SE GOVERNASSERO I PRETI… 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   12/06/2019 00:00:17 

 

Provocazione benevola al sindaco eletto

 

Scrivo prescindendo dalle polemiche giornalistiche in corso circa il volontariato e le Caritas. Non sbellicatevi. Sono un prete di soli 88 anni, rotondi come gli occhiali del Papa. Non sono “clericale” e non auspico “poteri temporali”, provvidenzialmente tramontati. Lombardo di nascita, tortonese di adozione dal 1948 come studente liceale in Seminario. Ora pensionato di scuola statale e da sempre in servizio gratuito ecclesiale. Mi alleno con i lavori di casa, “mia palestra quotidiana”, per meglio riattivare la materia grigia cerebrospinale. Dormo tranquillo e sogno sia il passato sia l’avvenire. “Amarcord” di aver sognato che il Comune, lo Stato, la Politica risolvessero i problemi di certe disfunzioni pubbliche riprendendo dall’esempio della Chiesa la voglia di fare volontariato. Anni fa (forse 2005) leggevo sul Corriere della Sera un articolo del Vice Direttore Gaspare Barbiellini Amidei intitolato proprio: “Se governassero i preti…”. Amidei è stato una delle principali firme del giornalismo italiano del dopoguerra. Nel ritaglio di giornale che conservo, scriveva letteralmente questo: “Se per un giorno solo, il popolo di Dio scioperasse, sospendendo la carità che lo anima, se per un giorno solo si fermasse la macchina del bene, fatta da preti, suore, religiosi, laici, se ai centri di accoglienza, di sostegno, di cura, se ai bambini, ai poveri, agli stranieri, ai vecchi, ai carcerati, ai malati terminali, ai tossicodipendenti mancasse per 24 ore il disinteressato e non retribuito lavoro di un esercito della fraternità, vedremmo affiorare una dimensione spesso ignorata della sofferenza, lenita ogni giorno con continuità sostitutiva da una mano non statale”. È noto che, a livello nazionale, ogni anno i centri del volontariato cattolico aumentano del 15%. Sono oltre duecentomila persone, centomila vengono dalle parrocchie; sessantamila dai movimenti ecclesiali. Cinquantamila suore lavorano a fare quello che le strutture pubbliche non fanno. Gli enti religiosi forniscono con mezzi propri il 27% del denaro necessario a far funzionare gli ingranaggi della solidarietà. Un altro 30% viene dall’autofinanziamento dei gruppi. Ora prende consistenza, dentro il cattolicesimo militante, un fenomeno nuovo, il volontariato di famiglia. Un intero nucleo familiare - figli, genitori e nonni - s’inserisce in un gruppo di volontari garantendo un cumulo unitario di giorni, e di ore dentro ciascun giorno. Della famiglia, chi può va a lavorare gratis quando finisce l’orario del normale lavoro di cui vive. Guardando avanti, non è un sogno la volontà di trasferire laicamente questa lieta idea del dover far bene dal campo della carità cristiana a quello civile. La società ha tanto bisogno di ottimi “servitori dello Stato”, dietro uno sportello burocratico come in ogni pubblica erogazione di “servizi”. Signor Sindaco, chiunque Lei sia, accogliendo l’onore, l’onere e il dovere di governare la città, sappia che a Tortona, patria di Don Luigi Orione, Don Francesco Remotti, Don Libero Meriggi, Don Mario Picchi, Sig. Franco Mutti, ecc… c’è ancora un sufficiente esercito che non reclama pretese, ma ha mani, testa e cuore disponibili per la solidarietà gratuita a favore della nostra benamata cittadinanza. Ne prenda benevolmente atto, dialoghi con loro e se ne avvalga provvidenzialmente.

Francesco Giorgi