INTERVISTA AL DIRETTORE GENERALE DEL POLICLINICO DI MONZA GIANCARLO PERLA: “DECLINO O RINASCITA DELL’OSPEDALE? DOPO L’EMERGENZA NULLA SARÀ COME PRIMA” 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   27/05/2020 00:00:14 

 

“Il ritorno alla normalità dovrà essere l’occasione per realizzare un centro di eccellenza della sanità piemontese, Tortona ora lo merita”

 

La settimana scorsa il commissario dell’Asl di Alessandria ci ha concesso una lunga intervista sul futuro del nostro ospedale. Oggi parliamo con il dottor Giancarlo Perla direttore generale del Policlinico di Monza che prima dell’emergenza Covid aveva manifestato l’interesse del suo gruppo verso l’ospedale di Tortona.

 

Prima di tutto come sta? Lei ha attivato tre Covid Hospital in Piemonte e lavora da due mesi in strutture che ricoverano esclusivamente pazienti contagiati. Ha avuto paura? 

Tutti abbiamo paura ma dobbiamo dominarla. Abbiamo imparato a muoverci con prudenza proprio perché consapevoli di correre qualche rischio. Ho continuato a spostarmi ogni giorno per controllare “da dentro” il funzionamento delle nostre strutture ma il momento più bello è quando alla sera torno a Tortona. Vuol sapere se ho contratto il virus? Ebbene no, o il mio sistema immunitario è perfetto o le misure di protezione sono state efficaci, o forse le due cose insieme.

 

Prima che scoppiasse l’emergenza Covid lei aveva espresso la disponibilità a gestire il nostro ospedale. Ora il direttore dell’Asl ha dichiarato che, se il privato avanzerà proposte serie, la Regione e l’Asl le prenderanno in considerazione. Siete sempre intenzionati a rilevare l’ospedale?

Ma certo ed ora c’è una ragione in più. In questi due mesi ci siamo abituati a convivere con una epidemia sconosciuta, abbiamo attrezzato “zone rosse”, abbiamo potenziato le terapie intensive, abbiamo fronteggiato un virus ignoto ed aggressivo che ha seminato paura e morte. Ora la fase critica si sta concludendo, centinaia di persone sono passate dalle nostre strutture e la maggior parte è guarita ed è tornata a casa. In Alessandria una delle nostre due cliniche ha esaurito la funzione di Hospital Covid e sta tornando rapidamente alla normalità e con la prima settimana di giugno riprenderà l’attività ambulatoriale e di ricovero in assoluta sicurezza. Anche l’ospedale di Tortona dovrà essere restituito alla città magari non subito ma nel giro di qualche mese. L’intervento di bonifica e sanificazione richiede tempi brevi e la struttura può tornare ad essere agibile e sicura. Ovviamente questo è un punto di partenza perché non basta ripristinare l’esistente ma realizzare cose più importanti.

 

E se l’epidemia dovesse nuovamente insorgere dopo l’estate?

E’ un’ipotesi da prendere in considerazione. La Regione e l’Asl stanno redigendo un piano per l’emergenza individuando in tutti gli ospedali aree attrezzate da isolare per i pazienti Covid. Per la nostra provincia tutti gli ospedali pubblici e privati dovranno garantire idonei spazi di ricovero. Non vedo la ragione di chiudere un’intera struttura: gli ospedali di Alessandria, Novi, Acqui, Ovada e Casale hanno continuato l’attività ordinaria anche ospitando pazienti Covid. E’ essenziale stabilire rigidi protocolli, Isolare le zone infette, creare percorsi sporco/pulito. Se si fanno rispettare le regole non si corrono pericoli. 

 

La riapertura dell’ospedale è un punto di partenza. Ma poi che fare?

Riattivare i tre reparti di ricovero esistenti, medicina, chirurgia ed ortopedia è scontato ma non è sufficiente. Anche aggiungendo la riabilitazione motoria già prevista ed in fase di realizzazione non si portano in equilibrio i costi gestionali. Questo significa che l’ospedale sarà sempre in disavanzo e non potrà mai avere un vero rilancio. Forse potrà riprendere l’attività ma è destinato a subire nel breve/medio periodo un lento e progressivo declino. La stesso direttore dell’Asl, che è persona seria e rigorosa, non si sbilancia e non promette nulla. Questo significa che, nella migliore delle ipotesi, l’ospedale di Tortona tornerà ad essere, non si sa quando, quello che era prima dell’emergenza. Uno scenario francamente molto riduttivo che non tiene conto dell’enorme sacrificio di tutto il personale medico ed infermieristico che in questi due mesi si è prodigato per fronteggiare la terribile epidemia.

 

Quindi l’ospedale è destinato al declino? Il Commissario dell’Asl vi ha dato atto “di aver dimostrato alta qualità clinica” e di “aver aiutato in maniera determinante” la sanità pubblica. Un bel riconoscimento del vostro ruolo.

Mi sembra che sia arrivata l’ora delle scelte: Tortona vuole e pretende che il proprio ospedale non muoia. Lo dico da tortonese e non da rappresentante della sanità privata. Per rilanciarlo occorre avere idee chiare e mezzi economici. La gestione può essere pubblica o privata, è assolutamente irrilevante, ma la scelta va fatta subito. Tortona può diventare un centro di eccellenza caratterizzandosi come polo ortopedico di altissimo livello, con i migliori specialisti della zona integrando l’offerta con professionisti di alto profilo reperiti nelle regioni limitrofe. E’ fondamentale potenziare la medicina e la chirurgia che sono i pilastri in ogni ospedale. Va riattivata immediatamente la cardiologia dotandola delle tecnologie di alta gamma ed utilizzando la terapia intensiva esistente integrata in un centro cardiovascolare che possa eseguire esami ed indagini di settore. Così come va reinserita la neurologia e deve essere incrementata la day surgery, la nefrologia e il day Hospital oncologico. E veniamo ai sevizi: il laboratorio di analisi ematochimiche e la microbiologia si avvalgono di ottimi professionisti, la radiologia va potenziata nell’organico e nelle attrezzature (manca una cardio Tac), il poliambulatorio va rivisto concentrando nella stessa sede tutte le specialità esistenti e va potenziato: è la vetrina dell’ospedale e la sua porta d’ingresso. 

 

Le sue sedi di lavoro sono a Torino ed Alessandria ma ora si è trasferito stabilmente a Tortona. Significa che è già sicuro che le verrà affidata la gestione dell’ospedale?

Assolutamente no. La scelta è solo personale e prescinde da possibili futuri scenari. Se si verificheranno le circostanze avrò solo anticipato i tempi. A Tortona ho abitato negli anni di gioventù, è una città bellissima, molto più accogliente di Alessandria e le persone che conosco e frequento sono aperte e leali. E poi sono innamorato delle dolci colline che la circondano, da quell’incantevole paese del fondovalle alle zone più alte dove nasce il Curone. Torino è una città troppo snob e non mi è mai stata congeniale. Se mi occuperò dell’ospedale avrò un motivo in più.

 

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