IL SINDACO CHIODI: “DA GIUGNO RITORNARE AL VECCHIO OSPEDALE” 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   27/05/2020 00:00:16 

Il primo cittadino risponde al commissario Asl Galante - Ora i posti letto occupati sono meno della metà. Tutti gli altri nosocomi della provincia hanno già la doppia funzione Covid e non-Covid

 

Caro Direttore,

ho letto con piacere sul suo settimanale l’interessante intervista rilasciata dal Commissario dell’Asl Al, Valter Galante, e ritengo che l’articolo consenta innanzitutto di fugare alcune paure riguardanti il futuro dell’ospedale di Tortona, riportate anche sul suo giornale la settimana precedente: in particolare sappiamo ora con certezza che l’obiettivo dell’Asl Al è quello di riconvertire la struttura riportando tutti i reparti precedentemente presenti, con il ritorno dei primari già in servizio prima dell’emergenza Covid-19, oltre a completare il progetto per il nuovo reparto di Riabilitazione. Quello che il Commissario Galante non poteva ancora sapere al momento dell’intervista è che nell’ultima settimana la gestione dell’emergenza sanitaria nella nostra città ha visto uno sviluppo rapidissimo. Fortunatamente i casi gravi che richiedono il ricovero ospedaliero sono calati drasticamente, ci sono state numerose guarigioni e dimissioni, e il nostro ospedale, che dispone di ben 130 posti letto per la cura del Covid-19, attualmente ospita solo una quarantina di malati. E’ sicuramente una situazione molto confortante, ma ritengo che mantenere una struttura del genere così vuota possa rappresentare un rischio, soprattutto perché la presenza di tanto personale potrebbe risultare immotivata a livello organizzativo e si rischierebbe che venisse ricollocato altrove. Per questo motivo credo sia necessario ripensare al programma di riconversione fin da giugno. Pur essendo conscio della possibilità che si verifichi una “seconda ondata” di contagi, rendendo nuovamente indispensabile avere a disposizione un certo numero di posti letto dedicati, penso che si possa approntare in sicurezza un’area “Covid”, separata e protetta dai corretti protocolli, riaprendo aree “pulite”, oltre agli ambulatori e agli altri servizi. Ricordo che quando è avvenuta la conversione in Covid Hospital, il processo è stato molto veloce, tanto da renderlo operativo in pochissimi giorni. Oggi, con l’esperienza accumulata dagli operatori in questa emergenza, sarebbe certamente possibile attuarla in tempi ancora più rapidi. Non solo, riconvertire l’ospedale risulta necessario innanzitutto per le esigenze sanitarie dei tortonesi: avere un centro sanitario importante nella nostra città è indispensabile per curare tutte quelle patologie che non sono Covid. Questo servizio era stato interrotto nell’emergenza, ma con i dati di oggi non possiamo non rispondere in loco alle esigenze di un bacino di oltre 60 mila persone. Inoltre occorre tutelare il personale presente nella struttura e, per Asl, avere dei reparti non-Covid rappresenterebbe anche un notevole risparmio economico grazie al minor utilizzo di dispositivi di protezione individuale completi, che oggi sono obbligatori per tutti i dipendenti, con un costo per turno di almeno 100 euro per unità.  C’è anche un’ultima argomentazione non meno importante: la riconversione sarebbe una doverosa ricompensa per la città intera che, in questi mesi, assecondando le decisioni dell’amministrazione regionale, si è messa a disposizione di tutto il Piemonte. E’ vero infatti che Tortona e il Tortonese (che ricordo è composto dai 40 comuni dell’ex distretto sanitario) hanno registrato un elevato numero di contagi: fra i residenti in città sono stati in totale 375 pari allo 1,37 per cento della popolazione. Per questo motivo è stato certamente un fatto positivo che una struttura specializzata per la cura del Covid-19 sia stata realizzata nella nostra zona. Ma è vero anche che solo il 52,2% dei pazienti che da marzo sono stati ricoverati nel nostro ospedale erano di Tortona o del Tortonese e che il restante 47,8% proveniva dal resto della provincia e della regione. In particolare l’11,5% da Alessandria, il 9,7% da Novi Ligure, il 5,3% dal Monferrato e il 14,2% dal resto del Piemonte. Quindi, ribadisco, è innegabile che Tortona si sia davvero messa a disposizione dell’Asl Alessandria e di tutta la Regione e quindi, come peraltro già discusso con i vertici regionali, è necessario che ottenga una concreta compensazione. Dopo l’impoverimento che il nostro ospedale ha subito nel corso degli anni, ritengo solo doveroso che la struttura possa riavere il Dea (dipartimento emergenza e accettazione) di primo livello con tutti i reparti previsti dalla normativa, in particolare la cardiologia. Posso garantire, da quanto emerso in assemblea, che il Comitato Tortona per Ospedale sarà presente per sostenere anche economicamente questa scelta, come è stato presente durante l’emergenza acquistando attrezzature che hanno ulteriormente qualificato la struttura. Queste attrezzature, lo ricordo, sono state donate con il vincolo, riconosciuto da statuto e da ricevuta dell’Asl Al, per cui possono essere utilizzate solo presso l’ospedale di Tortona. Questo però non deve significare minori investimenti da parte della Regione, anzi è un’occasione per migliorare ancora di più i servizi per i cittadini. L’allora Commissario del Covid Hospital Giuseppe Guerra così come i medici che in questi mesi sono giunti in città per lavorare nel nostro ospedale hanno potuto verificare l’elevata qualità della struttura, superiore anche ad altre della nostra provincia e del Piemonte. Sarebbe miope da parte della Regione non valorizzare un tesoro che è stato loro affidato dagli elettori tortonesi.

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