SANIT└ PER IL TORTONESE: NON SOLO OSPEDALE - INTERVENTO DEL SINDACO DI PONTECURONE RINO FELTRI 
A cura di Redazione Sette Giorni,  pubblicato il   24/02/2021 00:00:06 

 

Credo che parlare dei problemi della sanità della nostra zona e portare la discussione solo sul ruolo dell’ospedale sia molto riduttivo. Se vogliamo riaffermare un diritto, cioè quello della salute, dobbiamo considerare molti fattori determinanti di cui, uno, non tra i più importanti, è l’Ospedale. Oggi sul territorio assistiamo ad un impoverimento senza precedenti dei servizi sanitari in generale, quelli che garantiscono equità di cura anche ai più indigenti. Lo sviluppo e incremento di questi servizi  dovrebbe essere uno degli obiettivi prioritari di noi sindaci. La salute da diritto fondamentale è diventata una merce, un bene posseduto da coloro che se lo possono permettere, alla stregua di qualsiasi altro bene di consumo: chi dispone di maggiori possibilità finanziarie paga ed ottiene dal privato le prestazioni sanitarie, chi non dispone di risorse economiche, perché senza lavoro o precario, invece si scontrerà con la burocrazia della istituzione pubblica ed andrà ad incrementare la percentuale di coloro che rinunciano alle cure. Gli organismi di governo della Sanità territoriale sono anni che non vengono convocati ed oggi utilizziamo impropriamente l’assemblea dei sindaci del consorzio socio-assistenziale come interlocutore. Non funziona così. Ritornando alla proposta sull’ospedale, su cui oggi siamo chiamati ad esprimerci, non abbiamo in questi mesi avuto l’opportunità di incontrare, come sindaci, i vertici della sanità locali e regionali, se non negli ultimi giorni, una ristretta delegazione, si legge dai giornali. La volta in cui siamo stati convocati per un incontro con l’assessore regionale, eravamo ai primi di dicembre del 2019, il tutto si è risolto con una passeggiata in ospedale in compagnia dell’interlocutore privato, senza possibilità di interlocuzione da parte dei sindaci, almeno quelli del territorio. Quanto ai costi: manca una valutazione precisa dei costi del partenariato pubblico / privato della gestione dell’ospedale. Quanto costa la sanità privata convenzionata alle casse della Regione? Demandare (e pagare) al privato interventi con la motivazione che non c’è personale o attrezzature crea un circolo vizioso: pago il privato per le prestazioni, ma non ho risorse per assumere il personale che potrebbe farle nel pubblico. Ricordo i tagli alla rete ospedaliera, i tagli al personale, il blocco delle assunzioni e quanta politica si è riempita la bocca, ieri Chiamparino e Saitta, oggi Cirio e Icardi, anziché agire per garantire il pieno diritto alle cure ai cittadini. Cittadini sempre più costretti a dover mettere le mani nel proprio portafoglio per accedere alle cure, cittadini che oggi rischiano di trovare un portafoglio vuoto. Credo che ripensare ad un presidio con nuovi servizi oggi richieda una modifica della D.G.R. 19 novembre 2014, n. 1-600 (Adeguamento della rete ospedaliera agli standard della legge 135/2012 e del Patto per la Salute 2014 / 2016 e linee di indirizzo per lo sviluppo della rete territoriale). Sono anni che sentiamo parlare di “Reparto di riabilitazione” e se ci fosse stata una seria intenzione di andare in quella direzione da tempo sarebbe operativo tale servizio. Sono passati almeno tre direttori generali dell’Asl. Credo che come sindaci non ci debba sfuggire in questo momento la necessità che vengano incrementate le risorse sanitarie per la non autosufficienza attraverso l’aumento del numero delle integrazioni rette. Tra non molto assisteremo ad un impennata delle richieste da parte delle strutture. E’ presumibile che le strutture residenziali per anziani aumenteranno le rette (qualcuna lo sta facendo) per i maggiori costi sostenuti durante la pandemia, anche se vi sono già stati ristori da parte