IL “DANTE”: STORIA DELL’EDIFICIO 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   18/11/2020 00:00:04 

 

L’antico palazzo Busseti, in via Giulia, apparteneva ad una delle più cospicue famiglie tortonesi, da secoli attivamente presenti nella vita cittadina (le più antiche notizie risalgono al 1122). Esso, con altri, era a disposizione del comune per ospitarvi famiglie reali di passaggio a Tortona. Nei primi decenni dell’Ottocento fu acquistato dai Pincetti e dal 1847 fu affittato come sede del tribunale, che ai primi del Novecento si trasferì nell’antico collegio (l’ex palazzo comunale, su piazza Marconi). Quindi nel palazzo Busseti si insediarono gli uffici dell’équipe di tecnici occupati nella progettazione e direzione dei lavori della linea ferroviaria “La Direttissima” (Tortona-Cassano-Arquata). Poi fu reso libero. Già da tempo don Orione aveva posato lo sguardo su quel palazzo. Egli ricordava che fin dal 1892, quando passava con i ragazzi dell’oratorio per accompagnarli alla passeggiata sul Castello o ai Cappuccini per le confessioni, ci si fermava per salutare, con un canto, un’immagine della Madonna dipinta sulla parete esterna del palazzo. Passava di lì anche con il “coscritto” Lorenzo Perosi, diretti al “tiro a segno” per le manovre che, allora, consentivano ai chierici di abbreviare il servizio militare. Nel 1920 si costituì presso la Congregazione Orionina un comitato che si attivò per acquistare l’edificio e donarlo a don Orione per i 25 anni di sacerdozio. Egli, infatti, da qualche tempo, intendeva aprire in Tortona una nuova scuola con pensionato in un locale adeguato ed il palazzo Busseti sembrava prestarsi per quello scopo. Furono faticosamente raccolte le 110 mila lire richieste e il 30 giugno 1920, con atto del notaio Lazzaro Vistarini, don Camillo Secco, per conto della Congregazione, acquistava dai Pincetti il palazzo Busseti che il 17 ottobre 1920 veniva ufficialmente consegnato a don Orione, per aprirvi una scuola. Egli la volle intitolare a “Dante” in occasione del VI centenario della morte. Nel nuovo istituto scolastico fu subito aperto un corso di liceo (privato), ma esso operò anche come convitto per gli alunni delle scuole pubbliche cittadine. Qualche anno dopo, a seguito della riforma scolastica operata dal ministro Gentile nel 1921, don Orione vi apriva l’istituto tecnico (Istituto Tecnico “Dante Alighieri”), per andare incontro alle esigenze del Tortonese, privo di scuole di quell’indirizzo. Venne articolato in corso inferiore (quadriennale) e corso superiore (pure quadriennale) con due indirizzi (agrimensura e ragioneria). La scuola acquistò, in breve tempo, prestigio e nell’anno scolastico 1929/’30, ottenne il riconoscimento legale. L’anno dopo venne aperta anche la sezione femminile, che funzionò fino al 1936/’37, poi trasferita all’istituto San Vincenzo. Successivamente vennero compiuti, a più riprese, notevoli ampliamenti delle strutture edilizie. A metà anni Venti don Orione istituì al Dante l’Università Popolare, aperta a tutti i cittadini. Gli alunni, sia interni che esterni, aumentarono di anno in anno, a ritmi elevatissimi, grazie anche alla buona fama che la scuola riuscì a conquistarsi. Nel corso degli Anni Trenta, in considerazione dell’importante servizio assicurato da questa scuola alla città, l’amministrazione comunale erogava annualmente un contributo. Le classi partecipavano a tornei sportivi a livello provinciale, e sempre con grande successo. Si ricordano in proposito, “derby”, sportivamente infuocati, con il “Carbone” e con il liceo “Carlo Varese”, ed anche con il “Gallini” di Voghera. Negli anni 1931 e ‘32 don Orione organizzò i famosi presepi viventi (perfino il “Corriere della Sera” mandò a Tortona un proprio inviato speciale). Durante il percorso del corteo (angeli, pastori, Re Magi...), da Porta Voghera a San Bernardino, una sosta veniva compiuta al Dante che rappresentava la reggia di Re Erode. E dopo le feste natalizie gli stessi personaggi del presepio, nei loro costumi, organizzavano un pranzo offerto per i poveri della città (furono 120 il primo anno, oltre 200 l’anno dopo). Negli anni successivi venivano allestiti grandiosi presepi che richiamavano molti tortonesi (qualche statua si trova ancora negli scantinati del Palazzo). Nel 1943 nel teatro del “Dante” fu rappresentato il “Gelindo”: una nota di spensieratezza nei cupi anni della guerra. E negli anni della guerra (febbraio 1945) al Dante avvenne una improvvisa irruzione del comando tedesco, con grande spiegamento di forze, perchè il Dante era ritenuto dai tedeschi un covo di antifascisti. In questi anni veniva al Dante Fausto Coppi, mentre compiva il servizio militare alla caserma Passalacqua, per prendere lezioni di francese da don Sparpaglione (una lingua che poi avrebbe parlato correntemente, e anche questo spiega la grande popolarità che il Campionissimo ebbe in Francia). Nel 1949 dai Sovera venne acquistato l’ormai fatiscente “Lavello” e se ne ricavò un’area sportiva, per adeguarla alle nuove esigenze didattiche ed al numero sempre crescente di studenti che si rivolgevano a questa scuola. Purtroppo, a causa del calo degli alunni la scuola fu chiusa e l’immobile venduto a privati. Il palazzo settecentesco (vincolato dalla Soprintendenza ai Monumenti) presenta un bel portale sovrastato da un balcone in ferro battuto. All’interno sulla scala è murato lo stemma della famiglia Busseti. Al piano nobile si trovava un ampio salone con porte d’epoca e sovraporte riccamente decorate. Un tempo conservava un ciclo di dipinti del Pitochetto e del Borroni, poi venduti a più riprese per finanziare la ristrutturazione del palazzo da adeguare alle varie esigenze scolastiche.

Armando Bergaglio