LA PAGINA DI CASTELNUOVO SCRIVIA 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   24/06/2020 00:00:01 

 

Il virus scrutato dagli occhi dello psicologo ed allenatore di calcio Pippo Sterpi

 

Nel fine settimana riparte il campionato di Serie A ed abbiamo pensato, anche alla luce delle criticità con le quali devono convivere le società di calcio del Tortonese, di ascoltare la voce di un grande protagonista, Pippo Sterpi, ormai castelnovese a tutti gli effetti, psicologo, consigliere dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio, con patentino Uefa A che gli permette di allenare sino alla Serie C e fare il vice in A e B. La sua esperienza e professionalità sono riconosciute ovunque, basti ricordare che ha allenato in tutte le categorie dei Dilettanti, dalla Terza Categoria alla Serie D, oltre ad essere stato tra i principali promotori di corsi ed aggiornamenti che hanno visto la presenza dei tecnici più affermati in Italia ma non solo.

 

Oggi il Covid rischia di creare serie problematiche dovute all’isolamento forzato. Perchè si dice che nel mondo del calcio la figura che soffre di più è quella degli allenatori?

In verità gli allenatori sono già abituati alla solitudine: spesso siamo soli a decidere, molto spesso siamo i soli a pagare quando le cose non vanno bene. Quindi mi verrebbe da dire che siamo avvantaggiati. Conosciamo la solitudine, siamo abituati a stare soli con noi stessi, a pensare, ragionare, riflettere, fare delle scelte. E' vero, c'è lo staff, il secondo, il preparatore atletico, il direttore, sono tutte figure importanti di sostegno, di collaborazione, ma in ultima analisi, sarà sempre lui solo a decidere. La solitudine che viviamo però in questo momento è diversa. Intanto perchè non è una solitudine cercata, voluta, ma imposta. E questo cambia la prospettiva, i paradigmi e i processi mentali delle persone, allenatori compresi. Quando la solitudine è ricercata è una cosa bellissima. Pensiamo all'arte, ai grandi artisti, poeti, pittori, musicisti che hanno spesso pensato e realizzato le loro opere in solitudine, dove la solitudine diventava una fonte di ispirazione. Ma purtroppo in questi mesi la solitudine non è stata una scelta volontaria.

 

Abbiamo vissuto mesi terribili, privi di svaghi ed anche il mondo del calcio, spesso valvola di sfogo, è stato chiuso. Scenario impensabile e neppure lontanamente prevedibile.

Innanzitutto ciascuno di noi ha dovuto fare i conti con l'irrazionalità, con l'ansia, la preoccupazione, la paura che ci ha dettato comportamenti scomposti: pensiamo all'assalto ai supermercati o agli assembramenti in stazione per raggiungere la "salvezza" verso il Sud. Quindi è scattato il meccanismo che ha cercato di farci fare pace con noi stessi e con il mondo, vivendo una sorta di accettazione, di adattamento, anche con connotazioni di condivisione e solidarietà. Ecco allora l'Inno d'Italia cantato sui balconi, gli slogan distanti ma uniti, le scritte andrà tutto bene. Alla fine siamo passati alla rabbia, all'insofferenza ed anche alla tristezza per il prolungarsi delle restrizioni.

 

In questi momenti di difficoltà so che tu porti spesso ad esempio la storia recente di Sinisa Mihajlovic, che conosci molto bene anche al di fuori dell'ambiente sportivo.

E' vero. Sinisa ha fatto tesoro di una sua grande capacità, quella di resistere a situazioni stressanti e traumatiche che ha dovuto affrontare in questo ultimo anno senza "spezzarsi", riuscendo a mantenere le proprie risorse individuali e sociali. Una grande persona.

 

Durante questo weekend riparte il campionato di Serie A. Che calcio sarà?

Intanto il calcio che ripartirà ora, e che è già ripartito con la Coppa Italia, è a porte chiuse e questa è già una condizione innaturale, diversa dalla consuetudine. Ci sono stati in passato dei precedenti, ricordo una partita di Coppa dei Campioni, Juve - Verona nel 1985 dove il grande giornalista Gianni Brera la descriveva come una partita giocata su un cratere lunare o sommersa da cinque metri di acqua limpida, dando il significato da una parte della estraneità e dall'altro dell'ovattamento delle emozioni. Magari sarà un calcio che quando si fa gol ci saranno festeggiamenti e gioie espresse con rituali nuovi a distanza. Magari si faranno più gol, se pensiamo che inconsciamente le marcature saranno meno strette. E magari, soprattutto all'inizio, è verosimile pensare che ci sarà un incremento di infortuni muscolari causati sia dalla mancanza di allenamento che dallo stress accumulato nel periodo di pausa.

 

Ma se è difficile pensare al calcio che sarà, quale calcio vorremmo che fosse? E possiamo pensare ad un calcio che ridimensioni la logica dell'interesse, in favore di una logica del benessere?

