NOTO TORTONESE COLPITO DAL VIRUS: “NATALE IN OSPEDALE CON IL COVID: MA L’HO SUPERATO” 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   13/01/2021 00:00:10 

 

Cronaca di una rinascita

 

Pubblichiamo volentieri questo scritto, inviatoci da un personaggio tortonese molto noto che ha trascorso il Natale in ospedale perchè colpito dal Covid. Ricoverato il 25 dicembre è stato dimesso il 1° gennaio, dopo 5 giorni d’inferno. Il testo è anonimo, per tutelare la riservatezza della persona, ma viene ugualmente pubblicato perchè serva da monito a tutti coloro che ancora ritengono che sia tutto un complotto, un gioco, una presa in giro, una cospirazione e che si possa continuare a vivere come avveniva fino a febbraio dello scorso anno, spensieratamente senza mascherina, senza distanziamento sociale, senza sacrifici. Speriamo che sia un monito sufficiente.

 

Egregio Direttore volevo condividere con Lei e i suoi lettori, i tanti Tortonesi affezionati a questo storico settimanale, la mia personale esperienza. Alla fine di un anno 2020 tribolato, colmo di notizie devastanti come lutti, tanta malattia, grande crisi lavorativa, distanziamento affettivo, perdita delle libertà personali e con una grande angoscia e preoccupazione per il futuro, non mi sarei mai aspettato di prendermi anche io il Covid-19. Pur cercando il distanziamento e tutte le protezioni del caso purtroppo questo virus infame ha colpito la mia famiglia. Le parlo solo della mia storia, febbre dal 14 dicembre, sentito il mio medico, prenotato tampone molecolare al Drive-in il 15, risultato Positivo. Così anche io sono diventato un numero tra quelle cifre che sentiamo da un anno modificarsi giornalmente. Magicamente è partita la macchina della sanità per questa situazione, venivo monitorato giornalmente dal mio medico, mi è arrivata la Pec dell’Asl per il soggiorno obbligatorio e venivo contattato dall’Usca per visite, controlli ed esami diagnostici. Ho cominciato subito le terapie a domicilio, sono stato splendidamente seguito da tutti: un plauso ai medici dell’Usca per la loro competenza e disponibilità e un ringraziamento al mio medico per la vicinanza attiva di quei giorni. Purtroppo ho avuto per dieci giorni febbre oltre 39,5 persistente e nonostante il prodigarsi del personale medico e cambi di cura non si è riusciti a risolvere la situazione. Sono stato visitato a domicilio il 24 alle 20 e il mattino del 25 alle 10, la mia saturazione era scesa sotto 88 ed è stato deciso il ricovero al pronto soccorso di Novi. Devo dire che emotivamente non è stato facile lasciare moglie e figli in quel modo il giorno di Natale. Inizio dell’avventura, il pronto soccorso di Novi strapieno in ogni ordine di posto, venivo messo solo in un box singolo di mt. 4x2 con un neon sulla testa che sembrava più una camera mortuaria che una saletta di pronto soccorso in quanto era completamente privo di arredi e strumentazioni. In breve tempo sono stato visitato, monitorato, esami del sangue ed emogas, elettrocardiogramma e lastre, avevo la febbre a 39,9. Diagnosi polmonite bilaterale da Covid-19 e ho fatto la mia conoscenza con l’ossigeno iniziando con una bella maschera Venturi a 18 litri al 41%. E’ stato un momento molto emotivo e ho capito di essere entrato anch’io in una realtà sconosciuta e molto temuta. Venivo finalmente ricoverato in un reparto misto e iniziava la terapia farmacologica in vena, io tremavo per la febbre, ero intontito dall’ossigeno e dalla situazione in cui non avrei mai pensato di potermi trovare. Fortunatamente le cure avevano iniziato a fare effetto fin da subito, la febbre diminuiva e la saturazione migliorava, così dopo un emogas di controllo mi riducevano l’ossigeno a 12 litri e mi chiedevano se volevo essere spostato a Tortona: “subito e anche a piedi” risposi, così alle 18 del 25 entrai nel mio ospedale cittadino, ora Covid-Hospital, ricoverato al piano terra nel reparto di Ortopedia. Da quel momento a livello clinico tutto cominciò a migliorare, la febbre scomparve, la saturazione migliorò e l’ossigeno venne sempre ridotto, prima a 6 litri al 30% poi a 4 litri al 20%, mi venne tolta la maschera e messi gli occhialini con ossigeno a 2 litri, poi ridotto a 1 litro e finalmente il 29 mi veniva tolto l’ossigeno e venivo spostato in chirurgia al primo piano. Volevo solo parlare di quei giorni dove grazie a tutti gli Angeli del nostro ospedale e mi riferisco al personale medico, paramedico e di assistenza, venivo assistito con professionalità, competenza, abnegazione, gentilezza e tanto conforto e umanità. Sono stati giorni difficili, dormire con il rumore della maschera e dell’ossigeno non è semplice, ma è straziante sentire in continuazione grida e lamenti, richieste d’aiuto, invocazioni per i genitori, per Dio e la Madonna e sentire sempre dire “non respiro, muoio”. Gli Angeli, come vi dicevo c’erano sempre, erano lì per noi sempre pronti ad assistere, alleviare, curare e rallegrare i pazienti in quei momenti difficili. I primi giorni avevo in stanza come compagno d’avventura un notissimo e storico imprenditore tortonese ancora in attività da oltre 60 anni nel campo della musica e a cui noi tutti siamo particolarmente legati. Ci siamo fatti compagnia, parlavamo dei tempi andati, lui sempre con un filo di voce ma lucidissimo, amico della mia famiglia da sempre, cercavo di aiutarlo con un poco di acqua o di frutta frullata al bisogno e chiamavo spesso l’assistenza per ogni altro problema che potesse avere. Quando ho cambiato reparto l’ho salutato con una carezza promettendogli che ci saremmo rivisti fuori dall’ospedale a spasso per Tortona. Nel nuovo reparto, tutti senza ossigeno, la situazione era molto migliorata, non c’erano lamenti e il personale altrettanto disponibile e competente, sono rimasto in camera da solo tutto il tempo, ho visto solo dimissioni e nessun ingresso in reparto. Di notte si sentivano sommessamente le urla del reparto al piano inferiore che ti facevano ricordare dove eri, cosa avevi passato e come eri fortunato. La mia situazione, grazie alle cure ricevute si è risolta con tampone il 30, comunicazione di esito Negativo il 31, festeggiato con il reparto alla mezzanotte e dimissione il primo gennaio, finalmente potevo riabbracciare mia moglie e i miei figli e ricominciare a vivere. Grazie a Dio. Ora non devo sprecare un momento senza essere vicino ai miei famigliari, poter essere d’aiuto e di conforto per i miei cari, per gli amici e soprattutto per tutti incominciando a donare sangue e plasma da poter essere utilizzato per le terapie degli ammalati. Coraggio c’è tanto da fare, non sprechiamo tempo, la vita è una e brevissima, viviamola bene e usiamola per far del bene al prossimo. Spero che questo mio sfogo valga come monito a tutti per la situazione della diffusione della malattia, specialmente i giovani. Dobbiamo proteggerci, per i nostri cari, per i nostri anziani più deboli, per poter, anche grazie al vaccino, sconfiggere definitivamente questo orribile virus e tornare lentamente alle abitudini precedenti la pandemia. Grazie, grazie, grazie.