GLI 11 ANNI DELL’ORATORIO SAN MATTEO 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   12/02/2020 00:00:09 

 

Festeggiati alla parrocchia

 

“Era il 31 gennaio 2009 quando il vescovo Canessa, con don Romeo, inauguravano l’oratorio. Sono passati 11 anni ed è bene che noi ci ritroviamo questa sera ad ogni ricorrenza di don Bosco per fare una memoria riconoscente e grata di quell’atto solenne e di quella intuizione dei nostri pastori. Alcuni di voi non c’erano ancora, ma le cose belle hanno sempre una proiezione, sono sempre profetiche. Tanti erano piccoli e sono cresciuti con l’oratorio, tanti erano già adulti e magari sono andati un po’ più avanti negli anni, ma vedete che l’oratorio ha questa caratteristica: unisce le generazioni, i piccoli, i ragazzi, i grandi, perché l’oratorio unisce la comunità e noi a San Matteo non finiremo mai di ringraziare don Romeo e don Bosco per averlo ispirato e aver pensato per noi questo”. Con queste parole, don Claudio Baldi ha introdotto l’omelia della messa celebrata sabato 1 febbraio in memoria di san Giovanni Bosco, titolare dell’oratorio della parrocchia di San Matteo. La giornata è iniziata con un incontro di catechismo e dopo una lauta merenda sono partiti i giochi di gruppo organizzati e presieduti dagli animatori del Grest. Poi la messa e l’apericena. L’oratorio è stato voluto da don Romeo per donare ai ragazzi un punto di riferimento e di crescita. Dopo la posa della prima pietra, avvenuta il 31 gennaio 2004, anno dopo anno sono partite le varie attività: i giochi per i bambini dopo il catechismo, il Grest, i pranzi e le cene in amicizia, i momenti di riflessione e di crescita spirituale e infine l’ultimo tassello inserito da don Romeo: l’ingresso dell’Accademia Musicale. Generazioni di bambini e di ragazzi si sono susseguite con il passare degli anni, sempre nel segno di don Bosco che diceva “I giovani non siano solo amati, ma capiscano e comprendano di essere amati”. In che modo si può arrivare a questo? Lo ha suggerito don Claudio nel prosieguo dell’omelia: “Ci vogliono passione, umiltà, allegria, ci vogliono gli elementi del nostro essere cristiani: stare con i ragazzi, stabilire rapporti di familiarità, prevenire le punizioni con la vigilanza, essere inflessibili, certo, convinti, ma teneri e dolci come il miele, non sedurre i giovani, non considerarli come una proprietà, ma amarli e cercare sempre il loro bene spirituale”. Tutti insieme, con l’aiuto, il supporto, la vicinanza, il grande affetto che entrambi i parroci hanno sempre dimostrato, senza narcisismi sterili, senza competizioni e antagonismo, ma con dialogo sincero e ricerca comune si può davvero continuare a portare avanti quel sogno che da don Bosco, attraverso don Romeo, è diventato realtà e grazie a don Claudio e don Luca continuerà ad esserlo.

Alessio Rebellato