LA CURIOSA SFIDA TRA VIGILI DEL FUOCO E TECNICI DELL’ACQUA 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   23/12/2019 00:00:11 

 

Avvenne nel cortile del municipio

 

Che gli spazi pubblici fossero spesso utilizzati come campi di calcio è un malvezzo che risale molto addietro nel tempo, tanto che nelle norme sull’ordine pubblico periodicamente pubblicate o aggiornate nel corso dell’Ottocento, compariva regolarmente il divieto di tale uso improprio delle vie e delle piazze. La strada, soprattutto per i giovani, nel bene e nel male, era una scuola di vita. Ma anche di divertimento. Le norme sull’ordine pubblico emesse il 7 maggio 1830, all’art. 28 recano il titolo ‘Gioco del pallone’, dove viene richiamato il divieto di tale gioco nei luoghi pubblici, divieto ribadito all’articolo 73 dal nuovo ‘Regolamento di pubblica igiene e pulizia urbana’ del 1871 (“E’ proibito di giuocare sulle piazze, lungo le contrade, i portici ed i viali alla palla, al pallone, alle boccie od altro giuoco qualsiasi da cui possa venir danno o molestia ai passanti”). Evidentemente si trattava di lettera morta se sull’argomento ritornava alla carica il periodico “Il progresso tortonese” (23 aprile 1913) che, in un trafiletto dal titolo “Un inconveniente sportivo”, scriveva testualmente: “Che gli sport siano un utile esercizio per il corpo non è neppure da discutere, ma che essi vengano quotidianamente esercitati nelle pubbliche piazze e nelle vie appartate della città è, credo, non permesso dai regolamenti di Polizia Urbana. Il popolare  football è ormai giocato dappertutto e il cittadino mal cauto che avesse la ventura di attraversare una delle nostre piazze o vie correrebbe il rischio di ricevere qualche palla di cuoio o di straccio sul capo, senza contare la gazzarra indiavolata di giocatori che delizia le orecchie del vicinato. Non si potrebbe evitare l’inconveniente?”. Ed i vigili avevano il loro daffare a reprimere questo abuso, al punto che in un loro rapporto al Comando scrivevano: “In data odierna - 4 luglio 1949 - venne consegnato al magazziniere Pensa Giuseppe n° 11 palle elastiche di gomma sequestrate a diversi ragazzi che giuocavano nelle pubbliche vie della città.” La palle, oggetto del sequestro, venivano di solito portate ai bambini dell’orfanotrofio dell’ospedale. Ma non c’erano solo i bambini e non c’era solo la strada. C’erano anche gli adulti, che per il gioco del calcio avevano scelto addirittura il cortile dell’ex Municipio (in via Ammiraglio Mirabello), che - ricordiamolo - allora comprendeva anche lo spazio ora occupato dalla Piazza Iulia Dertona, in via Montemerlo, ed era delimitato, in fondo, da un alto portico dove era ospitato il comando dei vigili del fuoco ed erano ricoverati i loro mezzi. Orbene, era consuetudine che, nell’intervallo tra l’orario mattutino e quello pomeridiano, alcuni dipendenti del comune  (dopo aver consumato un veloce pranzo tra le mura del municipio) sceglievano quell’area per i classici quattro calci al pallone in attesa di rientrare in ufficio. Ma quella volta, il 25 marzo del 1949, era andata male: infatti una pallonata un po’ maldestra aveva centrato la porta d’ingresso della scuola di musica, frantumando un grosso vetro, appena dopo che una bambina era entrata e, fortunatamente, era già in fondo al corridoio. La cosa, tuttavia, non mancò di preoccupare il maestro Chiaia, direttore della scuola di musica, che, presa carta penna e calamaio, non esitò a scrivere al Sindaco Silla informandolo dell’accaduto. “Ieri, poco dopo le 14, è accaduto un incidente che avrebbe potuto avere delle conseguenze gravi. E’ consuetudine che dei giovani e anche degli adulti si divertono al gioco del pallone proprio nel cortile del Municipio e, appunto, durante tale gioco la palla andò a finire contro la porta d’ingresso della Scuola di Musica….”. Fortunatamente non si ebbero conseguenze, “poiché se la ragazza si fosse fermata vicino al portone, senza dubbio avrebbe ricevuto sulla faccia una pioggia di vetri frantumati, riportando lesioni, con tutte le conseguenze che Ella può immaginare.”  Il maestro chiedeva, quindi, un intervento del sindaco per impedire a quei giovani di giocare nel cortile del municipio. Il sindaco incaricò l’ufficio di Polizia di fare ‘accurate indagini’. Sollecita la risposta del Comandante Ponzano al maestro Chiaia. “Il vetro di ingresso della scuola di musica venne rotto dal Capo Ufficio dell’Acquedotto, il Signor Taverna, con una palla mentre la lanciava ad un vigile del fuoco. Vennero diffidati i Vigili del Fuoco che nel cortile adiacente al loro comando non venga più giocata la palla e neppure il pallone. Il vetro verrà immediatamente rimesso a cura del Signor Taverna”.  Evidentemente, in quella sfida, il vigile del fuoco aveva sconfitto il tecnico dell’acquedotto, ma poi, ne seguì la squalifica del campo da gioco a tempo indeterminato… Non si parlò più di calcio ma di quell’episodio è rimasta memoria nell’archivio storico del comune.

Armando Bergaglio