IN PIEMONTE CROLLATI I CONSUMI, I NEGOZI E I LABORATORI ARTIGIANI 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   01/07/2020 00:00:06 

 

La crisi economica del 2008 ha avuto effetti devastanti sui consumi delle famiglie: dal 2007, anno di pre crisi, al 2018 le famiglie hanno speso per i consumi -21,5 miliardi di euro e lo scorso anno complessivamente la spesa è stata pari a 1.000 miliardi. Un taglio drastico: nel 2007 la media italiana era di 2.649 euro di spesa mensile, scesa a 2.564 nel 2017 e risalita un poco a 2.571 lo scorso anno con una diminuzione del 2,9%. Purtroppo il Piemonte è tra le regioni del Nord ad aver subìto maggiormente la crisi: dai 2.754 euro del 2007 siamo passati ai 2.649 del 2017 ed ai 2.644 dello scorso anno (media del Nord Italia di 2.832 euro) con un -4% a fronte di regioni come la Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige, la Toscana, la Liguria e la Basilicata che invece hanno incrementato la spesa. Ciò significa che in Piemonte la spesa media delle famiglie nel 2018 è ancora inferiore a quella del 2007! In soldi tintinnanti al Nord il taglio è stato in media di 936 euro annui, al Centro di 372 ed al Sud di 1.572 euro. Secondo i tecnici della Cgia, associazione artigiani e piccole imprese di Mestre, la leggerissima ripresa che si è avuta in questi anni non ha fatto sentire i benefici sperati. Dal 2007 al 2018 il valore delle vendite al dettaglio nei negozi di vicinato è crollato del 14,5% mentre nella grande distribuzione è aumentato del 6,4%; e questo trend è continuato anche nei primi mesi di quest’anno con un +1,2% nei grandi magazzini ed un -0,5% nei piccoli negozi. L’analisi della Cgia rileva che la contrazione più importante ha riguardato l’acquisto di beni (-10,3%) mentre i servizi sono cresciuti del 7%. Più in dettaglio i beni non durevoli (prodotti per la cura della persona, medicinali, detergenti per la casa eccetera) sono crollati del 13,6%, quelli semidurevoli (calzature, vestiti) si sono ridotti del 4,5% e quelli durevoli (auto, arredamento, elettrodomestici) sono diminuiti “solo” del 2,8%. E anche quest’anno i dati sono negativi: la differenza tra il primo semestre 2019 ed il primo semestre 2018 fa segnare -1,1% per i beni non durevoli e -0,4% per i semidurevoli, mentre sono aumentati del 2,9 quelli durevoli. La diminuzione maggiore dal 2007, se si guarda alle singole voci, riguarda i trasporti (auto, benzina, biglietti treni, bus, tram) che è stata del 16,8% mentre nei primi 9 mesi di quest’anno la diminuzione è stata dell’1%. Negli ultimi 10 anni, invece, la spesa per le telecomunicazioni è aumentata del 20,1% e nell’ultimo anno del 7,7%, segno che cellulari, tablet e servizi telefonici sono “di tendenza”. Le vendite al dettaglio, che costituiscono il 70% circa del totale dei consumi delle famiglie, negli ultimi 11 anni sono scese del 5,2%. E ciò ha inevitabilmente inciso sulla vita dei negozi: la diminuzione è stata del 3,8% ovvero quasi 30 mila unità in meno (in regione -14,2% pari a 7.834 unità) mentre le micro e piccole imprese artigiane sono diminuite del 12,1% perdendo oltre 178 mila unità (nella nostra regione -20.638 unità pari al 15,1%). Chissà cosa accadrà dopo questa crisi emergenziale sanitaria: ci riprenderemo?