LA CRONACA DI AGOSTO  
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   04/09/2019 00:00:11 

 

Di seguito le notizie principali del mese di agosto di cui a suo tempo abbiamo dato notizia sul giornale online e che abbiamo approfondito sulla prima pagina del giornale cartaceo attualmente in edicola.

 

Stop al Porta a Porta fino al 1° aprile 2020

 

Il sindaco Chiodi è riuscito a raggiungere il suo obiettivo in tema di rifiuti: rinviare di 8 mesi l’inizio del nuovo sistema di raccolta differenziata, ora fissato al 1° aprile 2020 (e non è un pesce d’aprile, almeno per ora) potendo così contare su un buon tempo a disposizione per trovare una soluzione alternativa e farla approvare dall’assemblea del Csr, che è l’unico organo che può farlo. La decisione risale al 5 agosto al termine di una riunione molto meno “calda” di quella di fine giugno conclusasi con la sospensione della seduta e la minaccia di dimissioni. Lunedì 5 agosto la richiesta di Chiodi, avallata anche dal primo cittadino di Novi Ligure, è stata approvata da moltissimi comuni (contrario solamente Vignole Borbera) e servirà per “mettere a punto un nuovo sistema rimodulato alle esigenze particolari del territorio sempre con l’obiettivo di rispettare gli obblighi di legge che impongono entro la fine del 2020 il raggiungimento della quota di rifiuti differenziati di almeno il 65% su tutto il bacino” che raggruppa Tortonese, Novese, Acquese ed Ovadese. Chiodi si è dichiarato felice di aver raggiunto questo obiettivo, che era tra i principali in campagna elettorale, ed ha incassato, alcune settimane dopo questo rinvio, il 20 agosto scorso, anche l’ok della stessa assemblea che ha approvato la decisione di Econet (la società di raccolta rifiuti per Acquese ed Ovadese) di rinunciare alla raccolta Porta a Porta spinta per 21 dei 45 comuni dell’ambito, quelli più piccoli e collinari. Per tutti questi piccoli e micro centri si procederà, a partire dal prossimo anno, in modo alternativo, o “differenziato” ha chiosato qualcuno. In alcuni comuni saranno realizzati centri di conferimento aggregati cui si accederà con chiave elettronica e dove si potranno portare i sacchetti di rifiuti. In pochi altri comuni, più grandi, si unirà la raccolta Porta a Porta per il concentrico ad una raccolta per centri di conferimento per le frazioni. La decisione non è stata ben accetta da parte di alcuni comuni dell’ambito, e le polemiche non mancheranno. Ma questa decisione, sicuramente, fa gioco a Tortona che ormai non è più sola in questa battaglia per la modifica del servizio. Ultimo dato da ricordare, nell’ambito dei rifiuti, è invece la presa di posizione di alcuni consiglieri leghisti di Novi Ligure, avallati dal primo cittadino, che hanno avanzato ufficialmente la proposta di realizzare un nuovo inceneritore di rifiuti, decisione per altro che dovrà essere assunta dalla Regione.

 

La sede era in via Emilia

L’agenzia viaggi è una truffa: titolare si eclissa con le caparre

 

Ancora una volta la nostra città è salita agli onori della cronaca nera televisiva: questa volta a causa di una truffa, che pare interessi decine di concittadini, perpetrata da Maurizio Binno, titolare di un’agenzia, la Kauai Viaggi, prima posta in via Emilia nei pressi di via Puricelli, e poi sempre in via Emilia, ma al numero 28 più vicino all’ospedale. Il Binno è stato denunciato per truffa. Le prime voci di qualcosa di anomalo sono circolate già a metà luglio ma pare che solo verso la fine dello scorso mese alcuni concittadini abbiano sporto querela presso il comando carabinieri. La truffa era abbastanza semplice: il cliente sceglieva il viaggio, spesso esotico e non di poco conto, ed il Binno riusciva a farsi consegnare una caparra anche tre volte superiore al normale. Da metà luglio in poi, quando i clienti si sono portati in agenzia per ritirare i voucher del viaggio, hanno trovato tutto chiuso, ed il Binno, irrintracciabile, che non rispondeva nemmeno al telefonino. Pare che le “vittime” del raggiro, per diverse decine di migliaia di euro, siano numerose ed in effetti la fila di truffati che si è portata in caserma è stata piuttosto lunga. Forse anche a causa dell’assenza di grandi notizie nel primo periodo di ferie il fatto ha avuto notevole risonanza nazionale con un servizio sul telegiornale di Rai1. Le indagini dei carabinieri continuano, ma pare ormai assodato che non vi siano più truffati che debbano presentare denuncia, essendo ormai trascorso il periodo dedicato, tradizionalmente, alle vacanze.

