LA TORTONA DEL POPOLO E DON ORIONE ANNI 1902-1907: “I PRETI SI AGITANO”  
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   27/05/2020 00:00:02 

 

Quest’anno la festa di San Luigi Orione è stata celebrata, per legge, a porte chiuse; noi vogliamo ricordare il santo pontecuronese con questo bello studio del nostro collaboratore Giuseppe Decarlini su alcuni giornali locali che furono decisamente critici verso Don Orione.

 

Nell’arco temporale preso in considerazione da questa ricerca il settimanale diocesano Il Popolo era la voce della Chiesa tortonese e l’alfiere del cattolicesimo impegnato nella vita pubblica, La Tortona del Popolo diffondeva l’idea socialista con punte di anticlericalismo continue e feroci.  La Tortonetta, così veniva chiamata dal settimanale diocesano, era oggetto di particolari attenzioni polemiche alle quali il periodico socialista rispondeva per le rime con la rubrica Poppoleggiando. In questo scontro con affermazioni a volte particolarmente pesanti e sgradite si trovò coinvolto anche don Luigi Orione. Il Popolo, come ho ampiamente documentato, ne seguiva con attenzione i primi passi, mentre La Tortona del Popolo non mancava di criticarlo appena se ne presentava l’occasione. Sfogliando la raccolta cartacea e digitale del settimanale socialista conservate nella biblioteca civica ne ho trovato qualche traccia.  Per la verità non era la prima volta che don Orione veniva attaccato pubblicamente da certa stampa del tempo per le sue iniziative. Già dopo l’apertura del “Colleggetto” (15 ottobre 1893) il foglio locale La Lanterna - scrive Alessandro Pronzato nel volume Il folle di Dio - «soffiava sul fuoco della polemica e non risparmiava neppure gli insulti a Orione che veniva gratificato coi titoli di “pretuncolo” e “fanatico”. Così presero corpo, in città, le accuse più strampalate». Una polemica di non breve durata che vide contrapposte La Lanterna, di matrice chiaramente anticlericale al periodico diocesano La Sveglia supportato da La Bandiera cattolica. Ma, con un breve salto nel tempo, veniamo agli anni e all’argomento che ci interessano. L’arco temporale esaminato va dal 1902 al 1907 e i pezzi “anti don Orione” sono sei. Nel n. 9 del 5 aprile 1902 nella rubrica “Cronaca cittadina” si legge: 

I preti si agitano

Nella filanda Sironi, trasformata in sala conferenze, un molto reverendo prete ha cominciato lunedì 31 marzo scorso una serie di conferenze alle filatrici collo scopo certamente bello di strapparle dalle branche dei sovversivi ed indirizzarle verso le vie della conciliazione tra capitale e lavoro, dimostrando loro magari, come ciò sia possibile anche colle 11 ore di lavoro (senza quelle prese sul conto) e con la misera liretta, dopo anni di tirocinio, di paga giornaliera. Nella prima conferenza ha parlato di confessione. In seguito poi parlerà delle cattive condizioni dei padroni, che poveretti se si reclama qualche centesimo di aumento sulla misera paga non avranno più le 10.000 lire di rendita da spendere, ma ne avranno solamente otto, se occorre poi consiglierà alle filatrici di mettersi in lega ma… sotto l’alto patronato del padrone o…del prete che fa lo stesso […].

