcuni equivoci. Le scuole, per noi, vanno riportate sicuramente nel quartiere di San Bernardino proprio perché hanno un ruolo centrale nel renderlo vivo. L'esigenza di sicurezza per gli studenti però deve essere messa davanti ad ogni altra considerazione. Ristrutturazione o ricostruzione sono entrambe opzioni sul tavolo ma prevedono oneri di spesa estremamente rilevanti con cifre a sei zeri. È evidente che la situazione finanziaria dell'ente impone una valutazione molto seria e attenta degli impegni di spesa sostenibili dal comune perché, mancando le risorse autonome sufficienti per coprire l'investimento, si dovrà probabilmente ricorrere ad un mutuo. Se dovessimo essere riconfermati ci impegneremo per riportare le scuole a San Bernardino nel tempo più breve possibile.

 

Rimanendo sempre nella parte sud della città: quale soluzione prospettare al migliaio di abitanti della zona R9 che pagano le tasse ma non sono ancora a pieno titolo cittadini tortonesi? Qualcosa è stato fatto, ma il quartiere è completamente abbandonato.

Le difficoltà della zona R9 si trascinano ormai da quasi venti anni. Il totale immobilismo delle giunte di centrodestra ha fatto sì che per molti anni quello sia rimasto un quartiere di fatto privato. La mia amministrazione ha già avviato il percorso per la presa in carico dei primi cinque ambiti dell'area (quelli più vicini alla città) che potranno finalmente avere dignità dei servizi comunali come tutti gli altri cittadini. Senza il completamento degli oneri di urbanizzazione infatti il Comune non può intervenire nell'area e grazie a questa prima “presa in carico” sarà possibile per l'ente entrare ufficialmente nella zona R9 a pieno titolo e senza costi per i residenti. Per quanto riguarda il completamento dell'area, intendiamo estendere il parco pubblico già previsto dal progetto, creando un grande parco urbano con percorsi ginnici, aree per spettacoli all'aperto e aree cani. Questo permetterebbe sia di concludere i lavori di urbanizzazione che garantirebbero la definitiva presa in carico dell'area da parte del Comune, sia rilanciare l'idea di una città pulita, verde e vivibile.

 

Con il prosieguo dei lavori della Tav tra qualche anno, e comunque nell’arco della prossima consiliatura, ci sarà il problema dell’abbattimento del cavalcavia all’ex Omt. Perché non puntare, e come, sul prolungamento della tangenziale che risolverebbe definitivamente il problema?

È la cosa da fare. Abbiamo lavorato in questi anni per convincere Cociv e Rfi della necessità di investire nel completamento di un'opera come la Tangenziale. Le ragioni sono semplici ma decisive. Il rifacimento del cavalcavia, infatti, renderà necessaria una temporanea deviazione del traffico veicolare e riteniamo assai più intelligente e utile per il territorio che si investa nella realizzazione di un'opera definitiva, come il prolungamento della tangenziale, piuttosto che spendere per soluzioni temporanee.

 

In questi anni i siti industriali e non, di notevoli dimensioni, abbandonati e non più rivitalizzati, si sono moltiplicati: quale idea portate avanti perché la città ritorni ad essere vitale anche in quelle zone? Per fare qualche esempio: Dellepiane, ex tabacchi Goggi, ex Alfa, ex Nigacalze, ex Dante oltre ad una serie di capannoni più piccoli? Legato a questo aspetto ce n’è un altro: il controllo delle infrastrutture. Dopo la caduta del ponte Morandi a Genova non si tratta più di una emergenza ma di una realtà con la quale i sindaci devono fare i conti: qualche idea?