 

Sparò a Pontecurone: arrestato. Si era nascosto a Zebedassi

 

Un’indagine veloce, accurata, senza risparmio di energia, senza dormire, “ventre a terra” come si diceva un tempo, ha permesso ai carabinieri della compagnia di Tortona di individuare ed arrestare lo sparatore che sabato 20 luglio, come da noi annunciato tempestivamente, ed in esclusiva, aveva esploso 3 colpi di pistola all’indirizzo di una famiglia abitante alla frazione Brugna di Pontecurone. Le indagini però pare non si siano fermate all’arresto del responsabile la sparatoria ma stiano proseguendo per comprendere esattamente le ragioni che hanno portato a questo gesto. Ripercorriamo i fatti. Poco dopo le 12 di sabato 20 luglio una famiglia di Sinti abitante alla frazione Brugna è dinnanzi a casa mentre due bambine giocano all’aperto, sicure per la mancanza di traffico in quella frazione, un gruppetto di case che si scorgono sulla sinistra della statale quando si è diretti a Voghera, a poche centinaia di metri di distanza dal confine con la Lombardia. Ad un tratto sopraggiunge un furgone bianco, che non riesce a raggiungere l’obiettivo, ma si deve fermare qualche decina di metri prima. Ne scende un uomo che urla minacce di morte all’indirizzo di uno dei tre uomini presenti, parlando di “n’drangheta” e che nella mano destra ha un revolver a tamburo con il quale esplode due colpi. Forse l’agitazione, forse la distanza, il fatto è che fortunatamente i colpi vanno a vuoto e “l’obiettivo” riesce a nascondersi dietro la propria vettura. Lo sparatore risale poi sul furgone e si allontana velocemente. Arrivano i carabinieri del nucleo operativo tortonese, agli ordini del luogotenente Graziano Del Rio e, nonostante la confusione che vi era nell’abitazione con le bambine spaventate, riescono a farsi dare indicazioni utili: descrizione del veicolo e dello sparatore (altezza normale, robusto). Le indagini, grazie anche ai supporti elettronici ormai presenti su quasi ogni strada, indirizzano i carabinieri verso la frazione Oriolo di Voghera, frazione che viene battuta, la sera stessa del 21 luglio, palmo a palmo fino a quando viene individuato in un’area recintata il furgone utilizzato per la fuga. Si organizza così un appostamento nella speranza che qualche persona torni a prendere il mezzo, mentre altri militari in ufficio individuano il proprietario dell’area e del furgone, una persona ben nota agli inquirenti. Molte ore dopo una donna scavalca la recinzione e si accinge ad aprire il furgone: viene fermata, ed all’interno del mezzo è rinvenuto il revolver, di fabbricazione inglese, Enfield calibro 38, nel cui tamburo vi sono ancora due bossoli vuoti oltre a tre proiettili. Per i carabinieri tortonesi è la prova madre: da ricercare è Mario Scorza, 52 anni, originario della provincia di Cosenza, abitante a Voghera, già condannato per reati legati al traffico di stupefacenti e contro il patrimonio, arrestato più volte per furto ed estorsione. Con la certezza di aver individuato lo sparatore le indagini si restringono e a dare man forte agli uomini del nucleo operativo vi sono altri militari della stazione di Pontecurone e, in seguito, di quella di Volpedo. Le attività ed i trascorsi dello Scorza sono messi sotto una lente di ingrandimento, che permette di risalire ad altri episodi e ad una serie di conoscenze ed amicizie dell’uomo, abitanti in val Curone. Il tutto era legato ad un episodio del 2015 quando venne rubato un escavatore ritrovato poi a Viguzzolo: Scorza fu condannato a 4 anni e 5 mesi, gli altri due imputati, Marco Bergonzi e Davide Cassola a 2 anni e 10 mesi; tutti sono ricorsi in appello. Numerosi telefoni vengono messi sotto controllo,  tra i quali quello di un giovane amico dell’alta val Curone che, nella mattinata di domenica 21 luglio, viene sorpreso in un bar di Monleale ad acquistare caffè e brioches. Viene seguito da uomini in borghese fino alla frazione Zebedassi di Montemarzino, una decina di case sulla sponda destra del Curone, ove abitano una ventina di persone, per lo più anziane. Il giovane si avvicina ad una casa in ristrutturazione ed isolata, che pare sia stata usata dallo Scorza e dal giovane anche in altre situazioni sulle quali gli inquirenti stanno indagando. Si decide così un blitz: il giovane della val Curone viene  bloccato e, armi in pugno, si fa irruzione nell’abitazione ove viene trovato lo Scorza, disarmato anche se nello zaino aveva un coltello a serramanico. L’operazione si conclude così: l’uomo viene associato alle carceri alessandrine, il 25 luglio compare dinnanzi al giudice per le indagini preliminari che convalida il fermo mantenendolo in carcere. Ma le indagini non si concludono qui. Deve ancora essere chiarito esattamente il motivo che ha indotto lo Scorza alla sparatoria ed individuati eventuali complici. In questo ambito deve essere segnalato anche l’arresto di una settantenne vogherese, avvenuto alcuni giorni dopo questi fatti, sempre ad opera dei carabinieri del nucleo operativo tortonese, le cui generalità non sono state ancora rilevate. Pare ormai certo, però, che l’arresto convalidato dalla magistratura pavese, debba essere collegato alla vicenda dello Scorza. 