Nel numero successivo (19 aprile 1902) viene chiaramente indicato il nome del sacerdote e nella già ricordata rubrica Poppoleggiando così è scritto: Il Popolo pretesco è commosso fino alle lacrime: le filatrici della filanda Sironi dopo le prediche di don Orione si sono accostate ai sacramenti e per rendere più splendida la funzione si è scomodato persino l’illustre presule tortonese. Povere ragazze si sono finalmente riabilitate. Poche settimane fa esse erano pel Popolo eretiche, sfacciate, disoneste; ora che in corpo si sono accostate ai preti sono diventate brave, buone ed onestissime ragazze […]. Più commovente ancora è l’altruismo ed il disinteresse del sig. Sironi che permette a D. Orione di predicare alle filatrici anche nelle ore di lavoro. Visto ormai che il carabiniere a due punte non era più sufficiente a mantenere schiave le povere filatrici sfruttate ha pensato che forse più efficace sarebbe riuscito il carabiniere in tricorno”.  In altra pagina nella rubrica I preti si agitano prosegue la polemica: I preti agitandosi portano la confusione fra i socialisti, o meglio fra i tristi e malvagi, che si annidano nella nostra città sotto l’ombra del socialismo: dice il cronista del “Popolo” cartaceo. Ed infatti ci fa sapere, con un lusso di particolari commoventi, che D. Orione, guadagnò alla religione, anche le filatrici dello stabilimento Sironi, che per essere state sobillate dai socialisti, si mostravano più avverse alla chiesa, ostentando pubblicamente la loro condotta non convenevole certo a fanciulle oneste e timorate […].  E’ da notare che il sig. Sironi permettesse al D. Orione di predicare nei locali della filanda e nelle ore di lavoro. Non si capisce come il predetto signore, così ostinato nel non voler concedere la riduzione di un’ora di lavoro all’epoca dello sciopero ora faccia gettito di altro tempo, pur esso prezioso, per pensare alla religione delle sue lavoratrici, come non si capisce pure che i signori preti, così premurosi del benessere morale delle filatrici non si siano fatti vivi quando queste lottavano per migliorare le loro condizioni o almeno si capisce benissimo tutto, preti e padroni facendo una santa alleanza si uniscono per ostacolare il miglioramento delle filatrici; solo perché pensano che quando le avranno nelle loro mani, non sarà più possibile ad esse ottenere miglioramento di sorta […] il vescovo si degna discendere fino alle filatrici, a somministrare loro il pane dei forti ed intercede presso il sig. Sironi, per il condono una volta tanto delle multe che sono una delle tante piaghe della filanda … [il padrone] non condonava le multe come aveva promesso il vescovo e solo ne fece la restituzione quando capì che la sua posizione non era ancora ben consolidata […]. Una polemica dura e un j’accuse nei confronti di don Orione certamente non meritato. Certo è che le condizioni delle lavoranti erano dure. Il setificio era stato fondato nella metà dell’Ottocento dal tortonese Alessandro Pedemonti. Rilevato e ampliato negli anni successivi al 1873 da Fernando Sironi (nativo di Briosco, località della Brianza, e già direttore dell’opificio) questi ne prosegue la gestione fino al 1912 quando ne assume la direzione il figlio Mario che ne decise la chiusura nel dicembre 1932. Il lavoro era pesante e poco retribuito. Fino agli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale l’orario era il seguente: 6,30-12 e 13,30-19. A quanto risulta dalle pagine del periodico socialista la controversia riguardava una riduzione di un’ora dell’orario e la sospensione delle multe, irrogate per qualche mancanza, che pesavano su un salario già magro. La sollecitudine nei confronti delle lavoratrici - don Luigi Orione era praticamente il solo sacerdote che si occupasse e preoccupasse della condizione operaia e che avesse un seguito in tale ambito – deflagherà potente nel maggio 1919 con il Proclama alle mondine con il testo Proletariato della risaja, in piedi!. Una pagina della storia orionina sul quale ha scritto (è in corso di pubblicazione) don Flavio Peloso al quale va la mia riconoscenza per avermelo segnalato. Torniamo, però alle polemiche cittadine. Proprio sulle multe irrogate alle operaie torna a scrivere La Tortona del Popolo il 1° maggio attaccando mons. Igino Bandi riportando quanto affermato dalle operaie: “qualche giorno dopo la vostra uscita dalla Filanda sono cominciate ancora a piovere sul nostro capo come gragnuola”. Sempre su tale argomento e atteggiamenti poco educati degli assistenti La Tortona del Popolo torna a scrivere il 23 agosto 1902: 

Tra le filandiere

Le filandiere della filanda Sironi si lamentano perché non sempre da qualche assistente viene rispettato il galateo, per le frequenti multe che vengono a taglieggiare la già scarsa paga giornaliera, e per i soprusi che in danno di qualcuna di esse si commettono. Giriamo la lamentela a chi di dovere nella speranza si voglia provvedere ad eliminare detti inconvenienti. Alle interessate intanto diciamo, fin che sarete divise, sarete sempre sfruttate ed angariate, stringetevi dunque attorno alla vostra lega […]. Ricordate: l’unione fa la forza. Nell’autunno del 1906 (così risulta dal numero del 26 ottobre) il settimanale socialista modifica lievemente la testata diventando Tortona del Popolo. Resta, ovviamente, continua e feroce la diatriba con il periodico diocesano. Per trovare nuove polemiche nei confronti di don Luis occorre giungere al 1907. Nel numero del 23 marzo il riferimento a don Orione è nuovamente esplicito: 

