I DECESSI PER QUARTIERI IN CITTĀ. TRISTE RECORD A SAN BERNARDINO 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   03/06/2020 00:00:12 

 

Mentre l’epidemia pare si stia ritirando e la conta dei contagi diminuisce sensibilmente, ci pare ancora il caso di fare il punto sulla situazione dei decessi in città. A fine aprile i decessi tortonesi furono 68, portando il totale a 249 dall’inizio dell’anno, con una media di 62,2 decessi, decisamente più alta di quella fatta segnare negli ultimi cinque anni che, come si ricorderà, è di poco inferiore ai 30 morti. Questi dati, del resto, collimano con quelli offerti due settimane fa dal commissario dell’Asl Valter Galante, che ha dichiarato che il tasso di contagio nel Tortonese è stato di 1,34 ogni 100 abitanti, il più alto in tutta la provincia, che è rimasto, nelle altre zone, al di sotto dello 0. Ed ora dobbiamo dare un attimo di attenzione alle cifre che il sindaco ha letto in consiglio comunale la scorsa settimana: dal 23 febbraio al 30 aprile i deceduti sono stati 187. Ma quello che ci interessa, ora, è guardare ai deceduti nelle Rsa cittadine (tra parentesi: la casa di riposo di San Sebastiano non ha avuto nemmeno un decesso per Covid!). Al Cora Kennedy i morti sono stati 7, in media con quelli del 2018 (6) mentre lo scorso anno si è toccato la quota più bassa di sempre con 2. Alla Lisino 28 ed al Mater Dei 25, con una media, quindi, di 1 decesso ogni 5,1 ricoverati alla Lisino e di 1 ogni 4,4 al Mater Dei. Senza contare che alla Lisino l’incidenza maggiore di casi è stata dovuta al reparto di continuità assistenziale dove giungevano pazienti dall’ospedale senza aver fatto tamponi ma potenzialmente contagiosi. Ora il calo dei decessi è evidente; al cimitero ormai le bare che attendono nel triste container frigo sono solo 4 o 5, a seconda dei giorni mentre tutte le altre sepolture si tengono con il “normale” ritmo di sempre. A tutt’oggi, giovedì 28 maggio, i defunti tortonesi nel mese sono 24. Ma qui vogliamo proporre alla nostra e vostra attenzione un’altra statistica, sempre legata a questa funerea contabilità: i decessi suddivisi per quartieri cittadini. Abbiamo preso in considerazione i due mesi di marzo ed aprile, quelli tragici, quelli veramente funesti. In tutto i tortonesi che ci hanno lasciato, attenzione non solo a causa del Covid-19 ma anche per le “normali” morti, sono stati 185, molto più della metà dei decessi registrati in città lo scorso anno (furono 339). Nelle frazioni sono mancate 19 persone, su un totale di 2.935 residenti: 6 a Vho, 5 a Rivalta Scrivia, 3 a Mombisaggio, 2 a Torre Garofoli ed 1 per Castellar Ponzano, Bettole, Passalacqua. Il quartiere Centro, invece, con 5.153 abitanti, ha registrato 18 decessi (uno ogni 286 residenti); Porta Voghera con una popolazione di 9.670 persone, lamenta 68 morti (uno ogni 142). Ed ora il quartiere di San Bernardino con 9.619 residenti: in questo caso i decessi sono stati ben 80, ovvero 1 ogni 120 residenti! Prima di concludere ci torna l’obbligo di ricordare che nel “lontano” 20 marzo scrivemmo “che la conta dei morti che sicuramente le autorità stanno facendo è, lo diciamo subito, impossibile da fare ora e lo sarà anche in seguito”. Insomma era già chiaro oltre due mesi fa che la situazione dei decessi è fuori controllo. Ora anche l’Inps lo certifica ufficialmente in uno studio, di 16 pagine, pubblicato il 20 maggio. Lo sunteggiamo. L’analisi inizia con lo stabilire il numero medio dei decessi giornalieri in Italia nel periodo dal 1 gennaio al 28 febbraio, cioè pre Covid: erano attesi secondo le statistiche 2.112 morti ce ne sono stati 1.940, cioè addirittura 172 in meno “la motivazione risiede essenzialmente nella minore incidenza della mortalità per l’epidemia influenzale”. E, guarda caso, le differenze maggiori in diminuzione sono date dalle classi di età più alte, con -78 decessi giornalieri per chi ha da 80 a 89 anni, -40 per la classe dei 70enni e -22 per le classi dei 60enni e gli ultranovantenni. Tutti, purtroppo, altri dati nel periodo dal 1º marzo al 30 aprile 2020: i decessi giornalieri tra quelli attesi dalle statistiche e gli effettivi variano di ben 769, di cui 697 nel Nord del Paese; insomma siamo passati da una media di 1.795 a 2.564, il 94% di maschi abitanti al Nord, seguito da un 75% di femmine. E, come si è sempre detto, il Covid colpisce le classi di età più alte: +161 decessi giornalieri per la fascia da 70 a 79, +324 per quella da 80 a 89 e +227 per gli ultranovantenni. Lo studio dell’Inps così conclude: “la quantificazione dei decessi per Covid-19 condotta utilizzando il numero di pazienti deceduti positivi fornito su base giornaliera della protezione civile è considerata, ormai, poco attendibile in quanto influenzata non solo dalla modalità di classificazione della stessa causa di morte ma anche dall’esecuzione di un test di positività al virus. Inoltre anche il luogo in cui avviene il decesso è rilevante poiché mentre è molto probabile che il test venga effettuato in ambito ospedaliero è molto difficile che questo venga effettuato se il decesso avviene in casa”. E così l’Inps finisce di stabilire che vi sono almeno 18.971 decessi dal 1º marzo al 30 aprile non attribuiti al Covid ma effettivamente avvenuti in più rispetto alla media degli anni precedenti. Torniamo a dire: una vera e propria strage, e non vogliamo interpretare i numeri, li offriamo solo alla riflessione del lettore.

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