Non credo che esistano le virtù morali a priori, sono più propenso a pensare che siano le necessità a renderci virtuosi. In questo periodo siamo stati agonisti, abbiamo lottato per la vita, abbiamo lottato per trovare un adattamento alle misure che ci sono state imposte. Ma ci siamo divertiti? Immagino di no. E quanto ci è mancato il nostro divertimento. Allora riappropriamoci di questa dimensione noi stessi per trasferirla e proporla agli altri. Ci sono mancati gli avversari, perchè anche loro non potevano giocare, abbiamo imparato che il nemico è un altro, e che gli avversari ci servono, ci danno la possibilità di giocare, di confrontarci, di migliorare. In questo tempo di isolamento abbiamo imparato a pensare di più, siamo entrati di più in contatto con il nostro mondo interiore. Allora un allenatore deve essere pensante e non solo deve allenare a pensare. Certo, magari è più complicato allenare un giocatore che pensa, perchè le richieste sono maggiori e più complesse, ma l'obiettivo deve essere questo, perchè stimola anche noi a migliorarci e ad imparare ad imparare.

 

Concludo con una provocazione. Tutte queste suggestioni che proponi non rischiano di essere viste come delle utopie, sogni che resteranno irrealizzabili?

Potrebbe essere come tu dici ma prima dei saluti finali, permettimi di parafrasare uno scrittore sudamericano, l'uruguaiano Galeano il quale diveva: "L'utopia è come raggiungere l'orizzonte, ti avvicini, cammini per due metri e l'orizzonte si allontana di due metri, ti avvicini di dieci e si allontana di dieci, e allora cosa serve l'utopia? L'utopia serve a camminare.

Helenio Pasquali

 

A luglio riapre il nido

 

E' stato deciso martedì sera; le amministrazioni dei paesi interessati al problema, pur consapevoli che si tratterà di un mese estivo particolare, grazie alla disponibilità del personale, apriranno l’asilo nido "Primavera" dall'1 al 31 luglio. Un servizio importante di cui potranno beneficiare tutti gli utenti registrati nel corso dell'anno. E' un impegno assunto da tutta l'equipe dell'asilo nido e dai comuni, realizzando le aspettative iniziali per poter riportare i nostri bambini a socializzare, fornendo anche un aiuto alle famiglie. Per informazioni rivolgersi alla segreteria del comune, dove vanno presentate le istanze entro martedì 30 giugno. Ricordiamo inoltre che sono aperte le iscrizioni per il prossimo anno. 

 

Domenica 28 messa in piazza e cambio della bandiera

 

Piano piano si sta cercando di ritrovare la quotidianità che ha sempre caratterizzato la nostra vita, rivoluzionata in questi ultimi mesi come mai era capitato.  La normalità si respira anche festeggiando, come accaduto domenica, il 45° anniversario di matrimonio di Giuseppe Basile e Maria Ramundo. Un bel momento di felicità condivisa da parenti, amici e tanti castelnovesi che hanno voluto salutare la coppia. Un altro passo verso quella ritrovata normalità che ciascuno di noi cerca di raggiungere e rivivere al più presto, sarà compiuto domenica 28 quando alle 10,30 sarà celebrata la messa in piazza, ricordando anche tutti i castelnovesi deceduti a causa del Covid. Quindi verrà esposto il busto di San Desiderio e successivamente avverrà il rito del cambio della bandiera.

In foto: I coniugi Giuseppe Basile e Maria Ramundo (Foto Luigi Bloise)

Helenio Pasquali

 

Continuano i cali di tensione elettrica

 

In queste settimane stiamo ricevendo sempre più segnalazioni di cittadini che lamentano danni e disagi per il continuo verificarsi di frequenti interruzioni del servizio elettrico. Abbiamo contattato chi di competenza per capire cosa effettivamente sta succedendo; il problema legato a questi ripetuti cali di tensione è dovuto a lavori per riassettare la rete elettrica al servizio del paese. Allo stesso tempo abbiamo sentito palazzo Centurione ed il sindaco Tagliani ci ha fatto sapere di aver richiesto, attraverso una comunicazione ufficiale, ad E-Distribuzione le motivazioni ed i chiarimenti in merito a questo continuo alternarsi di corrente, auspicando un intervento definitivo. Lunedì mattina per alcuni minuti quasi l’intero paese è rimasto senza corrente elettrica. Durante alcuni lavori per la distribuzione della fibra ottica, è stato tranciato un cavo in via Puccini. Per fortuna i tecnici dell'Enel che si trovavano in zona sono riusciti a raggiungere rapidamente il luogo dell'accaduto e garantire nel giro di pochi minuti il ritorno della corrente.    

