OSPEDALE: LORA DELLE DECISIONI 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   09/09/2020 00:00:10 

 

Ci si mobiliti tutti nel Tortonese per chiedere la soluzione migliore

 

Siamo giunti al termine dell’estate, un’estate che rimarrà nella memoria di tutti noi, come del resto questo 2020 bisesto, che più funesto di così non poteva essere. L’emergenza Covid pare superata grazie al gran caldo, ma noi non ci poniamo tanta fiducia: purtroppo tutte le previsioni sono orientate al peggio. Vedremo. Ma la questione della pandemia riporta in primo piano (semmai qualcuno avesse voluto farla passare nelle retrovie!) la questione del nostro ospedale. Orbene, è giunto il momento. Siamo certi che ormai non ci sia più da indugiare, da frapporre rinvii e ripensamenti: se vogliamo riavere un ospedale degno di questo nome, come si aveva un tempo, se si vuole costruire qualcosa per noi e per i nostri figli così che possano avere un’assistenza medica decente e vicina, e non una cooperativa di medici al pronto soccorso, occorre muoversi. La Regione con la commissione Monchiero ha iniziato ad istruire una nuova geografia ospedaliera, e noi non dobbiamo perdere l’occasione: il treno dell’opportunità passa una sola volta. Del resto si tratta di un dilemma: la Regione è in grado di garantirci, entro la fine del prossimo anno la riapertura di tutti i reparti ospedalieri necessari (medicina, chirurgia, ortopedia, cardiologia, neurologia, rianimazione, Dea) con personale adeguato e l’attrezzatura che un tempo era un nostro fiore all’occhiello? Temiamo (termine eufemistico) di no, (ed anche le recenti nomine in altre Asl che ci hanno privato dei dirigenti migliori lo dimostrano) e comunque ci si permetta di dubitare delle assicurazioni in campo sanitario dei politici: nell’ultimo decennio ne abbiamo sentite di ogni genere e tutte disattese! Ed allora, come noto, c’è la prospettiva di un intervento privato, come è avvenuto senza traumi anzi con moltissimi vantaggi per tutti noi nel capoluogo provinciale, con la clinica Città di Alessandria, che ha ormai reso noto a tutti i suoi intendimenti: far risorgere il nostro ospedale, salvaguardare il livello occupazionale e dare anche una mano a quello di Novi Ligure che, pur essendo il centro ospedaliero di riferimento, non è proprio all’avanguardia.  Delle due l’una, non ci pare esistano altre alternative. Ed allora è il momento che i parlamentari cittadini, i consiglieri regionali dell’Alessandrino, il sindaco Chiodi, i sindaci del Tortonese, le associazioni di volontariato che si occupano di sanità ed assistenza (la consulta tortonese delle associazioni, in primis) si espongano in prima persona, dicano cosa vogliono, raccolgano magari delle firme, si mobilitino come è avvenuto tanti anni fa, predisponendo un documento dal quale emerga chiaramente la volontà di agire e la meta da conquistare. O il pubblico, ormai molto (altro eufemismo) incerto, o il privato convenzionato, cui affidare, con un ppi (parternariato pubblico privato) la gestione del nostro ospedale e la sua rinascita. Non è più il tempo di tergiversare, nella speranza, sincera, che non si avveri il temuto ritorno massiccio del Covid, che potrebbe spostare ancora tutto in là: sarebbe per noi la fine del sogno di riavere un ospedale in città.