Nelle elezioni del 2004 il centrosinistra aveva evidenziato e si proponeva di valorizzare la grande area, quasi interamente di proprietà comunale, che si estendeva in quella “mezzaluna” compresa tra la ferrovia e la circonvallazione. Rispetto ad allora le prospettive odierne sono mutate notevolmente. Le aree di proprietà comunale (ex macello, ex canile, ex campo nomadi, etc.) giacciono inutilizzate e noi vorremmo coinvolgere tutta la popolazione (in particolare quella del quartiere) per studiare nuove destinazioni d'uso che possano essere utili alla comunità, per rivalutarle. Abbiamo già avviato, nell'ambito del protocollo “Perosi”, il rilancio del Teatro Dellepiane abbandonato per troppo tempo. Molte delle strutture elencate sono però di proprietà privata e servirà un lungo lavoro per studiare un loro eventuale rilancio. Un'idea di ricucitura di un tessuto urbano frammentato come quelli indicati richiede l'impegno di tutta la città perché ne determinerebbe il futuro per decenni, creando lavoro per il settore dell'artigianato, della piccola impresa e del commercio. Pensiamo ad un confronto di idee che parta dal nostro progetto di allora e raccolga tutti i contributi della città per garantire che non si ripetano “avanzamenti da gambero”. Anche sotto questo profilo riteniamo che serva continuità progettuale partendo dalla condivisione più ampia. Per quanto riguarda il controllo delle infrastrutture molti monitoraggi di cavalcavia sono già stati fatti o sono in corso ma non bisogna dimenticare che in molti casi si tratta di strutture di proprietà provinciale o di enti terzi (Rfi, etc.), sui quali il Comune può fare importanti segnalazioni ma non ha la possibilità di intervenire direttamente. Il rischio idrogeologico si è dimostrato purtroppo molto elevato nelle nostre zone e siamo intervenuti con decisione per mettere al sicuro importanti assetti del comune (discarica, acquedotto, etc.). La stessa serietà deve essere messa anche per la sorveglianza delle infrastrutture. 

 

Ospedale: è un tasto dolente ma presente. Al di là della nomina dei due valenti nuovi primari di ortopedia e chirurgia, è possibile fare qualcosa per portarlo all’antica importanza? Ricordando che la risposta all’emergenza è quella che salva la vita.

Bisogna essere sinceri e onesti. Pensare di poter riportare l'Ospedale di nuovo nella situazione antecedente l'anno 2013 è purtroppo un miraggio irrealizzabile. Quello che possiamo fare è utilizzare i dati del referto epidemiologico e di altri studi sulla salute dei tortonesi (che riteniamo assolutamente necessari) per indirizzare gli investimenti della Regione, ormai uscita dai vincoli del piano di rientro dal debito, in modo che i cittadini possano contare su un sistema sanitario che tenga finalmente conto delle loro reali esigenze. Purtroppo il referto indica un quadro preoccupante per molti aspetti e ci auguriamo che di fronte a dati inoppugnabili la Regione non trascuri ancora una volta il nostro territorio. 

 

In città esiste il problema dei migranti? E quello dei nomadi? Come pensate di affrontarli e risolverli, e innanzitutto: sono veramente problemi?

C'è stata indubbiamente una emergenza legata all'immigrazione in Italia tra il 2015 e il 2017. Possiamo però tranquillamente dire che questa emergenza, al di là di una certa isteria iniziale, non ha riguardato Tortona che oggi ospita un numero adeguato di migranti con il sistema dell'accoglienza diffusa. Mi sono battuto personalmente per impedire che venissero realizzate grandi strutture di accoglienza, inefficaci secondo me per sviluppare un autentico percorso di integrazione e spesso origine di disagi tanto per gli ospiti quanto per la popolazione. Resta il problema, molto sentito dai tortonesi, dell'accattonaggio molesto, contro il quale ho emesso ordinanze specifiche ma che non riguarda i migranti ospitati a Tortona quanto piuttosto quelli provenienti da altri centri della provincia. Per quanto riguarda i nomadi abbiamo finalmente prodotto il nuovo regolamento del campo, dopo anni di pavidità delle amministrazioni di centrodestra nel voler affrontare la questione, dopo aver creato loro nel 2002 un contatore dell'acqua unico, intestato al Comune. Bisognerà vigilare sul rispetto rigoroso delle indicazioni contenute nel regolamento procedendo anche con la risoluzione del problema riguardante le utenze dell'acqua, per il quale abbiamo disposto provvedimenti che permettano finalmente, nei primi giorni di maggio, la contabilizzazione ai singoli utenti e non al comune. Noi pensiamo che nessuna presenza sia un “problema”, ma la convivenza tra culture diverse può sempre generare tensione o attriti, dunque un sistema di regole di convivenza chiaro può aiutare ad andare oltre la diffidenza iniziale.

