IL PRESEPE A SANT’AGATA FOSSILI - FEDE E ARTE FIRMANO IL NATALE 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   23/12/2019 00:00:04 

 

La chiesa parrocchiale di Sant’Agata Fossili, all’insigne arte pittorica del Gambini annovera l’arte scultoria di Don Leopoldo Corazza, parroco nella seconda metà dell’Ottocento. Di lui si conservano due Crocefissi, la scultura lignea policroma raffigurante S. Agata (1857) e un Gesù Bambino. Altre sue opere sono sparse in Piemonte e Liguria. Attualmente risiede in paese, emulo si direbbe di Corazza, lo scultore Nedo Poggio. Sue opere si trovano anche in Vaticano presso l’Archivio Segreto, denominato ultimamente Archivio Apostolico, di cui è Prefetto il vescovo monsignor Sergio Pagano, cittadino onorario di Sant’Agata Fossili e storico archivista tanto noto e stimato anche a Tortona. Lo scultore Nedo assomma in sé doti di riservatezza, di umiltà, d’introspezione, d’intelligenza e di profondo sentimento: vero artista. Amante della natura e del tempo ammira tutto ciò che si chiama «antichità». Per lui la misura del tempo è l’albero, il tronco. Ne conosce i segreti. Anche l’albero ha un’anima? Qualcuno l’ha affermato sostenendo che “lo scultore estrae l’anima della materia”. Evidentemente il termine anima ha qui un proprio significato. Sta di fatto che la grande sfida dell’artista è quella di indagare nel segreto della materia. Come affermava il grande pittore catalano Joan Miró: ”L’arte non ha il compito di descrivere il visibile, ma di cogliere nel visibile l’Invisibile”. Allora, mi domando: cosa verrà fuori dal tronco di dieci quintali antistante al laboratorio dello scultore Nedo? Entrando nel suo atelier scopro con stupore che da un tronco simile, sono usciti un San Giuseppe e una Madonna a grandezza naturale, tre angeli e quel bimbo che innamorano. Faranno Natale quest’anno nella chiesa parrocchiale di Sant’Agata, scossa fortemente dal terremoto dell’11 aprile 2003, di cui i segni devastanti sono ancora in qualche angolo visibili. Il gruppo che San Francesco a Greccio ha chiamato “presepe” sarà lì, in presbitero, al posto dell’altare ligneo portatile, ai piedi dell’altare “maggiore” marmoreo. Alla messa di Natale il presepe si fa Betlemme. Sulla mensa si rinnova il prodigio (miracolo eucaristico) del Bimbo Gesù vivo e vero tra noi. Nato umanamente dal tronco di Jesse, albero genealogico di Gesù a partire da Jesse, padre del re Davide. “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore (Isaia, 11)”. Papa Francesco da Greccio, nel Santuario del Presepe, il 1° dicembre, ci ha detto: “Il presepe ci fa vedere, ci fa toccare questo evento unico e straordinario che ha cambiato il corso della storia, e a partire dal quale anche si ordina la numerazione degli anni, prima e dopo la nascita di Cristo. La notte di Natale del 1223 san Francesco, con la semplicità di quel segno, realizzò una grande opera di evangelizzazione, che consiste nel riproporre la bellezza della nostra fede con semplicità. Greccio diventa un rifugio per l’anima che si nasconde sulla roccia per lasciarsi avvolgere nel silenzio… Alla scuola di San Francesco, apriamo il cuore a questa grazia semplice, lasciamo che dallo stupore nasca una preghiera umile: il nostro grazie a Dio che ha voluto condividere con noi tutto per non lasciarci mai soli”. Evviva la bella tradizione del presepe: in famiglia, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze. È il “Mirabile segno” che supporta il nostro Buon Natale.

Francesco Giorgi