Helenio Pasquali

 

La leggenda del colibrì

Anche in tempo di Covid, il tumore al seno e le altre patologie, purtroppo, non sono andate in vacanza

 

Molti di voi la conosceranno ma è sempre bello richiamarla e rifletterci. Nella savana africana scoppia improvvisamente un grande incendio, alimentato da un forte vento. Gli animali scappano; in testa c’è proprio il leone, il re forte e riconosciuto; dietro di lui, tutti gli altri. E scappano a gambe levate, abbandonando il territorio al suo destino di desolazione. Un uccellino, il colibrì, vola faticosamente in senso opposto, vola verso l’incendio tenendo una goccia d’acqua nel piccolo becco. Il re leone e gli altri animali lo vedono, restano stupiti e lo deridono ma il colibrì prosegue nel suo lavoro. Il re leone non può fare a meno di fermarlo e di chiedergli cosa stia facendo; la risposta è immediata (anche se il colibrì, per stare fermo, deve sbattere le sue alucce ottanta volte al secondo): porta dell’acqua per spegnere il fuoco. “Con una goccia d’acqua per volta? Ma come pensi di riuscire a spegnere un incendio così grande con una goccia d’acqua?”. Risposta fulminante del colibrì: “io faccio la mia parte”.  Ecco la “goccia” vincente, ecco il segreto nascosto nel cuore e nella mente di ogni volontario: fare la propria parte, in ogni ambito in cui il terzo settore si impegna. Se ancora ce ne fosse stato bisogno, la recente epidemia ha mostrato come il fare ciascuno la propria parte ha permesso di salvare persone. L’Associazione Franca Cassola Pasquali si sente un colibrì, una specie padana, una specie della Valle Scrivia, che ha cercato di fare la propria parte, al fianco delle istituzioni sanitarie pubbliche, per spegnere l’incendio che la malattia tumorale scatena nelle persone e nelle loro famiglie. Ha portato gocce d’acqua, gocce di solidarietà, di professionalità, di servizi, di strumentazione, di informazione, di speranza… La situazione organizzativa della sanità dopo il Covid-19 sta cambiando e l’Associazione Fcp sta cercando strade nuove, sul territorio, accanto alle persone, per continuare a portare quelle gocce d’acqua così utili quando la malattia brucia speranze, certezze, affetti, sogni. L’Associazione Fcp non è scappata, non si è ritirata in un luogo sicuro e fresco. Si è guardata intorno, ha cercato dov’è l’acqua e dove bisogna portarla, vicino all’incendio, per cercare di spegnerlo e di riprendere a costruire il terreno interno ed esterno dei pazienti con neoplasia. L’epidemia recente ha monopolizzato le risorse sanitarie per fronteggiare una terribile emergenza ma ci ha fatto capire anche quanto è importante far funzionare i servizi di prevenzione, di controllo, di sorveglianza verso le altre malattie che hanno continuato ad essere attive e a presentare il loro conto salato. Ora è tempo di recuperare le posizioni che avevamo conquistato, per stare un passo avanti alle malattie: informazione, prevenzione, comprensione, stili di vita, consapevolezza.  Ci troverete fra di voi, ci troverete accanto a voi davvero, sempre, perché “anche se il timore avrà più argomenti, tu scegli la speranza”. A presto.

Associazione Franca Cassola Pasquali

 

E il concerto di settembre?

 

Ad oggi non sappiamo ancora se il concerto di settembre in occasione della 22ª "Giornata Franca Cassola Pasquali" potrà essere garantito. L'associazione castelnovese si è sempre occupata di tutelare e garantire la salute con i suoi molteplici progetti ed il concerto si farà solo se ci saranno le condizioni opportune per rendere questo evento un momento importante di condivisione, di incontro, di solidarietà e di grande spettacolo. Ovviamente, quest'anno, ci sarebbe un motivo in più per proseguire all'insegna della continuità, nel ricordo anche di Giannino Pasquali, presidente dell'associazione, che ha sempre voluto che questo momento potesse crescere anno dopo anno, insieme ai progetti coordinati dalla dottoressa Maria Grazia Pacquola con la sua equipe. Questa volta, come potrete capire, non dipende da noi ma faremo di tutto, in collaborazione con le autorità competenti, per far sì che il concerto si possa tenere anche quest'anno. Sicuramente con modalità diverse e nel rispetto delle normative che disciplineranno gli spettacoli all'aperto. Molti artisti hanno già contattato l'associazione Franca Cassola Pasquali garantendo disponibilità ma soprattutto il desiderio di esserci. Anche e soprattutto quest'anno. Speriamo!

 

A Scrivia con i gruccioni

 

In tempo di Covid è bello vedere la natura come continua a vivere con mille sfumature di colori. A Scrivia sono arrivati i gruccioni, un uccello splendido. Margherita Galantino, noto legale castelnovese con la passione per la fotografia e la cucina, insieme al fotografo naturalista Bruno De Faveri, si è divertita immortalando i gruccioni che popolano l'ambiente naturale lungo la Scrivia: immagini bellissime che ci riportano indietro negli anni. I gruccioni sono arrivati e si fermeranno sino alla fine di luglio: vederli all'opera mentre si costruiscono il nido, nello sponde di terra lungo il nostro fiume è uno spettacolo unico. Un'occasione da non perdere, facendo una bella passeggiata alla riscoperta di tutto ciò che ci offre la natura.    

H.P.