GIÀ PRONTA LA PRIMA BOZZA PER IL RILANCIO DELL’OSPEDALE 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   14/10/2020 00:00:09 

 

Intervista a Giancarlo Perla, direttore generale Policlinico di Monza

 

L’assessore regionale alla sanità, Luigi Icardi, ospite del Rotary di Tortona durante una riunione conviviale ha apertamente dichiarato che è necessario mettere in campo sinergie con la sanità privata per rilanciare il nostro ospedale. Rispondendo alle numerose domande l’assessore ha reso noto di avere più volte incontrato il dottor Giancarlo Perla, presidente di Aiop Piemonte, per definire i termini dell’intervento privato. Per capire meglio a che punto stanno le cose abbiamo incontrato Giancarlo Perla che è anche direttore generale del Policlinico di Monza.

 

Dunque siamo vicini al vostro arrivo a Tortona? E’ vero che ha presentato al sindaco Chiodi un progetto di massima per l’ospedale? 

Ho consegnato al sindaco di Tortona una prima bozza del nostro progetto e spero di  avere a breve un incontro con i sindaci della zona nella sede dell’assemblea presieduta da Gianni Tagliani. Si tratta di un’ipotesi di lavoro aperta al confronto ed alle indicazioni dei sindaci, che sono i veri titolari della tutela della salute delle comunità amministrate. Se avremo il consenso degli amministratori locali avvieremo le trattative con la Regione.

 

Può anticiparne alcuni aspetti, i più importanti? In estrema sintesi si tratta di riportare nell’ospedale le attività soppresse da quel provvedimento del 2014 che ha generato una migrazione di pazienti verso la Lombardia e ha privato Tortona di specialità mediche e chirurgiche di fondamentale importanza. La cardiologia e la neurologia saranno riattivate, la rianimazione dovrà tornare ad essere un servizio autonomo, la riabilitazione motoria, più volte annunciata ma mai realizzata, dovrà essere attivata in breve tempo. Le specialità esistenti, medicina, chirurgia ed ortopedia funzionano benissimo e basterà elaborare con gli attuali responsabili un progetto per implementare l’attività riducendo i tempi d’attesa ed incrementando la mobilità attiva. In sostanza l’ospedale deve diventare un centro di eccellenza a beneficio dei residenti e della popolazione delle aree confinanti, con conseguente attrazione di pazienti da fuori regione. Tutto ciò produrrà un beneficio di natura economica a vantaggio dell’intera città.

 

Tutto bene ma ora le giro la domanda che quasi tutti i lettori ci fanno: “ma se viene il privato, poi noi dobbiamo pagare”? E’ bene fare chiarezza su questo aspetto importantissimo. Per i cittadini e i pazienti non cambierà assolutamente nulla. Il pagamento delle nostre prestazioni rimane a carico del Servizio Sanitario Nazionale come avviene ora. Il ricovero continuerà ad essere garantito dalla prescrizione del medico di famiglia e così anche tutte le attività ambulatoriali. Tutte le prestazioni rimarranno interamente gratuite.

 

Il vostro progetto garantisce anche la piena efficienza del pronto soccorso, che non pare allo stato attuale assicurare un servizio accurato, nonostante l’abnegazione degli infermieri? Il pronto soccorso è il punto nevralgico e più delicato della gestione ospedaliera: lì, in molti casi, è in gioco la vita di una persona. Una diagnosi sbagliata o una decisione affrettata può essere fatale. E’ soprattutto nell’emergenza che la professionalità e l’esperienza degli operatori fanno la differenza. In più il pronto soccorso deve avere alle spalle servizi diagnostici validi e specialisti delle varie branche, conservando l’alto livello di professionalità già presente ed apprezzato del personale infermieristico e Oss. Su questa attività la nostra attenzione sarà altissima.

 

Un aspetto importante riguarda il trattamento economico dei dipendenti dell’Asl che lavorano in ospedale. Il contratto di lavoro della sanità privata prevede lo stesso trattamento economico del pubblico. Quando sarà il momento ci incontreremo con la direzione dell’Asl e le rappresentanze sindacali per definire l’utilizzo del personale.

 

Ed in ultimo: non è certo perché lei è tortonese che il Policlinico di Monza, che è apprezzato per l’elevato livello di professionalità delle sue strutture operanti da anni nella nostra provincia, si interessa del nostro ospedale. Perché lo fate? Il fatto che mi sia trasferito a Tortona nella casa di famiglia non è certo la primaria ragione. Abbiamo valutato con la presidenza e la dirigenza del nostro gruppo la potenzialità dell’ospedale legata alla sua posizione geografica ed alla possibilità di realizzare a Tortona un polo di eccellenza e di attrazione. L’elemento di natura personale è il desiderio di dedicarmi all’ospedale della mia città d’origine alla quale sono legato.