MIGLIORI 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   20/05/2020 00:00:12 

 

Forse ci stiamo avviando molto molto lentamente verso una parvenza di vita normale, verso una “normalità” che un tempo, pochi mesi fa, ci sembrava naturale e che invece ora stiamo agognando ed allo stesso tempo temendo. Agognando perchè, diciamolo chiaramente, tutti noi cominciamo a non riuscire a sostenere il peso di questo isolamento forzoso, di questo distanziamento sociale che è poi un distacco dagli affetti, dalla socialità, dall’interscambio di sensazioni, idee, umori. Temendo perchè molti di noi non sanno proprio come sarà il domani. Chi perchè ha perso il lavoro, chi, invece, perchè non sa se il lavoro che stava facendo fino a pochi mesi fa potrà essere ripreso utilmente, chi perchè già senza lavoro a.C-19 non sa proprio come potrà trovarlo d.C-19, chi, perchè teme che questo virus, contro il quale pare stiamo vincendo una prima battaglia, si arrenderà o continuerà a insidiarci, continuando la guerra. Insomma siamo in un momento di grande tensione emotiva, psicologica, e tutto ciò si riverbera sulla vita di tutti i giorni di (quasi) tutti noi. Eppure è proprio questo il momento nel quale dobbiamo considerare il futuro come un libro con le pagine in bianco, sulle quali noi soli possiamo scrivere la storia, con la nostra voglia di fare, di combattere, di ritornare alla “vera normalità”, quella che ci permetteva di uscire quando volevamo senza temere alcun nemico oscuro ed invisibile. Ecco, qualche mese fa scrivevamo che ci sarebbe stato un contraccolpo psicologico a questa pandemia, e ci pare che sia giunto il momento di annotare nel nostro personale diario questo fatto. Tutto può essere scritto e tutto può essere fatto: basta volerlo. In questi mesi nei quali ho avuto molto tempo per leggere, ho ripreso in mano un bellissimo libro di Haruki Murakami, “Kafka sulla spiaggia”, che proprio in questi giorni viene venduto in edicola per iniziativa del Corriere della Sera. Un libro non facile, hegeliano, abbastanza recente (2002) di un grande autore giapponese. Una frase mi pare possa essere d’aiuto: “quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero.” E fin qui mi pare la rappresentazione del momento che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo. Ma l’autore nelle prime venti pagine continua: “Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”. Ecco, mettiamoci il cuore in pace: non saremo più come eravamo qualche mese fa. Ma se vogliamo, se ci impegnamo, probabilmente potremo essere migliori.

Il direttore