LAVARSI LE MANI 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   03/06/2020 00:00:09 

 

Se c’è una cosa per la quale la pandemia è servita(?) è che abbiamo tutti noi imparato a lavarci le mani: con il sapone, il gel, l’alcol. Diciamoci la verità: chi mai sprecava un minuto più volte al giorno per lavarsi le mani, con attenzione e puntiglio? Per il resto crediamo che questa esperienza terribile, almeno per chi non è stato toccato da vicino dal virus e non ha perso parenti, amici cari o non ha trascorso settimane in terapia intensiva, non abbia insegnato niente altro. Lo scorso fine settimana, e poi via via che le giornate trascorrevano baciate da un sole più estivo che primaverile, abbiamo notato che nella maggioranza di noi nulla è cambiato. Abbiamo ripreso le abitudini di un tempo, facendo feste su feste in casa di amici - in alcuni casi con conclusioni tragiche - ci siamo assembrati nei locali pubblici, all’interno ed all’esterno, abbiamo ricominciato a lasciare i rifiuti sparsi qua e là (con l’aggravante che ora si trovano mascherine e guanti di lattice in terra in ogni dove), a bisticciare tra parenti e vicini di casa. Sono iniziati nuovamente i piccoli furti, i dispetti, gli incidenti stradali che a marzo ed aprile erano miracolosamente spariti. Tutte le attività hanno ripreso ad operare, anche se a dir il vero tutte a ritmo molto ma molto lento. E tutti stanno facendo i conti economici di questa pandemia, conti che non tornano, se non in rari casi. I soldi che, a fondo perduto o come prestito, arriveranno o stanno per arrivare da Stato e Regione, lo abbiamo compreso tutti facendo i conti, sono ben poca cosa: quando va bene un commerciante locale riuscirà ad ottenere 5 o 10 mila euro, che per carità sono sempre meglio di nulla ma che non l’aiuteranno certamente ad uscire dalle secche della crisi. I nostri governanti romani e torinesi hanno applicato la proporzione nel distribuire gli aiuti: più sei grande più riceverai, a partire dai 6 miliardi alla Fca (Fiat) o a quelli che chiede Atlantia, il maggior gestore di autostrade d’Italia, per giungere a tutte le aziende, commerciali ed industriali, che fatturano miliardi e che ce la possono fare con le proprie forze. Chi è piccolo invece non ce la farà, o se ci riuscirà a risollevarsi sarà a costo di sacrifici enormi, a scapito anche di quanto in anni di lavoro aveva messo da parte per godersi la vecchiaia. Insomma ancora una volta i nostri governanti privilegiano la grandezza, e quindi anche la potenza: più sei potente più avrai, con l’auspicio che quando ci saranno le elezioni ti ricorderai. Insomma l’avete capito: temiamo per la ripresa della nostra zona. In queste settimane abbiamo parlato con tanti commercianti, piccoli e medi artigiani ed industriali e nessuno ha esternato fiducia nel futuro, né ha dichiarato che gli aiuti che arriveranno saranno determinanti. Ma poi occorre guardarci indietro, come sempre, e scoprire che oltre un migliaio di tortonesi ha “tirato avanti” in questi mesi grazie ai buoni spesa voluti dal governo e distribuiti dal comune, senza contare quelle famiglie, e sono molte decine, che da sempre vivono grazie all’aiuto di organizzazioni sociali. Ecco, allora, cosa ci ha insegnato, veramente,  questa pandemia: a fare solidarietà, che ora significa comprare Tortonese, vivere le nostre zone, far girare l’economia locale. Insomma: laviamoci sempre le mani, come abbiamo imparato, ma non “laviamocene le mani” degli altri: il tortonese si riprenderà se tutti noi ci daremo una mano.

    Il direttore