IL NOSTRO CIMITERO DA DUE SECOLI 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   11/11/2020 00:00:04 

 

Le complesse vicende che portarono alla nascita del cimitero di Tortona

 

La ricorrenza dei defunti è un invito ad una visita e ad una preghiera sulla tomba dei nostri cari, ma potrebbe anche essere intesa come un invito ad una visita suggerita da motivazioni più profane. Si possono ammirare, infatti, per esempio, opere d’arte, soprattutto sculture, mentre la lettura di iscrizioni ci richiamano alla storia, umile o grande della nostra città. Questo, soprattutto, nella parte più antica del nostro cimitero, dove ci si troverà davanti al famedio dei Tortonesi illustri (pittori, poeti, uomini d’arme, artisti e comunque a persone benemerite). Si potrebbe dire poi che ogni tomba ha qualcosa da raccontarci, se osservata con disponibilità d’animo. E le curiosità non mancano, come ad esempio il tempietto che custodisce i resti dell’ing. Luigi Sada o quella tomba in una cappella, murata in verticale per rispettare la volontà dell’estinto… Il nostro cimitero di Rinarolo (dal nome della località in cui era sorto) ha poco più di due secoli di storia: infatti la prima sepoltura risale al 1818, ma la storia in precedenza risulta assai lunga e complessa. Ancora nel Settecento la sepoltura dei cadaveri avveniva nelle chiese parrocchiali urbane o a lato di esse, oppure nel cosiddetto Campo Santo nei pressi di Porta Milano (attuale zona di via Marco Anselmi). In ogni caso le sepolture erano causa di una situazione igienica sempre più preoccupante, tanto che la Real Giunta d’Annona, con propria lettera del 28 aprile 1797, richiamava all’amministrazione la poca cura fino ad allora dimostrata “per porre riparo a tutto ciò che resta di pregiudizio alla salubrità dell’aria, a causa delle acque stagnanti nelle fortificazioni ed al luogo detto Campo Santo, e per l’omessa destinazione di un sito appropriato, dove riporre li cadaveri, giacchè inopportuno resta il suddetto campo santo”. Fu col decreto imperiale di Napoleone da St-Cloud, 23 pratile anno XII (13 giugno 1804), che venne vietata la sepoltura nelle chiese e negli altri siti, e specialmente nel recinto della città, bensì si doveva provvedere alla costruzione di un nuovo cimitero alla distanza di 300/400 metri dalle mura. Tuttavia già in precedenza, il consiglio municipale aveva individuato un sito annesso alla chiesa di San Francesco, fuori dalla cinta urbana, da cui distava 155 metri, e lì si iniziò a interrare i cadaveri. La scelta di tale località tuttavia non fu approvata dal Sotto Prefetto Carpani, che ritenne ‘troppo enorme’ la spesa per l’acquisto del locale, il riattamento della chiesa, le riparazioni del soppresso convento, e la cinta del cimitero, ascendenti ad oltre 10.000 franchi. “Per lo stabilimento di un cimitero - scriveva il Sotto Prefetto Carpani il 22 ventoso anno XIII (6 marzo 1805) - non resta già necessario di acquistare e riparare un ampio caseggiato ed una chiesa, ma si vuole soltanto un sito cinto e riparato per seppellire li defunti”. E, inoltre, il Consiglio non aveva fatto risultare i mezzi ed i fondi di cui intendeva servirsi per far fronte a quella spesa, pertanto egli non approvò la delibera assunta dai consiglieri, invitandoli a rivedere il progetto presentato. Così l’esecuzione dell’opera fu rinviata a momenti più favorevoli, mentre le sepolture continuavano ad avvenire al San Francesco o nelle varie parrocchie della città e, in qualche caso, ancora nel “communis coemeterium” o Campo Santo a Porta Milano. Solo nel consiglio del 5 ottobre 1813, fu comunicato che per il cimitero era stato individuato un sito in attiguità della chiesa di Rinarolo. Ma l’anno dopo si sfasciò l’impero napoleonico e al governo del Piemonte tornarono i Savoia. Il problema fu riesaminato ed i nuovi amministratori avviarono trattative con il capitolo della Cattedrale, proprietario dell’area di Rinarolo, che si conclusero positivamente. Intanto giungevano pressanti le istanze di alcuni parroci e non si poteva attendere ulteriormente. Nella seduta consigliare del 24 marzo 1817 il sindaco riconosceva l’inderogabile necessità di un nuovo cimitero, come proposto da tempo, ma la realizzazione “fu differita prima dalle diversità di opinioni nella scelta del luogo, poi per le passate vicende e le critiche circostanze che non permisero a questa città di fare la spesa”. In quella seduta il Consiglio, all’unanimità, riconosceva accettabile la scelta dell’area attorno alla chiesa di Rinarolo ed incaricava il Perito Ingegnere Pietro Pernigotti di inviare una relazione. Nella successiva seduta consigliare del 17 giugno il Sindaco informava che la Giunta di Sanità aveva approvato l’acquisto dell’area nel cortile attiguo alla chiesa di Rinarolo. Si trattava di un’area di pertiche 4 e tavole 6, dove sarebbe stato costruito un portico per le sepolture, secondo il progetto elaborato dall’arch. Pernigotti. Le prime sepolture avvennero nella primavera del 1818 con l’interramento dei cadaveri vittime dell’epidemia petecchiale che infieriva in città. Però il nuovo cimitero non tardò a rivelarsi insufficiente e per questo furono compiuti successivi ampliamenti. L’intervento più impegnativo fu compiuto attorno al 1870, ma si trattò non solo di un ampliamento, bensì di una complessa e costosa opera di bonifica e prosciugamento dell’area. Infatti l’umidità che filtrava dal sottosuolo aveva causato e andava causando danni rilevanti e questo probabilmente ci ricorda la presenza delle storiche fonti di Rinarolo (e, come si racconta, Barbarossa avvelenando le acque avrebbe costretto i tortonesi alla resa). D’altra parte in questo contesto si può spiegare l’esistenza di un ponte poco a valle (alla Fitteria), di origine romana, sul piccolo ruscello che scendeva da Rinarolo e dalla retrostante collina, venuto alla luce nel corso degli scavi degli anni ’80 del secolo scorso (ponte che si può vedere ancora oggi in quella vasta area archeologica). In quegli stessi anni fu costruita una nuova, solenne entrata dalle linee neoclassiche, su disegno dell’ingegnere civico Bruno e fu innalzata quella croce marmorea che vediamo ancora oggi. Parecchi ampliamenti subì ancora il nostro cimitero nel corso del secolo passato, ma sull’aspetto estetico forse sarebbe più opportuno stendere un velo di silenzio…

 

Nelle foto: l’immagine più antica del cimitero di Tortona (1889) – Foto Castellani - La parte vecchia del cimitero, presso la chiesa di S. Maria delle Grazie

 

Armando Bergaglio