Prete…pericoloso  

Nel vicino borgo di S. Bernardino, un prete, che già qualche volte ha fatto parlare di sé - non per tributargli lode - ha voluto festeggiare, insieme ai suoi piccoli e grandi schiavi…della fede onomastica dell’ex parroco di Riese, ora pontefice massimo della chiesa: “Bepi” coi fuochi artificiali. Niente di male diranno i lettori, ché ciascuno è libero di dimostrare come meglio crede i suoi…santi entusiasmi. Ma il male si è che in una vicina casa qualche scintilla caduta sviluppò un principio di incendio, per fortuna presto domato. Gli interessati sono venuti da noi a lamentarsi, protestando che nonostante avessero avvertito il prete dopo i primi spari del pericolo che essi correvano, continuando i fuochi, questi o chi per lui imperterrito seguitò a dar fuoco alle …polveri e a gratificare i protestanti delle più allegre invettive. Per un prete, conveniamone, non c’è male. Si conquisterà è vero un posto in paradiso, ma vi andrà coi moccoli di quei di San Bernardino. Se di questi solamente si accontenteranno.  A firma di “Emma”, nom de plume probabilmente di un redattore spesso presente sulle pagine del periodico socialista, compare un articolo il 26 luglio particolarmente critico nei confronti delle istituzioni orionine: 

Cronaca - Note

[…] A Tortona, diretto da un prete, esiste nella borgata di S. Bernardino un “Istituto degli Artigianelli” che non è precisamente un mistero per tutti. Se ne sa qualche cosa […]. Vengono in quell’istituto osservate le norme di igiene? Viene osservato l’obbligo dell’istruzione obbligatoria? Quale trattamento si fanno ai ragazzetti là dentro e quale avvenire spetta loro? Attiguo alla chiesa di S. Michele esiste “L’Istituto della Divina Provvidenza”. Più volte passando per via Emilia m’è capitato di dover torcere il viso pel ribrezzo profondo provato alla vista di sudici uomini in saio, luride figure. I giovani di quest’istituto impressionano per la trascuratezza della loro persona, il pallore del volto, l’aria da ebeti. Mi pare non errare affermando che una volta l’autorità, in seguito ad una visita sanitaria, ebbe ad emanare ordini severi. Anche qui una visita su tutto non sarebbe opportuna? […]. A distanza di un mese il settimanale socialista torna sull’argomento: 

24 agosto 1907

Dopo che per tre numeri di seguito il nostro giornale ha richiamato l’attenzione delle autorità e del pubblico sull’Istituto degli Artigianelli qualche timida visita è stata fatta. Diciamo timida rinunziando per ora a qualificare coi veri termini l’operato dei funzionari che si fanno annunziare, come se per mettere un po’ d’ordine, almeno apparente, al direttore dell’istituto non fosse bastato il tempo trascorso dacché facemmo i primi chiarissimi accenni.

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Sicuro, i primi effetti delle nostre parole, li sentiranno proprio quei poveri ragazzi ricoverati che ricevono da un po’ di tempo a questa parte un trattamento più umano. Pensando che è solo pel bene di essi che abbiamo parlato ce ne compiacciamo vivamente.

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In questi ultimi giorni pare che alcune autorità incaricate di riferire sull’andamento di detto istituto procedano con qualche serietà, a differenza di altre che s’affannavano e s’affannano per scovare la redazione del nostro giornale come se alla “Tortona del Popolo” anziché agli “Artigianelli” dovessero fare un’inchiesta. Attendiamo. 

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Intanto ci sia lecito una domanda: l’autorità ecclesiastica, che pure sa tutto, non si muove? Non s’interessa? Non si pronuncia? Il terremoto del 28 dicembre 1908, quello di Messina e Reggio Calabria, portò don Orione lontano da Tortona per affrontare lo sforzo immane di aiutare i bisognosi, una missione che costò tante tribolazioni organizzative, ma non solo. Anche critiche sia dal mondo laico che da quello ecclesiastico. E, quello che è più grave il tentativo di tentare di infettare il “reverendissimo”. Scrive al riguardo Alessandro Pronzato: «si direbbe che nell’animo di don Orione il rasoio maledetto abbia aperto uno squarcio che non si rimarginerà più». 

Giuseppe Decarlini

 

Nelle foto: la ciminiera della filanda Sironi; Mario Sironi, proprietario della filanda omonima