“L’OSPEDALE PUÒ DIVENTARE UN POLO DI ECCELLENZA SANITARIA” 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   23/12/2019 00:00:22 

 

Parla il direttore del Policlinico di Monza

Giancarlo Perla ha incontrato giovedì i sindaci del Tortonese. Cosa si può fare già dal 2020

 

Giovedì 19 al Cisa si è svolta una importante e particolare riunione dell’assemblea dei sindaci. Prettamente legato al mandato del consorzio all’ordine del giorno vi era l’approvazione del piano programma e del bilancio di previsione, con un aggiornamento sulla gestione del reddito di cittadinanza. Ma al secondo punto era elencato un incontro con il direttore generale del policlinico di Monza, Giancarlo Perla. Dopo la visita dell’assessore Icardi al nostro ospedale si è riaccesa l’attenzione circa il futuro della struttura sanitaria e verso le possibili soluzioni della sua gestione. Il Policlinico di Monza, gruppo che in Piemonte è proprietario di sette cliniche, ha manifestato il proprio interesse a gestire, in tutto o in parte, il nostro ospedale. Ne riparliamo con il direttore generale Giancarlo Perla.

 

Dott. Perla, in questa settimana lei ha visto l’assessore Icardi e ha incontrato, giovedì, i sindaci del Tortonese. Cosa c’è di nuovo per l’ospedale di Tortona?

Con l’assessore si è parlato dell’ortopedia di Novi Ligure. Abbiamo presentato il nostro progetto che sarà oggetto di valutazione e quindi, se ritenuto di pubblica utilità, sarà bandita la gara. Nel frattempo garantiamo il nostro impegno per il mantenimento in attività del reparto fino all’assegnazione. Novi e Tortona fanno parte dello stesso distretto sanitario e quindi le tematiche riguardanti i due ospedali sono strettamente collegate. Le scelte di programmazione sanitaria degli anni passati hanno privilegiato Novi penalizzando Tortona. Il risultato più evidente è la forte crescita di mobilità passiva soprattutto per la specialità di ortopedia, riabilitazione motoria e cardiologia. Parliamo di alcuni milioni di euro che il Piemonte paga ogni anno alla Lombardia. L’assessore Icardi ha ben chiaro il problema e sa che il saldo della mobilità deve essere azzerato altrimenti la Regione rischia di ritornare a breve nel “piano di rientro”.

 

E con i sindaci della nostra zona di cosa avete parlato?

Sono stato invitato ad esporre quelle che per ora sono solo le idee del nostro gruppo sul possibile futuro dell’ospedale. I sindaci sono i responsabili della salute delle collettività che amministrano, è naturale quindi che siano preoccupati del lento decadimento della struttura sanitaria del territorio. La revisione della rete ospedaliera effettuata nel 2014 ha lasciato a Tortona sostanzialmente tre reparti di degenza: medicina, chirurgia e ortopedia, ottimamente guidati da primari di elevato profilo professionale e con equipe di medici seri e preparati. Sono stati però cancellati reparti eccellenti come la cardiologia che era stata diretta dal dottor Freggiaro e la rianimazione realizzata dal dottor Allegrina. Qualche volta la politica si dimentica che per costruire ci vogliono anni di lavoro e sacrificio e per distruggere basta un solo atto. Una modifica degli attuali assetti presuppone che ci sia la volontà politica, la verifica della sostenibilità economica e in ogni caso tempi lunghissimi. L’intervento privato è invece risolutivo ed immediato. Però a scanso di equivoci intendiamoci: l’ospedale resta pubblico, potrebbe solo avere una gestione privata.

 

Quindi qual è il vostro progetto per rilanciare l’ospedale?

Non parliamo ancora di progetto: per ora sono solo delle idee. Se la Regione deciderà di avvalersi di noi, potremo trasformarle in una organica proposta sulla quale confrontarci con i sindaci, la direzione generale dell’Asl ed i vertici politici della Regione, senza dimenticare le organizzazioni sindacali dei dipendenti ed i medici di base. Sono proprio i medici di base che devono sostenere l’ospedale e lavorare in forte sinergia con la struttura. Tra tutti i soggetti interessati si dovrà quindi sottoscrivere un patto di solidarietà, quale presupposto perché il rilancio possa avvenire.

 

Concretamente cosa vorreste fare?

Ci arrivo. Qualsiasi progetto parte dall’esame della situazione esistente, poi definisce il metodo ed infine indica i contenuti. Due cose sono prioritarie: l’attivazione del reparto di riabilitazione motoria e il ripristino della cardiologia. Per la riabilitazione è necessaria l’acquisizione della strumentazione di alta fascia mentre per la cardiologia riteniamo sia importante l’acquisto di una Tac cardiaca, oggi una angio Tac è lo strumento indispensabile per la rilevazione dello stato delle coronarie, con costi bassi e senza ricorrere a procedure più invasive. In una fase successiva il Policlinico di Monza potrà estendere la collaborazione, con il proprio centro cardiovascolare di Alessandria, garantendo la disponibilità di una reperibilità per trattare i pazienti instabili in shock cardiogeno attraverso sistemi portatili di assistenza ventricolare. Una volta stabilizzato, il paziente potrebbe essere trasferito presso la nostra struttura per il completamento delle terapie necessarie. Un servizio facile da realizzare e che sarebbe molto apprezzato è rappresentato dal potenziamento dell’oculistica. E’ assurdo aspettare quasi due anni per un semplice intervento di cataratta che viene eseguito in day surgery o in ambulatorio. Nel medio periodo si potrà prendere in esame il completamento dei servizi inserendo quelle specialità che i dati epidemiologici indicheranno come necessarie.

 

Non ci ha ancora parlato della mobilità dei pazienti.

Problema da affrontare subito e con grande determinazione: oggi la migrazione dei pazienti dei comuni di pianura si rivolge a Voghera e Pavia e di quelli di collina e montagna a Varzi. Per contenere il fenomeno è necessario garantire prestazioni di elevato livello e tempi brevi. Noi intendiamo modificare il sistema: priorità ai residenti ma anche attrazione di pazienti da fuori regione. In sostanza far diventare l’ospedale di Tortona un centro di eccellenza interregionale. Niente di speciale, solo qualità ed efficienza. Per incrementare l’attività chirurgica siamo pronti a trasferire a Tortona alcuni nostri anestesisti. Solo così si può portare in equilibrio il bilancio economico dell’ospedale assicurando la riuscita del progetto.

 

Dott. Perla lei ricopre numerosi incarichi. Come pensa di affrontare un’impresa così impegnativa?

Ho chiesto alla proprietà del mio gruppo due cose. La prima: energie umane e risorse economiche. La seconda: esonero temporaneo dalle mie attuali mansioni per dedicarmi interamente ed in prima persona al progetto. Se si verificheranno le condizioni, rinuncerò anche ai miei incarichi in Italia e all’estero e verrò ad abitare a Tortona, città alla quale mi legano ricordi remoti ed un affetto recente. In questi ultimi anni mi sono occupato, per il mio gruppo, delle relazioni politiche ed istituzionali e mi sono dedicato a congressi e convegni. Ora tornerei volentieri a fare il mestiere che conosco, la gestione operativa dell’ospedale, almeno nella fase d’avvio. Mi piacerebbe fare qualcosa di utile per Tortona dove ho vissuto da giovane nella casa dei nonni. Con gli anni il richiamo della propria terra diventa sempre più importante.

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