INTERVENTI CHIRURGICI: UNA SEDUTA A SETTIMANA PER CHIRURGIA E UNA OGNI DUE PER ORTOPEDIA! 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   27/11/2019 00:00:19 

 

250 pazienti in lista di attesa ma mancano anestesisti, cardiologi e radiologi. Perchè Acqui con un bacino più piccolo ha ben cinque cardiologi?

 

Incontro “variegato” quello tenutosi lunedì 18 in comune tra il sindaco Chiodi ed i sindaci del Tortonese: numerose, infatti, sono state le tematiche affrontate, dal post alluvione ai rifiuti, dall’ospedale cittadino alle nuove nomine in Cisa e Amias. L’ospedale cittadino è stato l’argomento di apertura dell’incontro: il sindaco Chiodi, dopo aver comunicato che il prossimo 2 dicembre l’assessore regionale alla Sanità Icardi sarà in città a visitare il nostro nosocomio, ha sinteticamente riportato le problematiche emerse dall’incontro avuto pochi giorni prima con il commissario Asl, “collaborativo a parole” e si spera anche nei fatti. Innanzitutto la carenza, come già da noi scritto, di anestesisti (scesi da 12 a 7, problema questo nazionale non strettamente tortonese), di radiologi (solo 3) e di cardiologi (scesi da 4 a 3 ma presto sarà solo 1) che consente di garantire una sola seduta settimanale per chirurgia e una ogni due settimane per ortopedia a fronte di una lista di attesa di ben 250 pazienti. A tal proposito, l’idea sarebbe “meno complessità, più interventi”, cioè effettuare interventi meno complessi ma in numero maggiore: così facendo, però, a nostro avviso, si rischia di perdere gli ottimi professionisti, soprattutto primari, ora attivi in ospedale. Per cardiologia, invece, le soluzioni percorribili sarebbero o l’assunzione a gettone dal settore privato oppure, preferibile a detta di Chiodi e del commissario Asl, fare di Tortona una “sede” distaccata di Novi, garantendo così la presenza del cardiologo in Medicina. L’unica notizia positiva è che il centro analisi cittadino resta. Chiodi ha poi chiarito la sua posizione sulla tanto annunciata Fisiatria: o viene aperta, una volta per tutte, o se salta le contropartite accettabili sono che Tortona torni ad essere un Dea (pronto soccorso con due medici per turno) dello stesso livello di Novi, o che vengano riaperte Cardiologia o Neurologia: null’altro. Oltre a ciò Tortona ha chiesto più ore ambulatoriali, 2 cardiologi in più (visto che Acqui, pur avendo un bacino più piccolo rispetto a Tortona, ne ha 5) e medici “mirati” solo per il Pronto Soccorso, così da non dover di volta in volta privare gli altri reparti di un medico per affrontare le emergenze del Pronto Soccorso stesso. Si è poi passati a parlare del post alluvione: annunciato che la Regione ha stanziato 17 milioni a copertura dei danni, l’incontro si è un minimo acceso sulla necessità o meno di dare seguito alla proposta, avanzata nel precedente incontro del 4 novembre, di creare un “comitato di sindaci” per ogni zona dell’Alessandrino: con non poche riserve e molte perplessità, i presenti, pur essendo poco inclini a creare tale comitato, hanno comunque indicato come componenti, oltre al sindaco di Tortona (centro zona), i sindaci dei comuni più colpiti dall’alluvione del 21 ottobre scorso cioè Casalnoceto, Monleale, Viguzzolo e Villalvernia. Designazione poi risultata inutile in quanto nella riunione di mercoledì 20 nulla è stato detto nè deciso in merito. Per quanto riguarda il Cisa, l’assemblea dei sindaci di giovedì, con il giornale già in stampa, era chiamata a nominare il nuovo segretario (sicuramente sarà nominato Salvatore Pagano, neo segretario tortonese) mentre in Amias, dopo le dimissioni di Gianni Mutti, servirà individuare il nuovo amministratore unico: anche in questo caso si è deciso di proporre un candidato di Tortona. Infine, in tema rifiuti, tutti i sindaci presenti erano concordi sulla necessità che venga stipulato un nuovo contratto con Srt in cui vengano dettagliatamente indicati quali siano e quanto incidano sulla tariffa finale i “costi fissi” (ad oggi nebulosi), mentre in merito al paventato aumento delle tariffe da parte di Srt (da 149 euro/t a 177,6 euro/t) le soluzioni poste sul piatto sono state due: la redistribuzione da parte di Srt del fondo accantonato (1,7 milioni) o il congelamento della quota fino al 1° aprile prossimo quando tutti i comuni interessati avranno stabilito il proprio metodo di raccolta rifiuti (Porta a Porta spinto, prossimità, ecc). Quest’ultima soluzione, caldeggiata da Chiodi e da tutti i sindaci intervenuti lunedì sera, nella riunione di Srt svoltasi martedì 19 è stata votata dal 57% dei presenti. A questo proposito il sindaco Chiodi ha dichiarato: “La richiesta di congelare le tariffe è stata una scelta obbligata, determinata dalle criticità imposte da questa fase di transizione a un metodo di raccolta dei rifiuti che garantisca una maggiore percentuale di differenziata ed un maggior riciclo, in ottemperanza alla normativa vigente. Purtroppo i piani finanziari preventivati da Srt a fine 2018 si sono discostati notevolmente dalla realtà dei fatti e l’unico modo di contenere la spesa per i cittadini è stato quello di bloccare la tariffa al 2018. Srt, prudentemente, ha costituito un fondo di riserva proprio per affrontare questa fase di transizione a cui potrà attingere per ripianare gli effetti negativi che questa decisione apporterà ai suoi bilanci, preservando l’integrità della nostra partecipata, evitando un aumento incontrollato della Tari per i cittadini tortonesi, così come per molti altri comuni del nostro bacino. Rimane l’annoso problema della riduzione del contributo per la minor quota di rifiuto indifferenziato conferito in discarica, un calo fisiologico per un sistema che mira ad aumentare la differenziata. Auspichiamo che Srt provveda a modificare il suo piano industriale in modo da rendere sostenibile questo cambiamento”.