 

Plauso agli uomini dell’arma dei carabinieri

 

Normalmente quando un’indagine delle forze dell’ordine giunge a buon fine si parla di “brillante operazione condotta con abnegazione e sagacia”. Ebbene possiamo testimoniare che le indagini dei carabinieri del nucleo operativo tortonese, affiancati da quelli delle stazioni di Pontecurone e Volpedo, sono state brillanti, ricche di intuito e soprattutto condotte senza risparmio di energie. In quei giorni si è potuto notare la frenesia del lavoro dei carabinieri e, soprattutto, sui volti dei militari operanti la stanchezza per le ore di sonno perse in pedinamenti, indagini, collegamenti tra persone e fatti avvenuti anche molti anni prima. Insomma, mai come questa volta, è doveroso ringraziare i carabinieri della compagnia di Tortona per quanto hanno fatto e riconoscere loro grandi abilità investigative.

 

 

Fingono violenza e rapinano due tortonesi: 3 in carcere

Domenica sera ai giardini della stazione

 

Ancora una volta i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Tortona ed i colleghi di Castelnuovo e Pontecurone hanno dimostrato la loro capacità operativa nella notte di domenica 25 agosto facendo scattare le manette ai polsi di tre giovani, accusati di rapina: insomma una vera e propria garanzia di sicurezza per la nostra città. I fatti. Erano circa le 22,30 quando nei giardini antistanti la stazione ferroviaria due giovani, il 26enne Alessandro Pedalino, abitante in via Guala e l’amico 29enne Raimondo Lanfranca, residente in via Zenone, passeggiano in viale Piave e scorgono una ragazza in lacrime. Si avvicinano per comprendere cosa sia accaduto e per aiutarla e la giovane, di 22 anni, dichiara, falsamente, di essere stata vittima di una violenza. I due concittadini cercano di portarle conforto, ma improvvisamente alle loro spalle sopraggiungono due giovani marocchini che iniziano a colpirli con testate, pugni e calci. Lanfranca riesce a scappare e giunto di corsa all’altezza della pizzeria La Pace in piazza Erbe allerta il 112. Il suo amico, invece, ferito non riesce ad alzarsi e viene rapinato dello zaino. A quel punto i due uomini e la donna, loro complice, si allontanano. Subito dopo sopraggiunge la prima pattuglia di carabinieri ai quali vengono compiutamente descritti i tre banditi. Nel giro di poco più di un’ora vengono individuati uno dei due giovani e la ragazza e, poco dopo, in zona Dellepiane, anche il terzo complice. Mentre i primi due si lasciano ammanettare tranquillamente, il terzo tenta di fuggire lungo i binari e, una volta raggiunto, ingaggia una dura lotta con gli uomini dell’Arma sferrando loro pugni e calci, procurando ad un maresciallo e ad un appuntato lesioni giudicate guaribili in 6 giorni. I tre sono marocchini e tutti irregolari, H.F. di 22 anni la giovane falsamente violentata, H.A. di 23 entrambi abitanti in provincia di Como e E.A.Y di 27 anni, senza fissa dimora. Le indagini hanno permesso di appurare che i tre erano su un treno senza biglietto e sono stati fatti scendere dal controllore proprio nella nostra stazione. Pedalino ha dovuto far ricorso alle cure dei sanitari del pronto soccorso per una frattura allo zigomo mentre Lanfranca ha avuto lievi contusioni: guariranno rispettivamente in 30 e 6 giorni. I tre si trovano ora in carcere.