DA CASALNOCETO ANCORA LAMENTELE: “LASCIATI SOLI DALL’AMMINISTRAZIONE” 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   06/11/2019 00:00:03 

 

Due settimane fa abbiamo pubblicato un breve articolo nel quale riportavamo le lamentele giunteci per telefono da parte di alcuni abitanti di via Papa Giovanni XXIII che lamentavano (lamentano) di essere stati abbandonati da comune e protezione civile. Venerdì 25 mattina abbiamo subito ricevuto la telefonata del sindaco Cetta che affermava, con decisione, che l’articolo era errato e che l’amministrazione comunale aveva fatto tutto quello che era nelle sue possibilità. Nella stessa mattinata abbiamo pubblicato sulla nostra pagina Facebook il comunicato per le richieste di risarcimento danni. Al momento in cui scriviamo queste note, però, non abbiamo ancora visto all’albo pretorio del comune di Casalnoceto ordinanze o determinazioni per affidare lavori di pronto intervento, mentre gli altri comuni colpiti dall’alluvione hanno prontamente provveduto. Nel frattempo ci sono giunte dagli abitanti della via cinque lettere, il cui contenuto non è integralmente pubblicabile, tutte molto critiche verso l’amministrazione comunale.

 

In una, a firma M.D. si legge “carissimo sindaco Giuseppe Cetta, gli abitanti di via Papa Giovanni XXIII il 23 ottobre scorso avrebbero voluto farle recapitare un regalo dinnanzi alla sua abitazione: 15 camion di macerie, mobili, auto, moto, elettrodomestici, vestiti, scarpe ma soprattutto ricordi della propria famiglia. Solo il buon senso ci ha fermati. Dopo l’alluvione del 13 ottobre 2014 le stesse famiglie avevano richiesto interventi per mettere in sicurezza la zona. Pochissimo è stato fatto! E la stessa esperienza si è ripetuta il 21 ottobre 2019. Ora però c’è una novità: le famiglie non hanno più la forza e la volontà di ricostruire il futuro dei proprie figli a Casalnoceto. Questa lettera signor sindaco è stata scritta per farle sapere quello che Lei avrebbe dovuto vedere coi suoi occhi la mattina del 22 ottobre. Fare il sindaco oggi è difficile. Non è un passatempo, bisogna essere presenti dove c’è bisogno d’aiuto e non solo ai festeggiamenti di qualche ricorrenza. Un grazie di cuore ai giovani che hanno portato in salvo bambini e donne rischiando la propria vita”.

 

Un’altra lettera, a firma L.C. afferma: “Non è la prima volta che mi trovo in una situazione simile: già cinque anni fa il complesso di villette in cui risiedo è stato vittima di alluvione. Tuttavia di nuovo ho dovuto provare le stesse emozioni: la paura di perdere la mia casa, ma soprattutto le persone che amo, ovvero la mia famiglia…. Il dispiacere di vedere sul volto dei miei vicini la medesima disperazione. E’ stato infatti orribile essere costretta ad evacuare e dover abbandonare tutto quello che abbiamo costruito e RICOSTRUITO negli anni con molti sacrifici, non essendo certi di ritrovarlo al nostro rientro. Ho ricevuto solidarietà da persone estranee e percepito indifferenza da parte di chi invece avrebbe avuto il DOVERE di prestare aiuto: mentre membri della Protezione Civile erano al sicuro sul ciglio della strada a lamentare il fatto di svolgere un servizio non retribuito, due giovani (Matteo Vegezzi e Giovanni Bergaglio che avrebbero potuto benissimo essere altrove a divertirsi) erano immersi fino alla vita nel fango, per prestare soccorso, a chi come noi ne aveva bisogno. Allo stesso modo, alcuni membri della comunità hanno dedicato il loro tempo e i loro sforzi agli alluvionati nei giorni successivi aiutandoci a ripartire; al contrario le autorità comunali, non solo non hanno prestato aiuto, ma non si sono nemmeno RECATE sul posto a valutare l’entità dei danni (se non dopo le nostre continue lamentele). In ogni caso non sarà questo a scoraggiarci: anche stavolta sapremo rialzarci, ma la voglia di ricostruire non c’è più a differenza dell’alluvione del 2014, quando ci abbiamo creduto, dando fiducia a chi ci ha fatto promesse ma NON LE HA MANTENUTE. La mia è solo la testimonianza di chi ha vissuto in prima persona questo “dramma”, in un paese guidato da persone assenti e indifferenti ai bisogni dei loro cittadini, un paese che se mi fosse possibile, abbandonerei senza rimpianti”.

 

Una terza oltre alle consuete lamentele ringrazia “quel carabiniere, di cui non conosciamo il nome, che ha partecipato a portare in salvo e a mettere in sicurezza sei bimbi e ad un signore albanese nostro concittadino” e ricorda ancora i due ragazzi amici che “più volte sono tornati nell’acqua, sono scappati con l’acqua alla gola portando in salvo bambini ed animali”.

 

Infine riportiamo anche questa lettera: “Oggi è sabato ed un bel sole splende su Casalnoceto ma non scalda il cuore di quella ventina di famiglie di via Papa Giovanni, Residence Paradiso, colpita dall’alluvione. Famiglie che, IGNORATE, dall’amministrazione comunale, da SOLE con l’aiuto di pochi amici e familiari, hanno spalato via di nuovo dopo 5 anni, fango, cose preziose e meno importanti, ricordi di una vita rimasti dalla scorsa alluvione. Tra l’altro qualcuno si permette anche di fare dell’ironia su questo fatto: chi ha comprato casa in quella zona, doveva sapere a cosa andava incontro! Peccato che sempre un’amministrazione  comunale, un’altra certamente, aveva dato permessi ed incassato oneri d’urbanizzazione. Quegli amministratori comunali che dovrebbero tutelare il cittadino, essere al suo servizio, non per vana gloria, tutelare l’ambiente. AMAREZZA e SDEGNO!”. 

 

Resta da ricordare che tutto sarebbe pronto per avviare i lavori, che “inizieranno entro l’inverno” per lo scolmatore della roggia Ligozzo, che causa tutti questi danni. Tutto è fermo, secondo l’amministrazione, perché un privato non ha concesso 120 metri per allargare il fosso (ma non esiste l’esproprio in questi casi?). Comunque i lavori prevedono che le acque della Ligozzo siano scaricate nel Curone e i lavori sono già stati appaltati e costano 140 mila euro, di cui 40 mila con finanze comunali, il resto con contributo regionale.