della Regione. Questi aumenti ricadranno soprattutto sugli ospiti paganti che si rivolgeranno, in difetto di risposte da parte della sanità, ai servizi sociali con ricaduta diretta sui comuni. Avendo una impressione poco ottimistica sul futuro dell’ospedale di Tortona pur nella rispettabilità delle richieste fatte dalla assemblea dei sindaci, rivolgerei l’attenzione sui servizi territoriali, ribadendo la necessità di quanto di seguito elencato. • Sviluppo della medicina di gruppo (sviluppo delle forme di medicina di iniziativa nel campo della prevenzione, in relazione alle patologie croniche di maggior rilevanza e costo sociale). • Coinvolgimento enti locali al fine di individuare spazi idonei alla localizzazione di servizi “socio-sanitari” multidisciplinari in modo da ridurre la distanza tra i bisogni della popolazione anziana e fragile e i servizi. • Rafforzare la medicina territoriale con la diffusione sul territorio di servizi (specialistica clinica a bassa richiesta tecnologica, anche con il ricorso a medici Sumai (ambulatoriali), servizi amministrativi, prenotazioni, sportelli integrati socio sanitari itineranti). Eventuale diagnostica strumentale di primo livello prevedendo nelle sedi periferiche la presenza di strumentazione e competenze necessarie. • Ripristino e delocalizzazione CUP in presenza (il numero unico regionale presenta notevoli criticità di funzionamento). • Progetti di telemedicina/assistenza (sanitaria e sociale). • Radiologia domiciliare e nelle residenze assistenziali (esistono già esperienze in Piemonte). • Aumento numero quote sanitarie integrazione rette per cittadini ospiti in strutture residenziali (quante sono, dove sono localizzate, verifica andamento rispetto agli anni precedenti, verifica equa ripartizione sul territorio della Asl, verifica rispetto parametri regionali per popolazione ultrasessantacinquenne). Questo in considerazione della popolazione anziana in aumento, delle nuove povertà e del presumibile aumento delle rette delle strutture per gli ospiti paganti indotto dai costi emergenti per affrontare la pandemia. Come sono stati gestiti i fondi per la non autosufficienza? • Investire su progetti di “Continuità Assistenziale” post-acuzie. In mancanza di modelli organizzati di continuità assistenziale si crea un grosso equivoco alle dimissioni dei pazienti anziani cronici e fragili. La degenza ospedaliera è per norma limitata al periodo di acuzie, successivamente il paziente dovrebbe essere preso in carico da un apparato distrettuale che non esiste, o esiste solo sulla carta, o è decisamente sottodimensionato rispetto alle reali necessità. L’atteggiamento della  dirigenza Asl, rispetto al problema specifico, risulta essere assimilabile ad una visione della sanità solo “acutocentrica” e “ospedalocentrica”, ignorando totalmente il reale andamento demografico locale e regionale. • Portare a compimento i progetti di Casa della Salute secondo i disciplinari di attuazione. • Ripristinare gli organismi di governo Sanitario del territorio recuperando il ruolo dei sindaci (assemblea sindaci di distretto, comitato sindaci di distretto). Sono anni che non vengono nominati e convocati. Si eviterebbe un “uso improprio” dell’assemblea del Cisa. In conclusione deve essere chiaro che per avere una adeguata sanità locale deve essere messo in discussione il modello organizzativo attuale e ripensarlo in modo più dinamico, coinvolgendo non solo i servizi sanitari pubblici, ma i servizi sociali, il terzo settore, il volontariato ed anche la sanità privata, su cui esercitare un controllo attento sia per la qualità che offre, sia per i costi che comporta. Potrebbe sembrare un libro dei sogni, ma alcune delle precedenti azioni sono attuabili nel breve periodo con minima spesa utilizzando e riorganizzando le risorse disponibili. Serve la volontà per farlo.

Dott. Rino Feltri, Sindaco di Pontecurone