 

Si vuole porre mano seriamente ad un rilancio del turismo culturale? Da anni attendiamo l’apertura del museo romano, di un’unione di forze con la Fondazione Cr Tortona per valorizzare al massimo la sua pinacoteca, che è un gioiello ancora sconosciuto ai più…

Come già detto siamo convinti che con la cultura “si mangi” e riteniamo il settore una delle due vocazioni della nostra città e del nostro territorio. In questi anni ci siamo impegnati per valorizzare i nostri poli culturali, avviato finalmente la riapertura del Museo Civico (2020), progetti di valorizzazione dell'enogastronomia, oltre a manifestazioni e mostre  di grande rilievo sulla storia della nostra città. Abbiamo impostato un'ossatura di “luoghi” culturali sulla quale sviluppare iniziative che devono coinvolgere (come nel caso del festival Perosiano) gli altri protagonisti della cultura tortonese: Fondazione Cr Tortona e Diocesi. Infatti, oltre alla bellissima pinacoteca non dobbiamo dimenticare il Museo Diocesano che conserva capolavori e reperti di importanza storica quasi unici come il Codex Purpureus, uno dei più antichi codici della cristianità. Serve creare un'offerta culturale articolata, potenziando le risorse informative (il sito ViviTortona) e creando così le condizioni favorevoli per gli imprenditori che vogliano investire nel settore turistico. 

 

Si vuole discutere seriamente di ecologia e di piste ciclabili in città, di inquinamento atmosferico e riscaldamento delle nostre case? O si spera, come in questi anni, in un aiuto da parte del clima? L’unica pista ciclabile in città, ricordiamo, risale al centrosinistra di Balossino.

Noi ne parliamo seriamente da 20 anni. Non posso dimenticare che uno dei primi atti dell'amministrazione di centrodestra nel 1999, quando entravo per la prima volta in consiglio all'opposizione, fu proprio la rimozione della pista ciclabile che dal centro portava a San Bernardino e verso Carbonara Scrivia. Già venti anni fa noi avevamo pensato che la città di Coppi dovesse avere un sistema di viabilità ciclabile che legasse la città, creando una mobilità ecologica alternativa. Ci fa piacere che dopo “soli” venti anni se ne sia accorto anche il centrodestra. Sono poco credibili ma ci fa comunque piacere che abbiano finalmente ammesso che avevamo ragione noi. Oggi ci proponiamo di andare anche oltre il progetto Balossino di allora e di circondare la città con un “anello verde” di parchi urbani (oltre a quello del Castello e dello Scrivia a est e ovest, aggiungerne uno a nord dietro la Lisino e quello a sud in zona R9), collegati tra loro da un sistema ciclabile che, passando per il centro città e con la Stazione FS come “hub” di smistamento, permetta di andare da Viguzzolo (con la pista che verrà realizzata) fino a Villaromagnano dove andrebbe poi ad innestarsi con la pista già esistente in direzione Costa Vescovato. In questo modo non solo si va incontro alle esigenze ambientali di un territorio sofferente (l'inquinamento è un problema serissimo), ma si crea un nuovo modo di vivere la città. 

 

Si vuole realmente “fare sistema” con i paesi del circondario? Qualcosa è stato fatto e qualcosa in questi anni si è ottenuto (finanziamento per la messa in sicurezza del Grue, pista ciclabile con Viguzzolo, per quanto costosa).

È sempre stato un nostro “pallino” quello del rapporto virtuoso con gli altri comuni del territorio. Purtroppo però, lo sappiamo bene, il nostro è un territorio spesso litigioso, fatto di rivalità storiche e consolidate. Eppure siamo convintissimi che, soprattutto nel campo della promozione culturale e turistica, nessuno possa fare a meno degli altri. In questi anni abbiamo dimostrato di poter fare squadra, tutti insieme, nella questione purtroppo non felice della revisione ospedaliera. L'obiettivo è arrivare a fare lo stesso non come reazione estemporanea ma come conferenza permanente su alcuni temi specifici come turismo, salute pubblica, etc. ma anche, soprattutto, mettendo in rete i servizi in una vera unione di Comuni.

 

Infine i candidati sindaco hanno idea di come dare nuova spinta alla macchina comunale, riordinandola, tenendo ben presente che l’età media di tutti i dipendenti è straordinariamente alta?

È vero che l'età media dei dipendenti comunali è piuttosto alta. Il ricambio però è regolato dalla legge, attraverso la regolazione del turnover e quindi solo il pensionamento (dimissioni o trasferimento) consente il ricambio. Da tempo abbiamo posto la massima cura nella assunzione delle risorse, approvando regolamenti e prestando la massima attenzione alla qualificazione e al livello delle competenze dei candidati, adeguandoci ai nuovi standard di formazione universitaria.