ALESSANDRIA: UNA PROVINCIA DISASTRATA 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   23/12/2019 00:00:09 

 

Come ogni anno Il Sole 24 Ore, il maggior quotidiano economico italiano, pubblica a fine dicembre l’indagine sulla qualità della vita nelle 107 province italiane. I dati che emergono da questa 30ª edizione sono purtroppo molto brutti per la nostra provincia che si piazza all’83° posto con 448,54 punti (Milano al primo posto ne ha 587, Caltanissetta all’ultimo 410) ed abbiamo perso ben 21 posizioni rispetto all’anno precedente (peggior posizione degli ultimi 30 anni)! In più c’è da rimarcare che solo la provincia di Imperia, all’89° posto, tra le province del nord Italia sta peggio di noi. L’indagine poi si suddivide in varie “tappe” e noi partiamo da quella più favorevole che riguarda “ricchezza e consumi”. In questo settore, che comprende come parametri di valutazione, ad esempio, il valore aggiunto per abitante, l’entità dei depositi bancari pro capite, la rata media mensile dei mutui, o finanziamenti attivi, il prezzo medio di vendita delle case ed i canoni medi di locazione, l’importo medio delle pensioni di vecchiaia, la spesa delle famiglie per il consumo di beni durevoli, i protesti pro capite, il reddito medio complessivo per contribuente e la variazione del reddito medio dei contribuenti dal 2007 al 2017, ci siamo classificati al 17° posto, con 585,77 punti contro i 652 di Aosta, che è al primo posto, migliorando rispetto allo scorso anno. Vediamo ora, invece e purtroppo, dove la nostra provincia si classifica addirittura all’ultimo posto su 107 con 315 punti (34ª nel 1990, 79ª lo scorso anno), mentre Trento al primo posto ne ha 642, ovvero più del doppio di noi: si tratta del parametro che riguarda ambiente e servizi. Tra i parametri presi in considerazione, l’indice del clima, che ci vede al 103° posto, la spesa sociale degli enti locali, la qualità dell’aria parametrata sulle Pm10 (in questo caso siamo in 102ª posizione con 23,81 punti, ovvero una media di 34,50 microgrammi per metro cubo contro i 1.000 punti di Massa Carrara), la capacità di depurazione dell’acqua, la produzione pro capite di rifiuti urbani, la raccolta differenziata, il consumo di farmaci per asma, diabete, ipertensione, l’emigrazione ospedaliera. Sintomatico del nostro stato “comatoso” nel settore della sanità è che siamo al 105° posto per la presenza di medici di medicina generale (0,62 ogni 1.000 abitanti contro 1,38 di Nuoro che è al primo posto). Ci classifichiamo, invece, al 70° posto per affari e lavoro, anche in questo caso perdendo posizioni (54ª posizione nel 2015); nel nord Italia solo Verbano Cusio Ossola e Sondrio sono peggio classificate; i parametri presi in considerazione consistono, tra gli altri, in tasso di disoccupazione (generale e giovanile), gap tra occupazione maschile e femminile, tasso di inattività, copertura banda larga, imprese registrate ogni 100 abitanti, o in fallimento, imprenditorialità giovanile. Stiamo un po’ meglio per il settore “giustizia e sicurezza” posizionandoci al 52° posto (ma perdendo posti in classifica rispetto al 2018 37°) ed in quello di “cultura e tempo libero” ove siamo al 54° posto (34° 2018). Infine c’è da ricordare il settore “demografia e società” che ci vede perdere moltissimi posti e posizionarci  quart’ultimi seguiti da Genova, Ferrara e Savona (al 12º posto nel 1990). Ma quel che è peggio è che tra i vari parametri che compongono questo settore ve ne sono due che ci vedono in ultima posizione: il tasso di mortalità pari a 14,7 morti ogni 1.000 abitanti (Cagliari al primo posto ne ha 8,1) e per mortalità per tumore, con 20,18 ogni 1.000 abitanti in cinque anni (Sassari, al primo posto, ne ha 10,32). Insomma, non ci facciamo proprio una bella figura!