“CARA SORELLA QUEST’OGGI VIVO ANCORA...” 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   06/11/2019 00:00:07 

 

Domenico Bergaglio morirà il giorno dopo nella 6ª battaglia dell’Isonzo - A 101 anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale

 

Il 1916 fu probabilmente l’anno più drammatico della Prima Guerra Mondiale. Il fronte principale fu la zona di Gorizia e dell’Isonzo, dove, tra il 1916 e il 1917 si susseguirono le cosiddette 12 battaglie dell’Isonzo che ebbero il loro epilogo con la rotta di Caporetto. La lettera qui riportata fu scritta il 7 agosto 1916, a ridosso dell’inizio del sanguinoso scontro della sesta battaglia dell’Isonzo, e descrive con toni altamente drammatici la realtà della guerra da chi la viveva in prima persona, anzi, la lettera rappresenta un presagio dell’imminente fine di chi la scrisse e del di lui fratello. Infatti il sergente maggiore Domenico Bergaglio (nato e abitante alla Cascina Fossaghello di Costa Vescovato il 26 febbraio 1893) scrive a casa proprio il giorno prima di essere mortalmente ferito, mentre il fratello Livio, soldato (nato l’11 novembre 1895), avrebbe perso la vita solo una settimana dopo. Entrambi erano in forza rispettivamente al 205° e 206° reggimento della brigata Fanteria Lambro che in quei giorni era impegnato sul fronte del Medio Isonzo. Il 6 agosto 1916 la Brigata Lambro fu lanciata all'assalto delle trincee del Dosso del Bosniaco, una località posta proprio a ridosso dell'attuale ossario di Oslavia. Tra caduti in battaglia, feriti mortalmente e dispersi, la Brigata subì gravissime perdite pari a 33 ufficiali e circa 1.200 soldati. Il 14 agosto fu protagonista di assalti, senza successo, verso la collina della Castagnavizza. Per queste azioni, e per il massacro del 6 agosto, la Brigata fu insignita della Medaglia d’argento al Valor militare. Sicuramente i due fratelli furono feriti mortalmente nel corso dei due combattimenti. A Domenico fu assegnata la medaglia di bronzo al V.M., di cui, nonostante le ricerche, purtroppo si sono perse le tracce, come non è stata trovata traccia dei loro resti, probabilmente conservati nel cimitero militare di Oslavia (ora in Slovenia), dove riposano i resti dei 57 mila caduti nella zona di Gorizia e Monte Sabotino, dei quali ben 35 mila sono combattenti classificati ignoti. I due militari erano cugini in primo grado di mio padre e la lettera mi fu consegnata dalle pronipoti Gabriella Bergaglio e Rosetta Bergaglio, pure esse originarie di Fossaghello, che ringrazio. Come un sincero ringraziamento va al Gruppo di Ricerca Storica Isonzo, ed in particolare all’ing. Bruno Pascoli, che con estrema sollecitudine mi hanno inviato le preziose informazioni richieste.

Armando Bergaglio

Zona di Guerra

6 agosto 1916

“Cara sorella,

quest’oggi vivo ancora ma forse sarà l’ultima delle mie lettere che tu ricevi. Sono in un posto troppo pericoloso che è impossibile che me la scampi, ma, pazienza, siamo comandati, bisogna andare. Mi vedo il ferro della morte che mi conduce al sepolcro.

Cara sorella ti chiedo perdono di tutti i mali che io ti ho fatto. Perdonami, che io ti amo sino alla morte. Io morirò, e se Dio mi prende in cielo pregherò per te per poter un giorno vederci te e l’intera famiglia.

Quando partii ricordo che voi piangeste tanto, ma che volete fare? Siamo qui tutti al pericolo affaticati, stanchi. Siamo sotto terra come i topi, fame, freddo che se mi vedessi non lo dici di sicuro che sono tuo fratello.

Siamo sotto il monte Sabotino e loro sono sopra: come vuoi che me la scampi questa volta? Se vado a fare l’avanzata poi non ci sono più. Iddio mi ha dato ancora la fortuna di andare a trovare il mio fratello Livio e lo baciai nel viso e nelle mani e gli ho risposto che sarà l’ultima volta che lo vedo e lo salutai con le lacrime agli occhi e poi me ne sono andato al mio destino.

Prega, o cara sorella, prega giorno e notte pei tuoi fratelli che si trovano troppo in disperazione, pensa pure male tanto tanto, ma non ti puoi immaginare come mi trovo.

Ti do questa croce da portare ma portatela volentieri che Iddio ha lasciato che chi non porta la croce su questa terra la porta nell’altro, solo so che debbo morire ma morirò con il nome di Dio e della Beata  Maria Vergine con il tuo caro nome e con il nome dei genitori e fratelli e sorelle. Fin che avrò vita avrò questi nomi sulle labbra.

Nella notte passata mi son sognato che ero morto e dopo otto giorni era morto il fratello Livio eravamo in cielo e vedevamo voialtri che eravate disperati, angosciati, nel pianto ma io vi ho detto: che cosa piangete? E’ lo stesso, e poi mi sono svegliato e tutto non era vero, verrà vero questo sogno? Tutto può darsi.

Addio, o cara sorella, prega ma non piangere, perché non si può cambiare.

Ti prego di non lasciar vedere questa lettera ai genitori. Saluti e baci non te li posso più dare in faccia. Io non tralascerei più di scriverti fin che sono al mondo ma in questo foglio non mi resta che salutarti te e tutti in famiglia e baciandovi tutti mi dico 

Tuo affe- fratello

Domenico”

BERGAGLIO DOMENICO di Giovanni Battista (di Domenico) e Castellano Luigia. Nato a Costa Vescovato (Fossaghello) il 26  febbraio 1893. Morto a Gorizia il 7 agosto 1916 (il gemello Giuseppe è deceduto dopo la nascita).

BERGAGLIO LIVIO di Giovanni Battista (di Domenico) e Castellano Luigia. Nato a Costa Vescovato (Fossaghello) l’11 novembre 1895. Morto a Gorizia (Borgo….) il 14 agosto 1916.