PER NON DIMENTICARE L’OSPEDALE DI TORTONA 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   04/09/2019 00:00:08 

 

Lettera in redazione

 

Egregio Direttore,

desidero portare all’attenzione Sua e dei lettori del Suo periodico, nonché a quella di chi rappresenta la nostra città a livello politico, un breve resoconto di un’esperienza, fortunatamente a lieto fine, che ha coinvolto una persona a cui sono legato da vincoli di parentela. Questa persona, abitante nelle vicinanze di Tortona, affetta da anni da una grave patologia e seguita dai sanitari dell’ospedale di Alessandria, è stata colta da un’improvvisa crisi dalle conseguenze non prevedibili, che ha richiesto l’immediato ricovero. Poiché il nosocomio di Alessandria non disponeva in quel momento di una camera “in isolamento”, si è optato immediatamente per il nostro ospedale, dove l’ammalata è stata curata, previa permanenza in emergenza-urgenza (pronto soccorso), nel reparto di Medicina, area 2. Nel reparto si è subito provveduto ad approntare una camera che rispondesse alle condizioni di isolamento richieste e si sono prestate le cure del caso con professionalità e, sottolineo, con particolare gentilezza. Dopo alcuni giorni si è felicemente risolta la situazione di criticità, a cui sono seguite le dimissioni. A questo punto penso sia doveroso porsi una domanda: che cosa sarebbe accaduto se l’ospedale di Tortona per qualsivoglia ragione non fosse stato disponibile? La risposta è che certamente la signora in questione sarebbe stata inviata all’ospedale di Novi Ligure (o di Casale Monferrato?), con un allungamento non trascurabile del tempo intercorrente tra la crisi e le prime cure. Si sa che in molti casi il tempo è un fattore determinante ai fini di una soluzione positiva in situazioni di particolare gravità clinica. Inoltre nessuno può essere certo che l’ammalata sarebbe stata assistita con la stessa attenzione ricevuta a Tortona, poiché sia a Novi che a Casale la nuova arrivata si sarebbe aggiunta ai pazienti che competono territorialmente ai due suddetti ospedali. Qualcuno potrebbe non concordare con questa mia opinione. Tuttavia non intendo cambiarla. Rimane comunque una certezza: una struttura ospedaliera come quella di Tortona, che offre servizi importanti alla persona e a cui ricorre ancora un considerevole numero di utenti, non può e non deve essere smantellata. Anzi, va potenziata, a partire dai servizi di emergenza-urgenza, dei cui problemi a livello nazionale mi occupo da anni all’Università Cattolica di Milano con gli amici medici dell’AcEMC (Academy of Emergency Medicine and Care). La ringrazio dell’ospitalità e Le invio distinti saluti,

Pier Luigi Baldi